Renzi blinda le riforme dalla minoranza e Fi, a settembre il primo sì

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Nessuna paura che la sentenza su Silvio Berlusconi possa condizionare il percorso di riforme, e nessun margine all’iniziativa della minoranza Pd, bollata ancora una volta come qualcosa “da sventolare sui giornali” ma che “non ha alcuna possibilità di passare. Matteo Renzi continua a mostrarsi sicuro che il cammino delle riforme possa proseguire senza intralci, tanto da mettere nero su bianco nel Def il timing per i vari passaggi: entro settembre via libera all’Italicum e ok in prima lettura alla riforma Costituzionale e modifiche alla Carta definitive entro dicembre 2015.

Una sicurezza che il premier e segretario Pd trasporta anche nell’ormai quotidiana battaglia con Beppe Grillo. Stavolta lo scontro è sulle candidate europee del Pd, definite “veline” dal leader M5S: per il Pd un segno del nervosismo e della “paura” di Grillo, che “pensa solo ad attaccarci mentre io – rivendica Renzi – penso a cambiare il Paese”.

Un obiettivo che passa appunto per le riforme. E infatti il braccio destro di Renzi, Graziano Delrio, ha assicurato: “Abbiamo fiducia che questa giornata delicata” per la sentenza su Berlusconi “non influirà sulla seria deterninazione di riscrivere insieme le regole del gioco”. Concetto ribadito poi da Renzi: “La giustizia deve fare il suo corso e per quanto riguarda la politica è fondamentale che si facciano le riforme ed è un bene che ci sia anche Forza Italia a scrivere le regole del gioco”. L’auspicio è dunque che Fi “resti al tavolo” e “rispetti i patti”. Dal canto suo, il Pd “rispetterà i suoi impegni”. Ovvero, la minoranza Pd abbandoni il suo disegno alternativo di riforma Costituzionale: “In un partico democratico la minoranza non va per i fatti suoi: si discute e poi si fa quello che ha deciso la maggioranza”. Nel merito, è ancora Delrio a chiarire che “sulle riforme i paletti fondamentali vanno assolutamente rispettati”, e in particolare “il Senato non potrà più essere elettivo” come invece chiedono Fi e la minoranza Pd.

Lo stesso atteggiamento da “rullo compressore” Renzi lo sfoggia anche sul taglio dell’Irpef per i redditi più bassi. Chi osa mettere in dubbio la strutturalità delle coperture è “un profeta di sventura” e alle banche che contestano l’aumento della tassazione (peraltro misura una tantum) minacciando una stretta al credito replica duro: “Non facciamo demagogia. Da anni gli viene data una mano, è ora che restituiscano qualcosa”. Restano però i dubbi sull’inclusione degli incapienti nella misura: stante che dal Tesoro spiegano come sia “difficile reperire risorse aggiuntive” per coprire l’aumento dela platea, i giorni da qui al Cdm del 18 aprile serviranno a definire la ‘curva’ con cui verranno distribuite le risorse. E con la platea più ampia saranno in pochi ad arrivare ai famosi 80 euro al mese.

L’ultimo dossier cui si è dedicato ieri il premier è stato quello delle nomine nelle società pubbliche. Fonti del Tesoro spiegano che la scelta dei nuovi vertici delle società quotate verrà comunicata tra domenica sera e lunedì mattina, comunque a mercati chiusi. E infatti tra ieri e oggi Renzi ha avuto una serie di incontri finalizzati a chiudere la partita: ieri De Benedetti e poi Alfano, oggi l’ambasciatore Usa e Casini.

Al momento, i rumors danno Giampiero Massolo, attuale direttore del Dis e non sgradito a Berlusconi, verso la presidenza dell’Eni, mentre Claudio Descalzi pare abbia scalzato Maugeri come nuovo Ad. Per l’Enel, in pole c’è Francesco Starace, attuale ad di Enel Green Power, mentre in Finmeccanica, affianco alla (quasi) sicura riconferma di Gianni De Gennaro alla presidenza, resta aperta la partita per l’ad, con Giordo dato in calo.

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