Renzi aggiorna il libro dei sogni

EVENTO "TED X FIRENZE: INNOVAZIONE E OTTIMISMO"

Capitolo economia molto ricco, nel corso della partecipazione di Renzi a Porta a Porta ieri sera. A partire dal nodo delle tasse sulla casa. Il Presidente del Consiglio ha ricordato il suo mantra: «il 16 dicembre sarà l’ultimo giorno in cui si pagherà la tassa sulla prima casa». Renzi ha poi respinto la critica, propria della sua minoranza interna, che questa misura favorirebbe i ricchi. «Uno che ha lavorato trent’anni, ha fatto un mutuo, si è spezzato la schiena, è giusto che sulla prima casa non paghi nulla», ha ricordato il presidente del Consiglio, ribadendo però che «chi ha seconda, terza, quarta casa è giusto che paghi».

Una promessa da Renzi arriva per i sindaci, assicurando «un assegno corrispondente» a quanto verrà meno con l’abolizione di Imu e Tasi. Il premier, poi, riconoscendo l’eccessiva pressione fiscale nel nostro Paese, ha mandato una stilettata a quella frase che fu segno distintivo del governo Prodi-Padoa Schioppa (e pure Bersani): «l’idea che le tasse sono bellissime è forse nei Paesi dove sono basse. Da noi il messaggio deve essere la riduzione».

Renzi ha poi ricordato che «siamo l’unico paese con cinque forze di polizia, noi le riduciamo a quattro. Il Corpo forestale, a cui va tutto il nostro affetto, starà dentro i Carabinieri». E ancora: «In una provincia se c’è un’azienda che si occupa di servizi pubblici è già sufficiente: in molte provincie ci sono 7-8 aziende municipalizzate. Dobbiamo ridurre, ridurre, ridurre e semplificare».

Dunque, Renzi ricorda la tabella di marcia dei «fatto» e «faremo». «Nel 2014 abbiamo dato gli 80 euro, nel 2015 l’operazione su Irap e costo del lavoro», poi, oltre all’abolizione di Imu e Tasi nel 2016, «nel 2017 penseremo all’Ires e nel 2018 all’Irpef».

Capitolo pensioni. «Dobbiamo trovare – ha detto il presidente del Consiglio – un meccanismo per cui chi vuole andare in pensione un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi possa farlo, il problema è quanto prima e quanti soldi. Spererei di farlo nelle prossime settimane e mesi. Sono ottimista ma per lo Stato deve essere a somma zero». Renzi ha poi raccontato di aver conversato, alla Festa dell’Unità, con «un’ostetrica disponibile a rinunciare fino al 30% dello stipendio pur di andare prima in pensione», invece «un’altra persona diceva di essere disponibile a rinunciare al massimo al 10%. La discussione è complessa». Da qui, l’idea del premier: «Io offrirei agli italiani una possibilità: se siete disponibili, si può introdurre flessibilità». Però «lo stato non deve guadagnarci ma non avere esborso maggiore, per non penalizzare le nuove generazioni».

Spazio anche all’occupazione: «I 247 mila posti di lavoro mi fanno piacere ma sono ancora pochi», ha detto ricordando, ad esempio, come il settore dell’edilizia sia ancora fermo, e in ciò spera che l’abolizione di Imu e Tasi possa portare beneficio. Quanto al Sud, tema al centro del dibattito pre-ferie, Renzi ha detto: «Non servono nuovi libri dei sogni, basta fare». Tra le idee sul tavolo, un credito di imposta di due miliardi e la proroga di un anno per gli sgravi fiscali sulle assunzioni.

Un passaggio anche sull’ Ue: «credo che le cose stiano cambiando», dunque «con un pochino di buonsenso abbiamo preso 17 miliardi grazie alla flessibilità, ora si tratta di portare a casa tutto quello che riusciamo in modo da avere un deficit il prossimo anno che non sia l’1,4% previsto dal fiscal compact». Su quest’ultimo punto, ammette che averlo accettato comporta «una corsa in salita. Ora mi dicono di romperlo, ma all’opposizione io rispondo: lo avete voluto voi».

Il Tempo