Renzi alla Camera: ‘Mille giorni ultima chance, mai parlato di voto anticipato’

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Nell’Aula del Senato l’intervento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi sui mille giorni del governo. “Qualcuno potrà sostenere che andare a votare sarebbe meglio. Rispettiamo la presa di posizione e dal punto di vista utilitaristico magari sarebbe una buona idea ma noi pensiamo che prima delle esigenze di un partito venga l’interesse del paese”, ha detto Renzi al Senato, specificando poi che ”di tutto quello che ho detto ho visto che il titolo è ‘andiamo alle elezioni’, volevo dire che non è assolutamente cosi’.

“Si è interrotto il percorso di caduta ma non puo’ bastare: nei prossimi mesi ragionevolmente torneremo ad avere il segno più davanti ma non basterà”. Lo ha ribadito il premier Renzi aprendo il suo intervento al Senato. La “politica si deve riappropiare di un orizzonte, non vivere schiacciata sull’emergenza quotidiana”, ha aggiunto.

“L’eurozona è sostanzialmente ferma, stagnante e dovrebbe riflettere sulle politiche adottate fino a questo momento”, ha detto il presidente del Consiglio parlando al Senato per presentare il programma dei ‘mille giorni’.

“Priorità è usare il dividendo elettorale” del 25 maggio “non per vivacchiare ma imprimere una svolta profonda”. “Non abbiamo paura né del giudizio degli italiani né del corpo a corpo” elettorale. Ma l’orizzonte di governo è il 2018 per “portare l’Italia fuori dal pantano. Ed è nostro diritto dire che lo facciamo forti non tanto di una legittimazione elettorale, perché la legittimità la dà la Costituzione, ma rinfrancati da un consenso” che alle europee non ha avuto pari.

“Non vi propongo di votare le riforme perché c’è un soggetto tecnocratico e alieno che ci dice cosa fare” ma perché servono all’Italia, ha detto Renzi. “Finché considereremo l’Ue qualcosa di diverso da noi commetteremo il più grande degli errori perché consegneremo il nostro futuro nelle mani della tecnocrazia”.

“La legge elettorale da approvare subito è il riscatto delle istituzioni e il riscatto di una dignità della politica che in alcuni momenti è venuta meno”. Così il premier Matteo Renzi al Senato. Sulla legge elettorale “siamo pronti a verificare ciò che può essere verificato, a modificare ciò che può essere modificato, nessuno dice è quella nostra la legge elettorale”, ma la sua approvazione rappresenta “il riscatto delle istituzioni”, afferma.

Gli “80 euro sono una realtà. Erano considerati un annuncio infattibile. Adesso mi pare siano un fatto” nonostante siano stati molto “discussi con qualcuno che ha detto che non sarebbero serviti a niente, che non avrebbero rilanciato i consumi”. Ma sono – ha detto il Premier Matteo Renzi al Senato – un elemento di “giustizia sociale” perchè “in questi anni c’è una parte della popolazione, il ceto medio, che ha pagato la crisi più di altri”.

“Il sistema del diritto del lavoro va radicalmente cambiato in una dimensione in cui la centralità non è il derby ideologico. Ma bisogna cambiare gli ammortizzatori rendendoli più semplici, semplificare le regole e garantire forme di tutela univoche e identiche. Nel 2015 dobbiamo partire con i nuovi ammortizzatori sociali”. Così Renzi al Senato.

“Hanno detto che è stato sbagliato l’ordine di priorità” dato dal governo alle riforme: “può darsi ma c’è una strategia”. Così il premier Matteo Renzi al Senato. “Magari dicendo che c’è una strategia vi sto terrorizzando”, scherza. “Ma le riforme si fanno tutte insieme o non si fa niente”. E può essere difficile ma, aggiunge citando Mario Andretti, “un grande pilota diceva: ‘quando è tutto sotto controllo vuol dire che stai andando troppo piano'”.

Protesta dei senatori del Carroccio contro il presidente del Consiglio Matteo Renzi al termine del suo intervento in Aula a Palazzo Madama sul programma dei mille giorni. I senatori leghisti, con chiaro riferimento al ‘botta e risposta’ tra Renzi e il settimanale Economist di qualche giorno fa, hanno infatti esposto dei coni gelato finti dai banchi dove erano seduti. Immediato il richiamo del presidente Pietro Grasso: ma una senatrice è riuscita comunque ad offrire un cono al premier, ponendolo sul banco del governo.

I Mille giorni non sono “un tentativo di dilazione” ma “l’ultima chance per l’Italia dopo aver perso tanto tempo“. Matteo Renzi porta in Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato, il programma di legislatura, indicando nel febbraio 2018 la scadenza naturale del governo. Non perchè, avverte il premier, “abbiamo paura” di elezioni anticipate ma perchè bisogna “rimettere in pista” l’Italia con riforme che devono marciare “insieme”, dalla legge elettorale a quella del lavoro.

AVANTI FINO AL 2018. A Montecitorio, il premier parla per 45 minuti e sostiene la volontà di tirare dritto: è una lettura “grottesca e persino ridicola” quella di chi ha dipinto il cambio di passo del governo come “una dilazione, un prendere tempo”. Al contrario i Mille giorni sono “il cartellone di recupero” perchè “l’Italia ha interrotto la caduta ma non basta, non e’ sufficiente”. O ce la fa il governo o “perde l’Italia” visto che in gioco non è tenere “in piedi la carriera di un singolo parlamentare o di un membro governo ma l’Italia”.

PRONTO A PERDERE CONSENSO PER FARE RIFORME. Matteo Renzi mette in gioco sè stesso per riuscire a realizzare le riforme: pur non temendo le elezioni anticipate, il premier andrà avanti fino al 2018 perchè la vera posta in gioco è tornare a far crescere il paese “reimpostando e rovesciando la scommessa politica e economica di questo paese”.

RIFORME TUTTE INSIEME, NO AL ‘BENALTRISMO’. Le riforme “o si fanno tutte insieme o non si porta a casa il cambiamento”. Le riforme istituzionali quindi devono viaggiare di pari passo a quelle economiche e sociali e chi pratica “il benaltrismo come filosofia politica ignora il dato di fatto che non si esce con il passo della tartaruga da 20 anni di stagnazione”.

SUBITO LEGGE ELETTORALE, MA NO URNE. Dopo aver vinto, con il primo via libera alla riforma del Senato, l’accusa di aver fatto “il primo golpe con la moviola della storia del Paese”, il governo ora farà viaggiare sia la riforma istituzionale sia la legge elettorale che “va fatta subito”. Non per andare alle elezioni anticipate, chiarisce Renzi, ma per “evitare l’ennesima melina istituzionale”. Una riforma che, è l’auspicio, va fatta con il confronto parlamentare “senza bulldozer” ma evitando il rinvio.

STRATEGIA UNITARIA PER FISCO MENO CARO. Il premier ammette che “gli 80 euro non hanno dato gli effetti sperati”, ma sono l’inizio di una “strategia condivisa” di riduzione fiscale per rendere il “fisco meno caro possibile”.

PRONTI A DECRETO SU RIFORMA LAVORO. Rivolgendosi a tutto il Parlamento, in particolare alla “sinistra”, Renzi conferma l’acceleratore sulla riforma del lavoro. Al termine dei mille giorni il diritto del lavoro sarà rivoluzionato perchè “non c’è cosa più iniqua che dividere i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B” e va superato un “mondo del lavoro basato sull’apartheid”. Il problema non è il reintegro legato all’art.18 ma la semplificazione della giungla delle regole e, o il Parlamento lavora, “altrimenti siamo pronti anche a intervenire con misure di urgenza”.

UE. Il premier evita di aprire lo scontro con i rigoristi europei e non fa cenno ai vincoli europei da rispettare. Ma insiste perchè la crescita torni al centro: “Siamo pronti a investire bene i 300 miliardi” annunciati da Jean Claude Juncker e di cui “chiederemo conto”. Ma non rinuncia a polemizzare con “le banche d’affari che ci considerano fallite ma sono le stesse che sono fallite e sono state salvate dai nostri fondi”.

AVVISI GARANZIA NON CAMBIANO POLITICA INDUSTRIALE. Il premier sceglie l’aula per difende l’Eni. “Noi aspettiamo le indagini e rispettiamo le sentenze ma non consentiamo ad un avviso di garanzia di cambiare la politica aziendale di questo Paese”, sostiene Renzi che ribadisce l’importanza della riforma della giustizia per “cancellare lo scontro ideologico del passato” e tira dritto sulla diminuzione delle ferie dei magistrati. “Non è giusto che ci siano 45 giorni” di chiusura dei tribunali “per un servizio così delicato come la giustizia”.

LEGGE SU DIRITTI CIVILI E RIFORMA RAI. Nel programma di legislatura il premier inserisce anche la necessità di una legge sui diritti civili e la riforma della Rai per sottrarre “la governance alle scelte di un singolo partito”.

ANSA