Renzi: accelerare sulle riforme per sminare il fronte anti-Ue

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

L’AJA La migliore risposta all’avanzare dei populismi è la crescita. Con il piglio dell’«io l’avevo detto», Matteo Renzi trova nel risultato del voto francese conferma a quanto va sostenendo in queste settimane. Quello francese – afferma – è stato «un voto locale», ma indubbiamente «di protesta» e l’avanzata dell’estrema destra in Europa deve costringere «l’Europa a prendere atto di un diffuso senso di contestazione e di antipolitica» e quindi «mettere al centro la crescita e la lotta alla disoccupazione». Renzi è all’Aja per partecipare al summit sulla sicurezza nucleare. Oltre cinquanta capi di governo sono in Olanda per discutere di disarmo nucleare mentre domina la crisi ucraina. L’occasione di discutere del risultato delle elezioni francesi e delle crescenti proteste di piazza in Spagna non manca.

IL PROGRAMMA
Il presidente del Consiglio si intrattiene a lungo con il presidente francese Hollande. Il boom del Front National di Marine Le Pen alle amministrative potrebbe essere solo l’antipasto di ciò che può accadere nelle elezioni europee di maggio sia in Francia che in Italia. «Ne ho parlato con Hollande», il voto francese «ha un chiaro significato di protesta». «Una protesta che rischia di minare l’unità europea. Un bene da preservare, come ha detto il presidente Napolitano». Renzi si affaccia in sala stampa al termine della prima giornata del summit che si è concluso con la riunione serale del G7 voluta precipitosamente dal presidente americano Barack Obama. Un’accelerazione che consente a Renzi di rientrare mezza giornata prima, lasciando oggi all’Aja il ministro degli Esteri Mogherini. Mezza giornata in più guadagnata alla stesura dei dossier che andranno a comporre il Def e il Piano nazionale delle riforme. «Noi in Italia dobbiamo fare le nostre cose, mettere a posto il Paese e siamo convinti di riuscirci perché siamo forti e in condizione di farlo», ha sostenuto il premier ripetendo anche che l’Italia «rispetta tutti i vincoli e i parametri», ma «dovremo anche chiedere che il semestre Ue a guida italiana sia una grande occasione non per rimettersi a discutere sugli zero-virgola».
«Nei nostri confronti c’è molta curiosità e attesa», continua il premier raccontando dell’incontro avuto con il primo ministro giapponese Shinzo Abe. «L’economia italiana dipende dalla tua leadership», gli ha detto il premier nipponico che da anni è alle prese con una situazione economica non certo facile. Renzi incassa il sostegno e, in attesa del colloquio ufficiale di domani che avrà a Roma, si intrattiene, a margine del vertice, anche con Barack Obama. Il presidente americano è al quarto presidente del Consiglio italiano, ma non sembra stupirsi più e trova anche l’occasione di rivolgersi al giovane premier italiano con una battuta: «Quando ho cominciato avevo i capelli neri…». Quali problemi possono causare l’ingrigirsi della chioma di Renzi, Obama avrà forse occasione di specificarli dopodomani nel corso dell’incontro a villa Madama. Il passaggio a Roma di Obama era in agenda da tempo e oltre ad incontrare il Papa, il presidente Napolitano e Renzi, Obama avanza – sorridendo – un altro motivo: «Non vedo l’ora di mangiare italiano».

L’ESAME
Malgrado abbia sostenuto ieri mattina, intervistato da La Stampa, che il voto di maggio non è un referendum sul governo, Renzi sa che sarà difficile sfuggire dall’esame di maggio. Anche perché le attese sono molte e l’ex sindaco di Firenze è stato il primo in Italia e in Europa ad indicare la necessità di costruire una Unione diversa da quella voluta in questi anni dalla cancelliera Merkel. Il rientro anticipato dal summit nucleare conferma come anche a palazzo Chigi si avverta che il tempo per passare dalle parole ai fatti stia scadendo. Il premier deve assolutamente rispettare l’impegno di mettere nelle tasche di dieci milioni di lavoratori italiani gli 80 euro promessi. Altrimenti l’astensionismo e il vento che soffia nelle vele del M5S, potrebbero creargli a maggio non pochi problemi. Visto lo stringente calendario, mezza giornata in più è utilissima. Anche a costo di disertare la cena offerta dai reali olandesi. A casa degli Orange-Nassau, Renzi ha mandato il ministro degli Esteri Federica Mogherini. Uno strappo al cerimoniale che forse né Monti né Letta avrebbero fatto ma che conferma la sprezzatura da esportazione di Renzi. O, più probabilmente, un po’ d’ansia che l’esito del voto francese deve avergli provocato.

IL MESSAGGERO