Renzi: bene il cambio di passo ora anche la Ue volti pagina

MATTEO RENZI

ROMA La volontà espressa da Mario Draghi di «andare avanti», qualora le decisioni prese ieri dalla Bce non sortissero gli effetti sperati, è per Matteo Renzi un segnale più importante delle misure stesse. Rappresenta per il presidente del Consiglio, la conferma che «più di qualcosa è cambiato» a Bruxelles e, soprattutto, a Francoforte e Berlino. Un cambio di passo importante, seppur tardivo, perché per Renzi la Banca centrale europea ha messo nel mirino il rischio della deflazione e ha assicurato che è disposta ad attuare altre misure pur di evitare che l’inflazione scenda pericolosamente sotto l’uno per cento.
LO SCENARIO
Al termine del vertice del G7, che ha riunito per due giorni a Bruxelles i capi di stato e di governo di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Canada, Italia e Giappone, Renzi racconta l’andamento del summit proprio mentre il presidente della Bce inizia da Francoforte l’attesissima conferenza stampa e annuncia l’ulteriore taglio dei tassi. Musica per le orecchie di Renzi o, per dirla con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, «un’importante finestra di opportunità per un Paese come l’Italia che ha un elevato debito pubblico». Ed infatti la reazione sui mercati non si fa attendere, con la Borsa di Milano ai massimi e lo spread che cala di tre punti. Ma il problema dell’Italia è la crescita perché senza di essa diventa difficile finanziare il debito pubblico anche con tassi vicino allo zero.
«Ben venga», quindi, per Renzi la decisione assunta da Draghi di dare soldi alle banche solo se li dirottano per gli investimenti. Come positivamente viene accolta la scelta di rendere oneroso il parcheggio di liquidità da parte degli istituti bancari nelle casseforti della Banca centrale europea. D’altra parte per Renzi la Bce, compreso Mario Draghi, deve essere lasciata in pace di fare il proprio lavoro perchè «con la partita delle nomine ai vertici della Ue, la Banca Centrale non c’entra nulla». Questo anche perché «la Bce ha un mandato ancora per cinque anni, su cui credo ci sia un consenso molto forte rispetto all’azione che sta mettendo in atto».
IL BRACCIO DI FERRO
Bene Draghi, quindi, perchè per primo sembra essersi mosso in linea con l’esito del voto europeo del 25 maggio. Ma per Renzi ora è venuto il momento di affiancare al lavoro della Bce quello della Commissione Europea e dello stesso Parlamento che in questi anni di crisi sono apparsi paralizzati dai veti interni (la Commissione) e inutilmente attivi (il Parlamento). Senza un’iniziativa politica, l’azione della Bce potrebbe infatti non bastare a risollevare le sorti dell’Unione che sul fronte della produzione industriale registra continui cali rispetto ai paesi dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina). 
Il braccio di ferro in corso per occupare le caselle della Commissione, cominciato con il rito di sempre delle consultazioni tra cancellerie su nomi e poltrone, si è arenato sul nome di Jean Claude Juncker, un candidato che viene considerato anche dall’Italia troppo in continuità con la politica del rigore e dell’austerity professata da Bruxelles in questi anni. Per accompagnare il lavoro di Draghi nell’Eurotower, Renzi sa perfettamente che occorre mettere in campo idee nuove e una squadra nuova anche a Bruxelles. Oltre che, naturalmente, presentarsi con i compiti a casa perfettamente svolti.

IL MESSAGGERO