Renzi: il referendum non è sulla legge elettorale. Silenzio stampa su Italicum

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«Edi Rama, il premier albanese che ogni mattina legge tre giornali italiani, mi incontra qui nel summit Nato e mi dice: dai Matteo e cambiala questa legge elettorale se vuoi vincere il referendum. Ho dovuto faticare non poco per fargli capire che il referendum non è sulla legge elettorale, è su altro, sulla riduzione del numero dei parlamentari, sulla fine del bicameralismo, chi vota si è per cambiare le cose, chi vota no le lascia come sono oggi con il Patralmento più costoso e con le procedure più contorte fra tutti i Paesi Nato». Matteo Renzi si lascia trascinare a fatica nel dibattito politico interno in una pausa del summit Nato di Varsavia prima di incontrare il presidente ucraino Petro Poroshenko.

Il premer italiano si impone il “silenzio stampa” sull’Italicum che «è una buona legge, ma ora – annuncia – non ne parlo più, non metto il naso nella legge elettorale, non è nella mia disponibilità». Renzi ammette che gli sarebbe piaciuto il Mattarellum ma «quando fu avanzata nel maggio 2013 con la proposta Giachetti non c’erano i numeri».
«Non essendo oggetto del referendum non capisco perché si colleghi la legge elettorale con il referendum» osserva Renzi che precisa: «Adesso questa partita non dipende tanto da me, non è che posso fare molto. Io posso solo dire agli italiani di decidere: il popolo ha ragione sempre se vota sì oppure no». Ma il referendum «può dare risultati sorprendenti – aggiunge il premier – ma io conto molto sul buon senso e sulla capacità degli italiani di sapere su cosa si vota». Il presidente del Consiglio fa un paragone con il caso Brexit. «Non vorrei che alla fine anche in Italia – dice – ci fosse qualcuno che, convinto di votare un’altra cosa, si sveglia poi con un risultato dal quale non si può tornare indietro».

“Non essendo oggetto del referendum non capisco perché si colleghi la legge elettorale con il referendum”

Il premier Matteo Renzi

Renzi dice di avere letto l’intervista dell’ingegner De Benedetti al Corriere della sera trovando spunti “interessanti” come la «necessità di portare la banda larga nelle scuole e di lanciare borse di studio innovative». Il Governo, continua il suo ragionamento Renzi, «punta ad investire sul capitale umano ma contemporaneamente pensiamo che per chi guadagna 1100 euro al mese gli 80 euro non siano un bonus elettorale, ma è un pezzo del proprio bilancio.

E’ un dibattito altalenante, da una parte ti dicono che non ti occupi di chi non arriva alla fine del mese, dall’altro dicono che son pochi soldi ed è una mancia. Ma non è una mancia, quando guadagni 1000 euro al mese passare a 1080 una grandissima differenza».

“Per chi guadagna 1100 euro al mese gli 80 euro non sono un bonus elettorale, ma è un pezzo del proprio bilancio”

Matteo Renzi replica a Carlo De Benedetti

Spacchettamento referendum? Non dipende da noi
Quanto all’ipotesi dello spacchettamento del referendum renzi chiarisce che «non dipende da noi». «Io credo – aggiunge – che si voti sul Si o sul No a questa riforma. Per come la vedo io si dovra’ votare su una scheda, ma se la Corte di Cassazione dara’ un altro giudizio, io non avrò problemi, ma l’importante e’ che il dibattito sia sul referendum. Cio’ che decidera’ la Corte a me andra’ bene. Io continuo a dire che la data probabilmente sara’ a ottobre perché a naso si va li, io non lo farei a Natale».

Il Sole 24 Ore