Renzi, affondo sulla Ue E avverte: lavoro madre di tutte le battaglie

EUROPA UE BRUXELLES 2

Prima riunione della Direzione pd dopo un successo elettorale che, dice il segretario-premier, «ci impone di cambiare l’Italia e l’Europa». Quella dell’Ue, afferma infatti Matteo Renzi, «è una risposta insufficiente alle attese dei cittadini in un momento di crisi. Il nostro compito è quello di tracciare una nuova strada di politica economica. L’Europa può cambiare e se non cambia non si salva. E – osserva il capo del governo – se non lo fa il primo partito del continente non lo fa nessuno». Un partito che, aggiunge Renzi, dopo il 25 maggio «non può arretrare di un centimetro rispetto alle aspettative suscitate». 
GIUGNO «CRUCIALE»
Così il mese di giugno torna ad essere «cruciale» per il programma di riforme del governo, al centro del quale Renzi pone le misure per il lavoro che «sono la madre di tutte le battaglie. Sulla riforma del lavoro c’è la necessità – dice il premier – di un passo avanti sul Ddl delega. Si tratta di insistere e andare avanti, come ha detto il ministro Poletti, con la responsabilità di chi su questo tema sarà giudicato più che dai mercati internazionali dai potenziali investitori».
Nella scaletta di Renzi primeggiano anche le riforme già in discussione in Parlamento, avanti a tutte quella costituzionale del Senato che, dopo il primo passaggio a palazzo Madama, dovrà vedere, «entro l’estate, l’approvazione dell’Italicum». E questo, sottolinea il premier, «non per andare a votare, considerato anche che agli altri è passata la voglia di andare alle urne». Di qui l’opportunità, per la legislatura, di «riflettere nell’orizzonte del 2018, non perché lo vogliamo noi ma perché si sono verificate circostanze come la scomparsa di altri partiti, che per dei sinceri bipolaristi non è di per sé un male».
NUOVA SEGRETERIA
Al partito Renzi si rivolge auspicando che l’assemblea nazionale del 14 giugno, che designerà una nuova segreteria – «la metà dell’attuale sta al governo» – sia l’occasione di un nuovo inizio, con una «gestione unitaria che non potrà essere una sommatoria di correnti o la riproposizione di spartizioni e vecchi schemi che non interessano più a nessuno». Prospettiva che il segretario dem fa discendere anche dal «superamento di quel 40% che nessuno poteva immaginare, ma che oggi si tratta di valutare come un accidente della storia, un colpo di fortuna oppure come un obiettivo stabile su cui farci la residenza, la nostra casa, piuttosto che limitarci a vivere la soddisfazione dell’istante». In quest’ottica, per Renzi, andrà vissuta la sfida delle riforme che sempre a giugno vedrà – è l’elenco del premier – quella della Pubblica amministrazione, il provvedimento sulla competitività, l’attuazione della delega fiscale e l’avvio della riforma della giustizia.
L’intenzione manifestata dal presidente del Consiglio è quella di «portare, nel semestre di presidenza italiana e nell’azione dei prossimi anni, le istanze di cambiamento dell’Europa in tutte le sedi. Di dare alla Ue un respiro più ampio delle piccole e grandi questioni che l’attraversano, come quella dell’immigrazione che viene lasciata solo a noi, mentre l’Europa si occupa di tutto il resto». Infine, una battuta – l’unica riservata agli avversari della recente campagna elettorale – su Beppe Grillo che «in streaming manda i dibattiti, mentre quando si reca a trovare i leader populisti inglesi ci va di nascosto…».

Il Messaggero