Renzi-Cameron asse sul lavoro Il premier: serve più flessibilità

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LONDRA «È uno schema vecchio quello della minaccia delle elezioni, del “vi mando a votare”. Se la classe politica italiana non capisce che le riforme si devono fare, è bella è morta. Ed è molto peggio delle elezioni anticipate». Matteo Renzi, a metà pomeriggio, in un corridoio laterale della Lancaster House dove si celebrano i 150 anni della visita a Londra di Giuseppe Garibaldi, spiega la frase gettata là in mattinata prima di entrare in ambasciata. Al cronista che gli chiedeva se punterà alle urne anticipate nel caso le riforme dovessero arenarsi, il premier ha risposto: «Per favore, parliamo di cose serie».
LE RIFORME

E le cose serie per Renzi, sono appunto le riforme. A cominciare da quella del lavoro. Lo fa capire quando è ancora sui gradini d’ingresso, con l’ambasciatore Pasquale Terracciano ad attenderlo sulla soglia. I giornalisti domandano degli ultimi dati Istat e Renzi mette a verbale: «Sono sconvolgenti, in un anno abbiamo perso 1.000 posti al giorno. Ho guardato i dati inglesi e italiani negli ultimi tre anni: partivamo nel 2011 dallo stesso livello, 8%, ora loro sono al 7,6%, noi siamo al 12 e rotti. Sulla disoccupazione giovanile noi partivamo dal 29%, loro dal 21. Ora gli inglesi sono ancora al 21%, noi al 42,3. Ecco perché è essenziale correre con le riforme». Pausa, sospiro: «Spero si capisca che la voglia di correre non nasce da un bisogno personale, ma dalla necessità di dare risposte concrete al Paese. Ci sono segnali di ripresa, ma non bastano. Bisogna correre e non perdere neanche un minuto». E Renzi corre anche a Londra. Il tempo di un incontro con la business community italiana ed ecco la colazione a Downing street con il premier britannico David Cameron. Pollo alle erbe e macedonia con gelato, il menu. Ben più ricco e sostanzioso il faccia a faccia. I due entrano nella saletta delle conferenze stampa come fossero amiconi. Sorrisi e pacche sulle spalle. Comincia Cameron: «Le ambiziose riforme di Matteo hanno il mio pieno sostegno». Renzi ricambia (in inglese): «Grazie David, è un sogno essere qui al 10 di Downing street». Ma Cameron e Renzi vanno ben oltre le affettuosità. Il premier britannico parla di «asse comune per riformare la Ue. Siamo giovani e dobbiamo lottare insieme contro la burocrazia». Il presidente del Consiglio conferma: «Sconfiggeremo assieme chi ha paura di cambiare, l’Europa ha perso il sogno, è diventata un luogo di burocrazia».
LO SLOGAN

Ma a Renzi, con il decreto lavoro che sta cominciando il percorso a ostacoli, interessa battere sulla disoccupazione. Così con lo slogan «cambiare l’Italia serve per cambiare l’Europa» introduce l’argomento smontando la riforma Fornero: «Abbiamo un sistema in cui manca flessibilità. Le ricette di questi anni sono sbagliate, hanno creato più burocrazia e non hanno risolto i problemi». Parole che trovano sponda a Roma nel governatore di Bankitalia, Ignazio Visco: «Abbiamo osservato una flessibilità non utile, utilizzata da imprese che non hanno innovato e che hanno ridotto il costo del lavoro sfruttando la flessibilità. Va perseguita una flessibilità diversa», coniugando l’interesse delle aziende e di chi «deve essere formato e vuole imparare».
Più o meno ciò che Renzi afferma a Downing street: «Oggi ci sono 2.100 articoli, abbiamo in testa un codice del lavoro con 50-60 articoli che sia scritto anche in inglese, in modo da consentire investimenti dall’estero». E Renzi fissa l’obiettivo: «Entro il 2018 porterò la disoccupazione sotto il 10%». Poi, socchiudendo la porta a qualche ritocco: «Le mediazioni sono possibili, ma non si cambia l’impostazione di fondo». Arriva la benedizione di Cameron: «Matteo sta facendo come me contro la disoccupazione». E dopo un faccia a faccia con Ed Miliband, arriva anche quella del leader laburista: «Renzi ha un’agenda impressionante, è pieno di energia. Lo sosteniamo». Non manca alla Lancaster House un siparietto con il sindaco di Londra, Boris Johnson desideroso di fare le scarpe a Cameron: «Hei Matteo, in Inghilterra chi fa il sindaco non diventa primo ministro. Mi dici come si fa?».

Il Messaggero