Renzi: ho vinto, ora la pax Mattarella verso la firma

Matteo Renzi

Alle otto di sera Matteo Renzi brinda nel suo studio di palazzo Chigi con Luca Lotti. E non sono di certo i 61 “no” all’Italicum a rovinare la festa del premier e del suo braccio destro: «I dispettucci di qualche imbecille non mancano mai. La verità che ci abbiamo messo la faccia, abbiamo messo tre fiducie rischiando il fondoschiena, e che stasera incassiamo un successo storico: l’Italia ha una legge elettorale che garantisce la stabilità. Chi vince governa e lo decideranno gli elettori, non i partiti. Pensare che tutti ci avevano detto che eravamo dei matti a provarci, che non ce l’avremmo mai fatta. Alla faccia dei gufi…».
Una gioia senza ombre. Del resto, per portare a casa la nuova legge elettorale, Renzi ha lacerato il suo partito. Se n’è infischiato delle vecchie liturgie dorotee. E’ andato allo scontro contro tutto e tutti, stringendo addirittura un patto (ormai saltato) con Belzebù-Berlusconi. «Ma ora vale la pena di recuperare un po’ di buoni rapporti nel partito», chiosa il vicesegretario Lorenzo Guerini, «lavoreremo per ottenere una maggiore corresponsabilità interna».
Non è un ramoscello d’ulivo alla minoranza del Pd, ma poco ci manca. Incassato «il successo storico», Renzi appare determinato a imporre la pax interna. Per questo già si lavora ad alcune modifiche della riforma costituzionale del Senato, come hanno chiesto i Cinquanta di Area riformista che non hanno seguito le indicazioni di Bersani & C. «Stiamo valutando come intervenire sul testo senza dover ricominciare da zero», spiegano a palazzo Chigi, «ma la volontà politica di fare qualche ritocco c’è». E c’è anche perché in Senato i numeri non sono quelli della Camera: i 24 senatori bersaniani sono decisivi per la sopravvivenza del governo. «Anche se presto, dopo le elezioni regionali, arriveranno in maggioranza diversi ex grillini e numerosi forzisti in libera uscita…».
Qualcosa «di sinistra» Renzi la farà, in vista delle elezioni Regionali, anche sul fronte della riforma della scuola: «Va sistemata». Poi sul delicato terreno dei diritti civili: ius soli e le unioni civili. E se il buco nei conti aperto dalla sentenza della Consulta non si rivelerà una voragine, potrebbe arrivare anche qualche intervento a favore «dei più deboli».
Renzi, poi, non si aspetta brutte notizie dal Quirinale, nonostante gli appelli accorati delle opposizioni. «Sono certa che Mattarella controfirmerà l’Italicum», scommette Maria Elena Boschi. E la ministra non è lontana dal vero. Dal Colle filtra insofferenza per la grandinata di appelli: «Il Presidente deciderà sulla base della costituzionalità del testo, non si farà tirare per la giacchetta».
Il capo dello Stato, insomma, non ha alcuna intenzione di scendere in campo per dare ragione alla minoranza in Parlamento. E ritiene bizzarro che gli si chieda di schierarsi. Mattarella esaminerà l’Italicum e lo firmerà se non ravvederà vizi di incostituzionalità. Tutto fa pensare che sarà questo l’epilogo: Mattarella faceva parte della Corte che bocciò il Porcellum e che chiese due cose. La prima: una soglia alta per il premio di maggioranza. La seconda: no a un listino lungo. «Due requisiti che l’Italicum soddisfa. Il giudizio estetico e politico lo lasciamo agli altri».

Il Messaggero