Renzi: è la prova che la nuova Rai fa paura

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«Parleremo solo a mercati chiusi». Alla pioggia di telefonate che si abbattono su palazzo Chigi sin dal primo mattino, Matteo Renzi ieri mattina ha risposto con un ritornello buono a prendere tempo. Prima di capire perché Silvio Berlusconi abbia dato il via libera all’operazione su Raiway, il presidente del Consiglio si preoccupa di controllare che il ”muro” sia alto e resistente. Una raffica di telefonate si abbattono sul ministero dello Sviluppo Economico e su quello dell’Economia. Alla Guidi spetterebbe autorizzare il cambio del controllo della società, mentre Padoan, in qualità di azionista della Rai, ha stretto rapporto con il cda di viale Mazzini che dovrebbe permettere – su parere favorevole del governo – la vendita di una quota superiore a quella già varata.
TORRI
L’ipotesi per il premier, è «surreale», ma dalla sinistra del Pd spirano venti minacciosi che rischiano di compromettere anche il resto del lavoro avviato dai vertici di viale Mazzini (l’avvio delle due newsroom) e dal governo (riforma della governance). Reduce dall’esperienza fatta con la fuga di notizie sulla riforma delle banche popolari, Renzi cuce la bocca a tutti i suoi ministri e solo nel tardo pomeriggio diffonde una nota che rende molto ostile il tentativo del Caimano di divenire il più importante proprietario di torri per la trasmissione di dati e contenuti televisivi. «Il controllo di Raiway è e resterà in mano pubblica» e l’assalto di Mediaset verrà respinto, scrive Renzi che continua ad essere convinto che la cessione sul mercato fatta per coprire i mancati 150 milioni, sia stata «un’operazione giusta».
«Avevamo avuto ragione noi a spingere perché la Rai si desse una mossa e aprisse al mercato. Invece abbiamo subito attacchi e sospetti che si sono rivelati tutti sbagliati», si sostiene nell’entourage del Rottamatore dove si ricorda lo scetticismo sull’appetibilità dell’azienda contesa. «Ora è chiaro che l’asset industriale resta saldo, ma che sono finite anche le rendite di posizione dell’era del duopolio». Renzi è convinto che la reazione del Biscione sia proprio dovuta all’avvicinarsi della fine di quel rapporto stretto tra Rai e Mediaset degli anni passati e di cui non solo il Cavaliere si sarebbe avvantaggiato. Il ritorno sul mercato di una Rai competitiva, grazie alla riforma annunciata, sarebbe il motivo che avrebbe spinto l’ex premier a battere un colpo «tanto fragoroso quanto inutile». «E’ come volersi comprare la Fontana di Trevi», sostiene Michele Anzaldi, deputato del Pd che ieri mattina per primo ha ricordato il decreto del governo che fissa al 51% il limite minimo di Raiway che deve restare in mano della Rai.
BARATTO
Ad essere convinti che si tratti di un colpo di coda del Cavaliere dopo la rottura del Patto del Nazareno, sono molti parlamentari renziani: «Matteo non lo considera, Forza Italia è in frantumi, i magistrati gli soffiano sul collo e lui per zittire tutti tira fuori il cash per comprarsi la Rizzoli e un pezzo di Rai». Poiché la telenovela sul possibile acquisto di Mediaset delle torri è destinata ad andare avanti per molto tra retropensieri e scambi di accuse, c’è chi a palazzo Chigi è convinto si tratti di «un modo tutto suo (del Cavaliere ndr) di cercare una trattativa sulle riforme come sulla legge elettorale». Renzi è però convinto di non aver bisogno del soccorso azzurro e che comunque non ci possa essere nessun baratto. Anzi, a quello che considera un colpo basso del Cavaliere che nel 2011 schierò un suo ministro (Gasparri) per scongiurare la vendita delle torri proposta dal cda Rai di allora, Renzi è pronto a rispondere colpo su colpo lasciando a M5S e sinistra Pd «i fantasmi del patto del Nazareno».

Il Messaggero