Renzi apre a mini modifiche: ma se tutto si blocca, elezioni

ASSEMBLEA 2012 DI CONFINDUSTRIA FIRENZE CON GIORGIO SQUINZI E MATTEO RENZI

Pubblicamente Matteo Renzi, continua a ostentare ottimismo: «Nessun ostacolo ci fermerà». Ma ora dopo ora, con palazzo Madama sempre più impantanato nella «palude dell’ostruzionismo», il premier comincia a mettere in conto il rinvio a settembre. Dopo di che, se neppure l’autunno porterà il sì alla riforma del Senato, «si andrà sparati alle elezioni». Ma per scongiurare il rinvio, Renzi apre ad alcune modifiche, «a condizione che il quadro sia unitario e condiviso».
L’ipotesi di settembre non è una frenata. Accade semplicemente che Renzi, nonostante il sostegno h24 di Giorgio Napolitano, comincia a rendersi conto che costringere palazzo Madama a lavorare anche dopo l’8 agosto potrebbe essere rischioso. Molti senatori potrebbero andare ugualmente in vacanza e, con la maggioranza a ranghi ridotti, numerosi emendamenti finirebbero per essere approvati. Così Renzi ha confidato che arrivare a settembre non sarebbe un guaio: «Noi siamo il governo del fare e non contano i giorni, contano i risultati. Il ritardo, è evidente a tutti, sarebbe colpa dei Cinquestelle che sono la reincarnazione della Prima Repubblica. Uno spot migliore non ce lo potevano fare».
In più comincia a circolare un’ipotesi clamorosa: il rinvio a fine agosto della riforma costituzionale, incardinando subito la nuova legge elettorale. E con l’Italicum approvato, la minaccia delle elezioni anticipate diventerebbe più che concreta. Ma a palazzo Chigi smentiscono «categoricamente».
Con i Cinquestelle, Renzi ha il dente avvelenato. Sarà contro di loro, e sui costi del Senato, che si scaglierà la prossima settimana. E lo farà, con ogni probabilità, proprio a palazzo Madama. I suoi collaboratori prevedono un «attacco violento». «Perché è uno scandalo», sostengono a palazzo Chigi, «che Grillo abbia sempre sputato contro il voto segreto e ora lo usi in modo subdolo». 
Ma l’ira di Renzi è rivolta anche contro Pietro Grasso. Il presidente del Senato è considerato «un frenatore», un «esponente della palude» che «gioca sporco con mezzucci». In quanto aprendo la strada al voto segreto, «Grasso ha spianato la strada a imboscate e agguati, con un’interpretazione artificiosa e strumentale del regolamento». A palazzo Chigi sono andati a riprendere un’intervista del marzo scorso, in cui Grasso bocciava la riforma del Senato. Come dire: altro che presidente super partes, «è un tifoso in campo…».
IL CAMBIAMENTO COME LA POSTA

Napolitano, durante l’incontro di ieri sera, avrebbe provato a convincere Grasso a togliere il piede dal pedale del freno. E Renzi, per scongiurare il rinvio a settembre, potrebbe aprire all’offerta di mediazione di Nichi Vendola che, in cambio di una riduzione del numero di firme necessarie per promuovere i referendum abrogativi, sarebbe disposto a ritirare gli emendamenti di Sel che sono seimila su 7.831. «Non sono ostile a singole modifiche», ha spiegato il premier, «ma non va snaturato l’impianto complessivo e deve restare valido il solito principio, secondo il quale ciò che si cambia deve essere deciso insieme». E comunque, se al Senato «ci faranno qualche scherzetto con il voto segreto, alla Camera lo sistemeremo».
Molti dei suoi però spingono Renzi a non accettare la mediazione di Vendola: «Non è utile, i suoi emendamenti sono firmati anche dai Cinquestelle e dunque non decadrebbero». Ma Napolitano suggerisce un gesto di distensione. E anche la sinistra del Pd spinge per chiudere le ostilità con Sel: «Per superare l’ostruzionismo», ha detto Pier Luigi Bersani, «serve buon senso e un po’ di rasserenamento».
In tutto questo, Renzi si è messo a fare il filosofo, citando con i suoi collaboratori lo scrittore Dave Eggers a proposito del cambiamento che non si può fermare: «Sta per arrivare come qualcosa per posta, qualcosa che è già stata spedita e non si può più far tornare indietro».

Il Messaggero