Renzi è deciso a mediare «Rischioso isolare Mosca»

RENZI

ROMA «Obama mica ha dichiarato guerra alla Russia. E comunque l’approccio più utile resta quello del dialogo. Tutto deve essere graduale e reversibile». Matteo Renzi, a poche ore dall’incontro di domani con il presidente americano, non vede differenze sostanziali tra la linea di Washington e quella di Roma sulla crisi ucraina. «Tanto più che ho sottoscritto il documento del G7 ieri a l’Aja e rimango attestato su quella posizione, senza alcun ripensamento o divergenza».
Ma le sfumature contano. E mentre Obama fa balenare la possibilità di un intervento della Nato se Mosca non dovesse fermarsi, la diplomazia italiana continua a battere sul tasto del dialogo. «Il nostro approccio», spiega il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, «è che ogni azione debba avere la sua gradualità e la sua reversibilità, compreso il passaggio al format del G7, che speriamo torni a otto insieme alla Russia». Ancora: «Il nostro obiettivo è fare pressioni affinché Putin rifletta e recuperi ragionevolezza. Non siamo ritornati alla Guerra Fredda in una manciata di giorni e sarebbe stupido abdicare alla strada del dialogo, limitandosi a fare la faccia feroce». Qui arriva la puntualizzazione di Armando Varricchio, consigliere diplomatico di Renzi: «Non ha alcun senso, riferendosi a noi e agli States, parlare di poliziotto buono e poliziotto cattivo. E una lettura semplicistica: sia noi che gli Usa siamo su una posizione di fermezza, convinti però entrambi che non sia utile a nessuno lasciare la Russia ai margini e isolata».
DOMANI IL FACCIA A FACCIA

Ciò detto, il faccia a faccia di domani a villa Madama non avrà solo l’Ucraina tra i temi in agenda. Il piatto forte sarà «la crescita e l’occupazione giovanile», come fanno sapere anche da Washington: «Il Presidente vuole conoscere i dettagli delle riforme messe in campo da Renzi per combattere la disoccupazione e favorire lo sviluppo economico», ha detto la portavoce Caitlin Hayden. Motivo: «Un’Italia forte fa bene anche all’Europa».
La ragione di tanto interesse la spiega Varricchio: «Gli Stati Uniti hanno bisogno di più Europa e un’Europa che si occupa solo di rigore finanziario per loro è un problema». Perché gli States sperano sulla ripresa dell’Eurozona, in modo da favorire le loro esportazioni e allungare il passo sulla strada della crescita. E perché Obama «punta molto sul semestre di presidenza italiana dell’Unione», aggiunge il consigliere diplomatico, «affinché si chiuda il negoziato per l’accordo transatlantico per il libero commercio, gli investimenti e l’apertura dei mercati».
SINTONIA

Va da sé che per Renzi la sponda di Obama sulla strada della crescita e dell’occupazione, la nascita di un “asse anti-rigore”, «è essenziale». Perché se è vero che le questioni europee non vengono decise Oltreoceano, è altrettanto vero che «la spinta di Obama» può risultare utile a Renzi per convincere Angela Merkel (orfana di Putin) a «guardare meno lo zero-virgola e più alla crescita» nell’applicazione dei parametri europei. «Tanto più che se l’Europa non cambia verso», ragiona il premier, «i populisti e gli anti-europeisti alle elezioni di maggio faranno i pieno. E saranno dolori per tutti, come dimostrano le elezioni francesi».
Tra i due, a sentire chi ha partecipato al vertice olandese di lunedì, «sì è già creata una buona sintonia». Lo staff di Obama ha riferito di «un’impressione molto buona, Renzi ha dimostrato di essere preparato sui dossier». E a palazzo Chigi ricordano come sia importante per Obama «trovarsi di fronte a un premier che ha un orizzonte di lungo periodo, almeno fino al 2018», dopo aver già incontrato tre presidenti del Consiglio italiani in pochi anni. «In più, un premier giovane negli States è un merito. Da qui la battuta scherzosa di Obama sui capelli neri di Renzi».

 

Il Messaggero