Renzi: “Enti locali non potranno aumentare le tasse. Ma sul contante non si torna indietro”

++ Renzi,fondamentale prima lettura riforme entro europee ++

“In legge di Stabilità c’è anche una norma che impone a Comuni e Regioni di non alzare le tasse. Gli enti locali avranno tutte le risorse che perderanno con l’abolizione dell’Imu”, “d’accordo con l’Anci restituiremo ai Comuni tutto l’equivalente dell’abolizione della Tasi”. Per questo “non consentiremo a nessun Comune e a nessuna Regione di alzare le tasse”. E’ l’annuncio che il premier Matteo Renzi ha fatto durante la registrazione di Otto e mezzo su La7. La legge di Stabilità al Quirinale? “Spero sia solo questione di ore” auspica il premier.

La inevitabile domanda dettata dai recenti “sommovimenti” in Parlamento, ovvero, “Verdini entrerà in maggioranza?”, genera un piccolo giallo. Perché Renzi non lo esclude a priori: “A oggi assolutamente lo escludo – dice il premier -. Poi da qui al 2018, osservo che c’è uno sfarinamento del centrodestra che mi colpisce molto. Negli ultimi due anni Berlusconi e i suoi hanno cambiato idea su tutto. Verdini ha votato le riforme”. Dopo l’intervista, sulla “questione” Verdini palazzo Chigi dirama una nota dai toni decisamente netti: “In merito a quanto dichiarato dal presidente del Consiglio (…), Denis Verdini e i suoi non fanno e non faranno parte del governo. Se in futuro vorranno aggiungersi con i loro voti a singoli provvedimenti della maggioranza, questo riguarda esclusivamente la libera dinamica politico-parlamentare e non la coalizione di governo”.

“Sono dieci anni che parliamo solo di Ici, Imu, Tasi, è la tassa più odiata. E non è mai stata tolta – la premessa di Renzi -. E’ una misura di pancia? Sì, ma non è elettorale. Vuole parlare agli italiani e dire che stiamo riducendo davvero le tasse”. Partendo, spiega il presidente del Consiglio “dai redditi più bassi, con gli 80 euro. Poi abbiamo ridotto le tasse su impresa e lavoro, ora la casa, e il prossimo continueremo con Ires e Irpef. La dico berlusconianamente: meno tasse per tutti. Solo che lui ha fatto lo slogan è se ne è andato, noi lo facciamo davvero”. “Sono orgoglioso – sottolinea in conclusione Renzi – di aver messo gli Italiani in condizione di spendere”.

Il presidente del Consiglio poi risponde alle prevedibili sollecitazioni rispetto alle due misure più discusse della manovra: la soglia per i pagamenti in contanti rialzata fino a 3mila euro e l’Imu sulla prima casa tolta a tutti, con successiva correzione per mantenere la tassa a carico dei proprietari delle abitazioni di lusso. Correzione che Renzi nega, parlando di “incomprensione di fondo”. In realtà, ribadisce il premier, “non ho mai cambiato idea: mi ha meravigliato che si sia ridotto il dibattito alle tasse sui castelli. I castelli non sono il problema di questa legge di stabilità. E se poi vogliamo dirla tutta, i castelli pagavano la tassa quando è stata abolita l’Ici e non la pagavano dopo, perché c’era una detrazione per le dimore storiche”.

E non cambia idea neppure sul contante. “No. Per me non si cambia” ripete Renzi, dicendosi pronto a “mettere anche la fiducia”. Anche se quella soglia a 3mila euro costituisce una misura che può favorire il nero, mentre si calcola che in Italia l’evasione fiscale arrivi a quota 180 miliardi? Renzi non ci sta: “Un numero inventato di sana pianta, una roba che non esiste. L’Europa conta 120 miliardi di euro. L’Italia ne fa più dell’Europa? Non esiste”.  “A Cantone (una delle voci critiche più significative, ndr) sono legato da un rapporto di consuetudine per non dire di amicizia – premette Renzi -. Ma credo che non sia vero e mi riservo di avere un’opinione diversa”. Avere un limite più alto del contante, si dice convinto il premier, “è un vantaggio perché gli italiani devono poter avere la possibilità di spendere i soldi che hanno. Ce ne sono tanti che sono bloccati perché c’è la preoccupazione che l’Italia sfavorisca i consumi. Gli altri Paesi non hanno limiti al contante. E il governo Prodi, che non era un governo fiancheggiatore dell’evasione, aveva il limite a 5mila euro”.

A Renzi vengono ricordate le critiche mosse dall’ex capo del governo “tecnico” e senatore a vita Mario Monti, in particolare sulla cancellazione della tassa sulla prima casa e su una manovra espansiva con inevitabili ricadute sul deficit. Renzi risponde con quella che sembra una battuta, in realtà è una corrosiva bordata: “Stiamo parlando dello stesso Monti che ha fatto una manovra in deficit al 4%, mentre noi la facciamo al 2,2%?”. “Sono costretto a dire – aggiunge Renzi – che quando c’era il governo Monti il debito andava in su. Da alcune settimane il debito assume la curva in discesa”.

Quanto alla spending review, a Renzi viene rimarcato il mancato obiettivo dei 10 miliardi di tagli agli sprechi della macchina pubblica inizialmente preventivati. Per spiegare il “no” del governo ad alcune misure di spending review, il presidente del Consiglio racconta: “Mi hanno chiesto di tagliare l’illuminazione alla notte – racconta il presidente del Consiglio -. Così, spegnendo i lampioni un’ora prima, dicevano, risparmiamo 80 milioni. Io ho fatto il sindaco e so che in questo modo alcune strade diventano più pericolose. Piuttosto, ho detto io, mettiamo i led, per risparmiare”.

In definitiva, i tagli alla spesa in legge di Stabilità ammontano a 6 miliardi, certifica Renzi a Otto e mezzo, dicendosi soddisfatto anche se non è stato centrato l’obiettivo dei 10 miliardi. Renzi rivendica piuttosto il “turn over molto duro” nella pubblica amministrazione, dove “tagliamo 400 dirigenti nello Stato centrale e qualche migliaio negli enti locali, che non vuol dire che li licenziamo ma poiché in Italia ce ne sono troppi, li riduciamo”.

Altro nodo da sciogliere, la flessibilità in uscita dal lavoro. “Faremo la misura” sulla flessibilità pensionistica “quando i numeri saranno chiari e non si ripeterà più una storia come quella degli esodati” taglia corto Renzi, “Non siamo intervenuti in legge di Stabilità per non fare pasticci”.

Infine, la domanda sulle decisioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, dimissionario ma sedicente in fase di “riflessione” rispetto a una definitiva uscita di scena, mentre il Pd fa capire chiaramente di escludere ogni sua possibile marcia indietro. Allora, Renzi, cosa farà il sindaco di Roma, ritirerà o no le dimissioni? “Dovete chiederlo a Marino, come faccio a sapere cosa

farà?”. Poi, a margine della registrazione del programma, il leader dem alla domanda su una presunta riunione in cui avrebbe chiesto ai consiglieri Pd di Roma Capitale di presentare le dimissioni, nega: “Nessuna riunione con loro, oggi non mi sono occupato di Roma”.

La Repubblica