Renzi e gli hastag. Che sia #laVoltabuona

Massimo Persotti

Da ‘Salva Italia’ e ‘Decreto del Fare’ a #laSvoltabuona. Già il nome alle cose segna il distacco. La politica ‘rottamata’ lascia al passato l’austerità e la severità di Monti, le lacrime di Fornero, la serietà giovanilistica di Letta. Le prime misure volute dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi adottano un linguaggio pop capace di adattarsi allo stile in forma hastag. #laSvoltabuona è prima di tutto nella comunicazione. Renzi entra nella sala stampa del Governo e si rivolge agli italiani. Usa lo ‘split screen’, un  effetto per cui in tv appare lo schermo diviso a metà: da un lato il presidente, dall’altro le slides sulle misure che sta illustrando. Come già fece il Presidente Obama. Con il telecomando fa scorrere le immagini che illustrano i provvedimenti. Spunta un pesciolino rosso? “E’ un tema fondamentale”, scherza lui assecondando i risolini in sala. Il Katana? E’ la spada giapponese, già vista in Kill Bill di Quentin Tarantino, usata dai samurai. Loro, nel Medioevo erano gli avversari dei cavalieri europei: c’è chi teme che Renzi voglia usarla sui tavoli di Bruxelles!

Renzi parla e gioca con le parole e le cifre, fa dell’ironia una chiave per far arrivare il messaggio. Ma a chi? Ai giornalisti? No, ai cittadini, alle italiane e agli italiani che assistono da casa. A loro si rivolge il Matteo Presidente. “Cara maestra, caro maestro”, e poi, “Cari imprenditori”, “cari amici italiani”. Un vero imbonitore, tanto che i detrattori lo dipingono come ‘Renzusconi’. Linguaggio diretto, forte empatia: l’eredità del Cavaliere si sente eccome. Ma Renzi è una evoluzione della politica italiana di questi ultimi anni. Una politica ‘shock e spot’, come qualcuno l’ha definita. Lo shock c’è stato, lo spot pure: da #laSvoltabuona, tutti ora attendono di twittare che sia veramente #laVoltabuona che le cose in Italia si facciano!