Renzi apre ai ribelli del Pd: ma vado avanti a testa dura

renzi-pd

Matteo Renzi ormai ci scherza su. Anche ieri, in Trentino Alto Adige, è stato inseguito dalle contestazioni. Una (o quasi) per ogni comizio: «In giro ci sono delle proteste, so che proprio simpatico non sono…». Ma non per questo il premier demorde: «Possono fare quello che credono, dirci quel che vogliono, ma non molliamo di un millimetro. Stiamo facendo un percorso di grandi riforme e ce la faremo con la testa dura. Tenaci e testardi, andremo dritti fino al punto».
IN CAMPAGNA ELETTORALE
Incassato l’Italicum dopo mille tormenti e tre fiducie che hanno lacerato il Pd, Renzi si lancia adesso nella campagna elettorale per le regionali del 31 maggio. «Puntiamo a vincere 6 a 1, lasciando solo il Veneto alla Lega. Ma se finisce 5 a 2 brindo lo stesso», confida Renzi. Dove quel 2 sta per Campania e Veneto. In Liguria, Marche, Toscana, Puglia, Umbria è convinto di vincere.
Per tentare il colpo grosso, il premier prova a recuperare il mondo della scuola. Per questo, sia a Trento, sia a Bolzano che a Rovereto, apre al confronto con i sindacati. E lo fa proprio nel giorno in cui lo sciopero degli insegnanti ha paralizzato praticamente tutti gli istituti scolastici: «Sono pronto al dialogo, al confronto sul merito della legge, dalle assunzioni all’organizzazione scolastica. Ascolterò le ragioni di chi protesta. Ma sia chiaro che questo è il governo che sulla scuola ha investito di più: tre miliardi».
In questa corsa verso il traguardo delle regionali, Renzi prova ad avere al suo fianco tutto il partito, sapendo bene che se le lacerazioni si riverberassero sul territorio non sarebbe un toccasana. Per questo, dopo lo strappo compiuto per incassare la legge elettorale, il premier-segretario apre alla minoranza del Pd. Perfino a Pippo Civati, ormai con la valigia in mano. «Abbasso Civati!», gridano dal pubblico a Bolzano. E Renzi: «Ma quale abbasso?! Viva Civati! Noi siamo per tenere tutti dentro. Nel Pd dobbiamo ascoltarci, stare insieme, cercare un compromesso. Ma a un certo punto si decide».
Il premier-segretario difende anche il progetto del partito della Nazione, molto inclusivo e (possibilmente) vincente: «Per anni noi del Pd siamo stati un partito dei pochi ma buoni. Quando perdevamo sempre ci lamentavamo, anche se qualcuno si trovava bene, era felice. Diceva: “Siamo pochi ma buoni”. Si può discutere se buoni, pochi sicuro… Ora invece il Pd è un’opportunità per il futuro dell’Italia».
E qui scatta l’affondo contro l’unico vero avversario rimasto sul campo: Matteo Salvini. «Ormai siamo a un bivio. Da un lato ci sono quelli che protestano, dall’altro noi che ci rimbocchiamo le maniche. Quelli che fanno solo l’elenco delle cose che non vanno, sono destinati a crogiolarsi nelle loro proteste. Se Salvini viene qui a prendere una felpa nuova per fare la sua collezione, lasciateglielo fare, accoglietelo con la cortesia che vi contraddistingue. Però il punto non è se gli altri si lamentano, ma se noi siamo in siamo in grado di prendere per mano l’Italia e portarla fuori dalla fase di rassegnazione». Operazione indispensabile per agganciare, secondo il premier, la ripresa economica: «La crescita si ottiene dandosi da fare e non facendo come quelli che amano fare il catalogo da Wikipedia della sfiga».
«L’ITALICUM PROVA DI SERIETÀ»
Nel suo tour elettorale, Renzi dedica un corposo capitolo all’approvazione dell’Italicum. E il premier “vende” l’approvazione della legge elettorale come la dimostrazione che il Pd fa ciò che dice: «L’Italicum è il segno che ci siamo stancati di quelli che parlano e non mantengono le promesse, per una volta la classe politica fa qualcosa». E ancora: «Prima avevamo un dibattito pre-elettorale, poi le elezioni, poi un dibattito per capire chi aveva vinto. Avevano sempre vinto tutti, non c’era mai uno che dicesse di aver perso. Ora invece si sa chi ha vinto e a chi tocca la responsabilità di governare. La politica ha ripreso la sua dignità».

Il Messaggero