Renzi attacca la Cgil: “Dov’era quando disoccupati salivano a 13%?”

Camusso Susanna

Duro attacco del presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Cgil: “Dovremmo preoccuparci di come si fa a creare lavoro. Se il massimo di elaborazione concettuale della Cgil è l’attacco al governo perchè fa il governo e realizza le cose, è triste per la Cgil, e per i suoi militanti. Ci aspettiamo di più dalla Cgil: dove è stata la Cgil in questi anni? Poi se la Camusso ha un problema interno perchè Landini chiede giustamente primarie, è un problema loro. Ma se la disoccupazione è dal 7 al 13 senza che i sindacati se ne siano accorti, è triste per il sindacato e per chi paga la tessera del sindacati” ha detto il premier intervistato da Ballarò.

Quanto alla concertazione, ha ribadito: “Sarebbe importante che i sindacati dessero una mano sulla riforma della P.A., aspettiamo contributi e idee. Ma devono fare un piccolo sforzo. Se i politici diminuiscono i loro posti, se i dirigenti hanno il tetto agli stipendi, se anche ai burocrati si chiedono sacrifici, beh si potrà dire che il monte ore dei permessi sindacali è eccessivo e devono fare anche loro la loro parte?. Se vogliono fare polemica, noi andiamo avanti lo stesso. Vogliono partecipare a discussione? Hanno idee interessanti? Siamo qui ad aspettare, ma basta col potere di veto”.

Ieri, già il ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva replicato alle accuse del segretario della Cgil Susanna Camusso sulla “autosufficienza” del governo Renzi.

“Il confronto è sempre dovuto, e c’è – aveva detto il ministro -. Ma il fatto che il governo decida di assumersi la responsabilità della decisione mi pare un elemento di coerenza politica e correttezza istituzionale. Ascoltiamo tutti, compresa la Cgil che è un’organizzazione importante, ma il governo sceglie, decide, si prende le sue responsabilità e chiede ai cittadini di giudicarlo per le decisioni che assume”.

Quanto alla concertazione, per il ministro “è finita da tempo. E’ stata di grande utilità in momenti di grande crisi, ma a un certo punto in Italia non si era più capaci di decidere: l’Italia ha sbagliato per paura di sbagliare ed è diventata il paese del ‘sì però’. Ma c’è bisogno di un cambiamento profondo e radicale e questo governo lo pratica, prendendosene fino in fondo le responsabilità”.

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