Renzi, avanti tutta sull’Irpef ma resta il nodo coperture

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO
ROMA «Il taglio delle tasse si farà e riguarderà chi ha redditi sotto i 15 mila euro». Una giornata intera a palazzo Chigi, in jeans e maglione, attento ad evitare che ulteriori indiscrezioni scatenino le lobby che da giorni sono al lavoro per evitare di finire sotto la scure dei tagli alla spesa promessi dal ministro dell’Economia Padoan ieri a Bruxelles. L’incontro con il responsabile dell’Economia ci sarà nella serata di oggi al rientro del ministro dalla riunione dell’Ecofin e sarà decisivo per capire sino a che punto domani il consiglio dei ministri potrà varare un provvedimento definito o rimandare ancora di qualche giorno la stretta finale. Renzi non molla ed è pronto a sfidare anche le resistenze che si annidano in via XX Settembre a fornire le voci di spesa che dovrebbero servire a finanziare il corposo taglio delle tasse. «Appena Matteo ha detto chiaro che intende tagliare l’Irpef e non l’Irap sono spariti i soldi», sostiene un deputato renziano che ieri si è diviso tra palazzo Chigi e la Camera dove si è votato sino a tarda ora sulla legge elettorale.
LEONI
La navigazione del governo resta difficile anche per la difficoltà che Renzi incontra nella gestione di un gruppo parlamentare che a Montecitorio ha dimostrato ieri sera di seguire con molta sofferenza le indicazioni del presidente del Consiglio, nonché segretario del partito. L’assenza di Dario Franceschini – ancora alle prese con le conseguenze di un malore – pesa, ma Renzi è convinto di riuscire a spuntare le resistenze delle lobby che temono di finire per prime nella scure contenuta nel piano-Cottarelli. L’appuntamento con il ”mercoledì da leoni” è per Renzi ricco di insidie e ieri sera lo si comprendeva dallo scetticismo albergante negli uffici legislativi di via XX Settembre. Non giova forse alla velocità dell’azione di governo la volontà manifestata nelle scorse settimane dallo stesso Renzi di voler emanare una direttiva in grado di rendere flessibili e a rotazione i vertici apicali di una burocrazia divenuta di fatto inamovibile, nonché la possibilità che domani si tagli buona parte della retribuzione variabile che hanno i dirigenti pubblici e che dovrebbe essere assegnata in base ai risultati.
La sostanziale impenetrabilità delle scelte che Renzi porterà in consiglio dei ministri la dice lunga sulle resistenze che potrebbero sorgere quando si conosceranno i tagli alla spesa che da subito potrebbero permettere un risparmio di 5 miliardi di euro. Da un nuovo corposo ridimensionamento della spesa militare (a rischio anche gli F35), sino ad un nuovo taglio alle auto blu e grigie delle amministrazioni centrali e locali. Dal taglio delle oltre settemila società partecipate dagli enti locali, sino al cambio delle modalità di acquisto di beni e servizi da parte delle singole amministrazioni.
Di questo ieri Renzi ha parlato a lungo con il commissario Cottarelli – che ormai ha impiantato il suo ufficio a palazzo Chigi lasciando quello di via XX Settembre – e discutendo in serata con il ministro Padoan impegnato ancora a Bruxelles. Il lavoro di potatura della spesa pubblica improduttiva si annuncia quindi particolarmente aggressivo e questo spiega anche la volontà del premier di tenere le carte coperte evitando anche di incontrare le parti sociali. 
REGIONI
L’incontro di ieri di Del Rio con Vasco Errani, presidente della Conferenza Stato-Regioni conferma anche l’orientamento del governo a ridimensionare i trasferimenti alle regioni in cambio di uno sblocco del patto di stabilità che da anni blocca molti comuni. La caccia alle coperture andrà avanti anche oggi e ciò tiene sulla corda le parti sociali. Un iter che viene seguito con qualche preoccupazione anche dal Quirinale che al momento della firma sui provvedimenti non potrà non verificare il rispetto dei vincoli europei e dell’obbligo del pareggio di bilancio.