Renzi completa il rimpasto ma cresce l’ipotesi elezioni

Matteo Renzi

Un paio di settimane di fuoco attendono Matteo Renzi dopo la pausa pasquale: riorganizzare il governo, completando il rimpastino, e sfidare in aula la minoranza interna al Pd sulla legge elettorale. Per ironia della sorte risolvere il primo problema, designando il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il nuovo ministro per gli affari regionali, potrebbe risultare persino inutile se non dovesse andare in porto il secondo obiettivo.
Senza Italicum, infatti, lo sbocco delle elezioni anticipate viene ritenuto «inevitabile» non solo a palazzo Chigi, ma anche ai piani alti del Nazareno dove ritengono impossibile la formazione di un nuovo governo «senza i nostri numeri». Malgrado la prospettiva non sia particolarmente incoraggiante, Renzi continua a fare sfoggio di ottimismo lavorando alla messa a punto del Def, il documento di economia e finanza che sarà presentato nel consiglio dei ministri di venerdì. Sempre nel consiglio di fine settimana dovrebbe finire anche la faccenda della nomina del successione di Graziano Delrio.
POLTRONELa delicatissima poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio è ancora in ballottaggio tra il sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, la vicepresidente della Camera Valeria Fedeli e il vicecapogruppo alla Camera del Pd Ettore Rosato. La terna ha retto all’uovo di Pasqua anche se le quotazioni di Rosato sono in ribasso non solo perché non lascerebbe libera una poltrona potenzialmente occupabile da un esponente dei partiti alleati, ma anche per il compito «insostituibile» (come lo definisce un renzianissimo parlamentare) che Rosato svolge alla Camera per conto dello stesso presidente del Consiglio. «Rosato è uno che conosce persino i respiri dei nostri deputati», chiosa divertito il suddetto parlamentare renziano.
Lo slittamento della scelta del sottosegretario si spiega anche con il maggior lasso di tempo che Renzi ha deciso di dare ai suoi alleati centristi, e al ministro Angelino Alfano, per definire il nome del possibile ministro agli affari regionali. Una scelta che da qualche giorno deve fare i conti anche con l’offerta di un posto da viceministro o da vicepresidente di palazzo Madama e che di fatto sembra archiviare l’ipotesi di affidare al successore della Lanzetta una delega rafforzata magari dalla gestione dei fondi strutturali europei che il premier intende invece conservare a palazzo Chigi. Ieri è stato il senatore di Area Popolare Renato Schifani a chiedere al premier di «condividere e discutere» con gli alleati la scelta del nuovo ministro, anche se non mancano i problemi interni alla composita galassia centrista. In pole position resta il nome dell’ex ministro Gaetano Quagliariello, mentre una delle donne di cui si è parlato nei giorni scorsi (Bianchi, Mazzoni Scopelliti, Chiavaroli), potrebbe sostituire De Vincenti allo Sviluppo Economico.
BALLOIl probabile slittamento della scelta del nuovo sottosegretario a venerdì prossimo consentirebbe ai centristi di risolvere, in apposita assemblea di gruppo, anche la faccenda De Girolamo per affrontare con più calma – magari anche dopo le elezioni regionali – la scelta del nuovo ministro agli affari regionali. L’attuale capogruppo del Ncd – che da tempo sollecita il partito ad appoggiare dall’esterno il governo – verrebbe sostituita con l’ex ministro Maurizio Lupi dimessosi di recente dal governo. Nella trattativa potrebbero entrare anche le presidenze delle commissioni visto che tra poche settimane, come è previsto dai regolamenti di Camera e Senato, si dovrà procedere al loro rinnovo. In ballo non c’è solo la presidenza della commissione Cultura, ancora formalmente ricoperta da Giancarlo Galan, ma anche presidenze-chiave. Come quella della commissione Affari Costituzionali della Camera, guidata dall’azzurro e fittiano Francesco Paolo Sisto, e quella Bilancio di Montecitorio presieduta da Francesco Boccia, esponente del Pd – vicino a Letta – molto critico con Renzi.
Sembra invece certa la nomina di Paolo Aquilanti, attuale capo di gabinetto del ministero delle Riforme, a nuovo segretario generale di Palazzo Chigi in sostituzione di Mauro Bonaretti trasferitosi al ministero delle Infrastrutture come capo di gabinetto del ministro Delrio.

Il Messaggero