Renzi-Hollande: l’intervento in Libia per ora non è in agenda

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«La Libia è una priorità per tutta l’Europa». «Per la Tav da oggi non ci sono più ostacoli». «Subito il cessate il fuoco in Ucraina affinché Mosca torni interlocutore internazionale». È sintonia totale tra Matteo Renzi e François Hollande. I due si ritrovano per la seconda volta in un incontro bilaterale e davanti ai giornalisti duettano scambiandosi frasi e sorrisi. Stavolta l’incontro è allargato ai ministri e Renzi a Parigi li porta quasi tutti. In prima fila, ad ascoltare le dichiarazioni finali, i ministri Padoan, Alfano, Lupi, Madia, Boschi, Guidi, Giannini e Gozi. C’è anche Franco Bassanini e mancano i ministri della Difesa e degli Esteri Pinotti e Gentiloni. La firma dell’accordo sulla Torino-Lione, che integra i precedenti e permetterà lo sblocco dei finanziamenti europei, avviene in un scrosciare di applausi che arrivano sin nel piazzale dell’Eliseo.
La tradizionale competizione tra cugini sembra acqua passata. Gli attentati di Parigi, la crisi nel Mediterraneo e, soprattutto, la battaglia contro i falchi dall’austerità di Bruxelles e Berlino, sembrano aver costretto le due capitali a metter da parte antiche rivalità al punto da mettere la firma sotto un documento che annuncia «un programma di investimenti comuni che entri nel piano Juncker».
SVILUPPO E OCCUPAZIONE

Sorrisi e pacche sulle spalle anche quando si chiede all’Europa di concentrarsi sui temi dello sviluppo e dell’occupazione perché il cambio di rotta impresso all’Europa è che Renzi rivendica, permette al premier di affermare che «dopo un anno ha smesso di piovere, non c’è ancora il sole ma si vede l’arcobaleno». La situazione in Libia è al primo punto dell’agenda dei colloqui. L’Italia si è già schierata con Francia ed Egitto. È per questo che Renzi afferma che «per la Libia non è all’ordine del giorno un intervento di peacekeeping. La pace in Libia la possono fare solo i libici, non possiamo farla noi per loro, sono solo le tribù che possono trovare un accordo». Sostegno massimo all’iniziativa dell’inviato dell’Onu, ma è probabile che ieri sia parlato anche di cosa fare qualora falliscano i tentativi dello spagnolo Leon, con l’Italia che è pronta a offrire i suoi mediatori. Ciò che interessa ora a Renzi è poter «affermare che la Libia è una priorità per tutta l’Europa: bisogna mettere pressione alle tribù e alle forze politiche dell’area. Il Mediterraneo – spiega – non può essere un cimitero e non può essere una periferia del nostro continente. Il Mediterraneo è il cuore del continente». Appoggio da parte della Francia al rafforzamento di Triton ovvero del pattugliamento della sponda sud del Mediterraneo. «Sono i gruppi terroristici a fare questo traffico di esseri umani che aiuta i terroristi», ha aggiunto Hollande.
Su questo punto hanno lavorato i ministri dell’Interno di Italia e Francia, Angelino Alfano e Bernard Cazeneuve, puntando – spiegano dal Viminale – «sul rafforzamento della cooperazione sia a livello bilaterale che europeo» attraverso una «maggiore efficacia dei controlli alle frontiere esterne». Con un’attenzione particolare all’accoglienza dei migranti provenienti dalla Libia in porti sicuri nei Paesi vicini. Infine, ma non certo per importanza, la questione Ucraina che a Renzi sta molto a cuore anche in vista dell’imminente viaggio che farà la prossima settimana prima a Kiev e poi a Mosca. Il presidente del Consiglio ringrazia il presidente francese per il lavoro fatto con la Cancelliera tedesca e insieme ribadiscono la necessità di rispettare il cessate il fuoco e il contenuto degli accordi di Minsk «senza deroghe e ritardi». L’auspicio, ribadito anche ieri dal primo ministro italiano, è che «la Russia torni al tavolo della comunità internazionale per dare il suo contributo».

Il Messaggero