Renzi: decide l’Italia e non la Troika E sui conti prepara la sfida a Bruxelles

MATTEO RENZI 7

ROMA «Ora che la musica è cambiata e la politica rialza la testa riformando se stessa c’è chi vorrebbe commissariarla ancora». L’estate di Matteo Renzi si annuncia caldissima. «Sulle riforme decido io, non la Troika, non la Bce, non la Commissione Europea» mette in chiaro il presidente del Consiglio intervistato dal principale quotidiano economico del Regno Unito. Al Financial Times Renzi dice chiaro e tondo che l’Italia «sa cosa deve fare» e che non servono «spinte da Bruxelles» o dal terzetto Ue-Fmi-Bce. Anzi, saranno «gli Stati a dover indicare alla Commissione via e ricette per venire fuori dalle secche» perché «rispetteremo il parametro del 3%» che comunque resta «una regola vecchia».
VELOCITA’
La battaglia è solo all’inizio e il 30 del mese, giorno del consiglio Europeo straordinario nel quale si dovranno decidere le nomine nelle poltrone ancora mancanti della Commissione, si capirà quanto alta sarà la resistenza della burocrazia europea e quanta forza avranno i paesi del Nord Europa nell’impedire che la Mogherini ricopra la poltrona di miss Pesc. I toni usati da Renzi nell’intervista al quotidiano che più di tutti rappresenta la finanza internazionale, non promettono nulla di buono per coloro che pensano sia ancora il tempo dei sorrisini. Per affermare l’autorevolezza del suo governo e dell’Italia che ha intrapreso la strada del cambiamento Renzi sventola la velocità con la quale si è varata la riforma del Senato ed è pronto a farlo anche con Berlino vista anche l’attesa con la quale la cancelliere Merkel guarda alle cose di casa nostra dalle Alpi trentine dove è stata avvistata anche quest’anno.
Proprio dalle stesse montagne ha fatto ritorno ieri sera il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che oggi potrebbe incontrare Renzi proprio per fare il punto sull’agenda di settembre. Spending review e Sblocca Italia i due filoni sui quali si incentrerà l’attenzione del premier in questa settimana di avvio anche dell’operazione «coraggio e verità» che porterà il premier in giro per l’Italia tra piazze, cantieri e fabbriche in difficoltà. Si inizia mercoledì con un blitz sul cantiere dell’Expo per poi andare nel Mezzogiorno dei fondi europei non spesi o spesi male con la visita a Napoli, Scampia, Bagnoli, Gioia Tauro e Reggio Calabria. Un carotaggio nell’umore di quella parte del Paese che sopporta di più le difficoltà della crisi, saltando mediazioni e mediatori. Specie – ha spiegato ieri Renzi a La Stampa – quelle operate da «classi dirigenti inesistenti che accusano la politica per nascondere le loro inadeguatezze».
PARADISI FISCALI
Orgoglio e autorevolezza, che l’ex sindaco di Firenze ha evocato anche ieri al raduno degli scout, che deve però essere rapidamente accompagnato da un pacchetto di misure che diano concretamente il senso di un cambio di passo. Niente commissari e niente misure choc, ma l’approvazione rapida delle misure già messi in campo. A cominciare dal jobs act, passando per la riforma della pubblica amministrazione e allo sblocca cantieri. Rispetto dei parametri e degli impegni presi in Europa ma anche serie e decisa volontà di far cambiare passo anche a Bruxelles che mentre bacchetta da sempre l’Italia non mostra altrettanta attenzione a chi sfora altri parametri o a chi sfrutta le maglie della legislazione comunitaria per assumere contorni da paradiso fiscale. 

IL MESSAGGERO