Renzi blinda l’Expo «Ci metto la faccia» E schiera Cantone

RENZI

 «Milano ce la farà, noi non molliamo. E se qualcuno pensa di usare le vicende giudiziarie contro il Pd, si accomodi. Non abbiamo nulla da nascondere. Io domani a Milano ci metto la faccia». Matteo Renzi le pinne degli squali le ha scorte fin dal giorno degli arresti. La voglia di far saltare tutto, certificando la resa dello Stato non è solo del M5S che ieri l’ha ufficializzata con la proposta di Di Battista di rinunciare all’Expo. Un’altra prova, per Renzi, del «tanto peggio tanto meglio» che perseguono i Cinquestelle che sono al lavoro per preparare a Milano un’accoglienza tutta loro al presidente del Consiglio.
RITARDI

«Fermare i responsabili e non le grandi opere», ripete Renzi che domani a Milano ci andrà con Raffaele Cantone, il magistrato napoletano da pochi giorni presidente dell’Autorità anticorruzione. La task force, da affiancare al lavoro del commissario Giuseppe Sala, c’è già e non ci sarà quindi bisogno di mettere in pista altri organismi quanto piuttosto di sottoporre contratti e imprese al visto del commissario Cantone. «Non molliamo, dobbiamo dimostrare al mondo che il Paese c’è e ha l’energia per rialzare la testa. Posso perdere anche due punti il 25 maggio, ma non cedo all’illegalità». Renzi è deciso a cavalcare la voglia della Milano perbene che vuole l’Expo che, oltre a dare lavoro a migliaia di operai e centinaia di imprese, rappresenta la voglia di riscatto del Nord produttivo e dell’intero Paese. Sfida impegnativa, anche perché i lavori sono in ritardo malgrado nei cantieri si lavori venti ore al giorno. Dalla sua parte il presidente del Consiglio ha tutte le forze politiche, Lega compresa visto che Roberto Maroni fa quadrato, insieme al sindaco Pisapia, intorno al commissario Sala. Quest’ultimo sarà oggi a Roma per un’audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia fissata prima degli arresti. E’ molto probabile che il Commissario salga anche le scale di palazzo Chigi in modo da preparare, con il sottosegretario Delrio, la visita che il presidente del Consiglio farà domani a Milano. L’elenco delle richieste del Commissario è lungo e domani verrà presentato al governo. Al rafforzamento dei controlli anticorruzione sugli appalti dell’Expo, Renzi intende affiancare un’iniziativa in Parlamento per riportare all’attenzione dell’Aula temi come la lotta al riciclaggio, all’autoriciclaggio e reintrodurre il reato penale di falso in bilancio. Il pacchetto giustizia, al quale sta lavorando il ministro Orlando, è previsto per giugno ma è probabile che anche su questo fronte ci sarà un accelerazione anche se il premier è convinto che debbano essere i partiti a lavorare al proprio interno per blindare le grandi opere dai tentacoli della corruzione. A rischio non c’è infatti solo l’Expo, ma anche i cantieri che potrebbero presto aprirsi per lo sblocco del patto di stabilità interno ai comuni e per il recupero di alcuni investimenti grazie al recupero dei fondi strutturali.
RESA

Per riscoprire «l’Italia bella», ieri Renzi ha partecipato a Monfalcone al varo di una nave da crociera realizzata da Fincantieri. Domani a Milano incontrerà commercianti ed imprenditori per spiegare loro che il governo punta sull’Expo ed è vicina a chi crede ancora che «è la volta buona per cambiare pagina» senza «abbandonarsi all’urlo e all’inconcludente invettiva grillina». A pochi giorni dal voto, la sfida elettorale di Renzi è solo con il M5S. La richiesta grillina di rinunciare all’Expo perché siamo il Paese del «malaffare» è per Renzi la conferma che «c’è chi gioisce» e «pretende la resa» del nostro Paese di fronte a centinaia di Paesi che hanno aderito all’Expo2015. Lo sfascio contro l’ottimismo, la voglia di non mollare contro coloro che, spiega Renzi ai suoi, «pensano di arrendersi anche alla criminalità organizzata». Un modo, quello del premier, per rovesciare le accuse che toccano tutti i partiti accusati dai grillini di partecipare alle larghe intese della corruzione (Lega compresa) e che lambiscono anche quella parte del Pd che, pur sopportandone poco metodi e prassi, sperano in Renzi per non finire asfaltati.

Il Messaggero