Renzi gioca la carta Clinton: la vera sinistra è riformista

MATTEO RENZI 7

«Combattere i mutamenti climatici è anche una chiave per una nuova economia a misura d’uomo che contrasta la crisi economica. Possiamo darci obiettivi più ambiziosi. Dall’economia verde verranno milioni di nuovi green Jobs che abbiamo il dovere di costruire assieme». Gira che ti rigira il martello di Matteo Renzi picchia sempre sullo stesso punto: come aumentare i posti di lavoro sfruttando, stavolta, i cambiamenti climatici che impongono nuove strategie alla comunità internazionale che ieri, dal Palazzo di vetro dell’Onu, hanno lanciato una nuova sfida al rispetto del protocollo di Kyoto.
L’ASSIST DEL COLLE

Il debutto del presidente del Consiglio italiano avviene su un tema, il clima, che gli consente di ricordare non solo gli incontri del giorno prima a San Francisco, ma anche l’impegno delle aziende italiane più innovative nella green economy. Non una parola sulle polemiche che coinvolgono il suo partito sulla riforma del mercato del lavoro, ma la soddisfazione, espressa con i suoi, per l’inatteso e graditissimo sostegno arrivato ieri dal Capo dello Stato. Le riunioni della minoranza del Pd, le polemiche alimentate da autorevoli esponenti del suo partito sulla riforma del mercato del lavoro, non disturbano la missione americana di Renzi che ieri mattina ha avuto una serie di bilaterali.
I temi di politica internazionale si intrecciano con i nodi di politica interna e anche negli incontri Renzi sta cercando di costruire una rete internazionale che rendano ancor più surreali le resistenze che in Italia incontra il suo pacchetto di riforme.
L’ENDORSEMENT

Il faccia a faccia avuto nel pomeriggio in un albergo del centro con Bill e Hillary Clinton dà uno spessore tutto particolare all’intenzione tutta renziana di rifondare il centrosinistra in una chiave tutta riformista. Accusato di voler scimmiottare la Thatcher, Renzi incontra l’ex presidente americano che la sinistra del Pd, D’Alema in testa, ha sempre considerato come esempio per la sinistra da contrapporre persino al più liberista Obama. E Clinton dà il suo endorsement al premier italiano: «Gli italiani sentono che hanno bisogno di un governo, sei arrivato al momento giusto. Grazie al tuo consenso può farcela».
Musica per le orecchie di Renzi. E l’icona del riformismo americano, strappata ai suoi avversari interni che tentano di schiacciarlo su quella della lady di ferro, sarà per il presidente del Consiglio molto utile anche in vista della direzione del partito convocata per lunedì proprio per discutere di art.18 e di riforma del mercato del lavoro. Renzi non intende chinare la testa. Tanto meno presentarsi al vertice di ottobre della Ue con una riforma dimezzata. Gli impegni presi con Bruxelles, e che non riguardano solo il governo da lui presieduto, parlano chiaro: aprire il mercato del lavoro che oggi non solo è sclerotizzato, ma anche assistito dallo Stato in varie forme. Convinto che il suo partito seguirà compatto le scelte prese a maggioranza, non esclude un voto di fiducia dal quale potrebbe dipendere il destino della legislatura. Senza maggioranza, o con una maggioranza diversa dall’attuale perché soccorsa dai voti di Forza Italia, sarebbe infatti difficile per Renzi andare avanti senza perdere la faccia e la credibilità raccolta anche ieri a New York.

Il Messaggero