Renzi attacca: basta testi segreti Così il premier sfida Bruxelles

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Matteo Renzi si abbatte come un ciclone a metà pomeriggio su palazzo Justus Lipsius. Roba da far tremare muri e vetrate del palazzo del Consiglio europeo. A scatenare la furia del premier è la letterina di Jyrki Katainen, ispirata da Barroso, in cui l’Italia viene bacchettata per «significativa deviazione dagli obiettivi di bilancio». Una zampata che Renzi sperava che «la terribile recessione» e il passaggio dalla vecchia alla nuova Commissione (a novembre si insedia Juncker) avrebbero evitato. Invece, ecco la missiva. Ecco le richieste di correzioni alla legge di stabilità con l’accusa di aver violato «le regole». Troppo, per Renzi. Così, il premier imbraccia l’artiglieria. Nel mirino Barroso e gli euroburocrati: «Abbiamo pubblicato la lettera, ma presto pubblicheremo tutti i dati di quanto si spende in questi palazzi. E sarà molto divertente…». Il premier spara ad alzo zero anche sul fronte delle richieste della Commissione uscente, decaduta la quale «in Europa si volta pagina». E uscendo, in nottata, lancia una sorta di sfiducia a Barroso: «Bisogna fare una valutazione più politica di chi decide che cosa». Come dire: ora tocca a Junker. Il premier italiano fissa anche il limite alla trattativa: l’Italia non andrà oltre allo 0,25%/0,3% di correzione del deficit strutturale (Barroso vorrebbe il doppio: lo 0,5%): «Non mi pare ci siano grandi problemi, stiamo discutendo di 1 o 2 miliardi di differenza (nella manovra si parla dello 0,1% ndr.). Ebbene, possiamo metterceli anche domattina». Ma non saranno aggiuntivi ai 3,4 già stanziati. Ancora: «In una manovra da 36 miliardi, in un bilancio da 800 miliardi e con un Paese che ogni anno dà 20 miliardi all’Europa, il problema dei 2 miliardi che in teoria potrebbero essere necessari, corrisponde a un piccolissimo sforzo». Quelle circostanze in base alle quali l’Italia ha ridotto il taglio del deficit. Inutile dire che il bersaglio è Barroso, ma anche il fronte rigorista guidato dalla Merkel. E Renzi sa bene che se l’Italia alla fine si salverà, è solo perché Berlino non potrà permettersi di affondare la Francia «che sta molto peggio di noi». Ma ecco l’attacco al presidente uscente che ha criticato la divulgazione della lettera: «Sono sorpreso dallo stupore di Barroso, la fuga di notizie è prima venuta proprio da qui. E’ finito in Europa e in questo palazzo il tempo delle lettere segrete. E’ il momento della open trasparency. E’ l’unico modo per aiutare i cittadini a capire». Ed è ai cittadini, appunto, che poi Renzi si rivolge: «Non preoccupatevi, abbiamo fatto una grande manovra per ridurre le tasse e, siccome tante volte l’Europa ci ha chiesto di tagliarle, ora che l’abbiamo fatto non sarà certo una piccolissima discussione su decimali e virgole a bloccare il percorso di cambiamento del nostro Paese». Una ribellione in piena regola, insomma. E una spiegazione: il governo ha diffuso la lettera per evitare che esplodesse una nuova tempesta finanziaria, visto che le voci che rimbalzavano da Bruxelles parlavano della Commissione determinata a bocciare e a far riscrivere la legge di stabilità. «Invece la lettera», spiega il sottosegretario Gozi, «chiede chiarimenti normali». Già, ma solo dopo che Barroso è stato costretto a riscriverla nella notte e ad addolcirla su pressioni di Juncker e di Roma. La lite ha avuto un epilogo giudicato «positivo». A margine del Consiglio, Renzi ha incontrato Juncker e Barroso. Il bilancio: c’è voglia di compromesso. Commento del premier con i suoi: «Arrabbiarsi a volte è utile». E in pubblico, mostrando sicurezza: «Il nostro budget è messo molto bene, non vedo particolari problemi».

Il Messaggero