Renzi a Che tempo che fa: “No a battaglie ideologiche sull’articolo 18”

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Alla vigilia della direzione Pd, dove è attesa la resa dei conti sul Jobs act, Matteo Renzi va all’attacco: “Io – dice, intervistato da Fabio Fazio A Che Tempo che fa – non tratto con la minoranza del partito ma con i lavoratori”. Il premier dice basta a una sinistra “opportunista e inchiodata al 25%”, che fa dell’articolo 18 una “battaglia ideologica”. Una sinistra che guarda al passato e che non si rende conto che “la memoria senza speranza è un museo delle cere”. Ed ecco quindi che il premier liquida una volta per tutte l’articolo 18 (“gli imprenditori devono poter licenziare”) e annuncia la cancellazione dei contratti precari, dai co.co.pro in poi. Non solo. Promette che ci saranno anche le risorse per i nuovi ammortizzatori sociali, le vere tutele che secondo lui servono al Paese e a combattere la disoccupazione: si tratta di 1,5 miliardi che saranno inseriti nella legge di Stabilità, un’operazione che in totale varrà 20 miliardi senza però “1 cent di tasse in più”. Le minoranze interne sono dunque avvisate, sarà battaglia.

JOBS ACT – “In direzione Pd domani dirò che cancelliamo i co.co.pro e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato” la forma prevalente del lavoro. “L’imprenditore non è uno cattivo, deve avere diritto di lasciare a casa” un lavoratore “ma lo Stato no” . Lo dice Matteo Renzi a che Tempo che fa su Rai Tre parlando del Jobs act.

La mediazione non si fa tra maggioranza e minoranza del Pd ma con i lavoratori. Devo trovare una risposta che aiuti i lavoratori a uscire dalla crisi. Conservare le regole attuali non è la soluzione”.

“Potremmo mettere il Tfr mensilmente in busta paga. E’ complicato” ma ” se trovassimo il modo di dare liquidità alle piccole e medie imprese” potrebbe essere una soluzione.

Un miliardo e mezzo: e’ la cifra che fornisce il premier Matteo Renzi da mettere sugli ammortizzatori nella legge di stabilità. “Ne ho parlato con Poletti e Padoan questa mattina” dice a Che tempo che fa. “Un’operazione da circa 20 miliardi di euro o e non un centesimo di più tasse”. “Certo che e’ confermato il bonus da 80 euro”.

La crescita “tendenzialmente non avrà un risultato positivo anche se abbiamo bloccato la caduta del passato. Ma ora l’Europa ci deve dire che idea ha del futuro del’ Eurozona”.

L’ARTICOLO 18 – “Tutti stanno parlando solo di articolo 18 perché è un fardello ideologico”. L’unica azienda al di sopra dei 15 dipendenti che non ha l’articolo 18 sa qual è? E’ il sindacato, che poi ci viene a fare la lezione”. “L’articolo 18 è una battaglia ideologica della sinistra”. “Per 20 anni c’e’ una generazione di persone che ci ha raccontato cos’è la sinistra disinteressandosi della realtà delle persone. Il mio obiettivo non e’ far contento d’Alema ma la mamma che non ha la maternità. E non la si difende con l’art.18″.

LA SINISTRA COME MUSEO DELLE CERE – “Capisco che parte della sinistra è affezionata alla memoria, ma la memoria senza speranza e’ un museo delle cere”.

“Io sogno la sinistra che dà un’opportunità, non quella degli opportunisti. Non quella che gode al pensiero di stare inchiodati al 25% e gode a parlare fra di noi e non degli italiani”. “Possono anche mandarmi a casa domani mattina ma non pensino di telecomandarmi come una marionetta”.

“Poteri forti è un’espressione che non mi piace.. vedo molti pensieri deboli.. vedo persone che, con tutto il rispetto.. e’ normale che mi vogliano fare fuori. Sono a capo del Paese più bello del mondo e di un partito che ha preso il 41%”. Così Matteo Renzi a Che tempo che fa. “Perché molti prendono la parola solo ora? Forse perche’ non chiediamo il permesso prima di fare le cose?” aggiunge.

“Io sono cattolico, adoro il fatto che i vescovi possano intervenire nel dibattito pubblico. Quando intervengono ho da imparare. Ma noto che in questi anni sono stati zitti mentre si consumava una catastrofe educativa”.

“Domani per primo farò gli auguri a Bersani, perché domani avremo una discussione. A Bersani, con il quale discutiamo molto, dico di fidarsi: la ditta è sempre la ditta anche se non la guida lui”.

DIRITTI CIVILI – Civil partnership alla tedesca e ius soli. Sono i due interventi in tema di diritti civili che il premier Matteo Renzi si impegna a realizzare. “Sulla Civil partnership ho preso un impegno e lo confermo. Lo ius soli potrebbe non essere legato alla nascita in Italia ma almeno legato alla frequentazione di un ciclo scolastico” dice il premier a Che tempo che fa.

“GIUSTIZIA A OROLOGERIA” – “Il giochino di parlare di giustizia a orologeria fa male a chi lo dice. Mio padre mi ha insegnato il rispetto delle istituzioni e oggi mi aspetto lo stesso rispetto delle istituzioni: va lì, spiega, e dimostra cosa è successo. Io sono uno di quelli che crede alle coincidenze. Io so, e i miei figli lo sanno, che hanno un nonno per bene”. Lo dice Matteo Renzi parlando della vicenda che ha visto il padre indagato per bancarotta fraudolenta.

L’ISIS – “L’Italia già dentro la coalizione internazionale. Abbiamo una grande mninaccia terroristica in generale, con problemi nuovi, pensiamo alla Libia. Ho voluto che all’assemblea Onu risuonasse una cifra: 80mila, le persone salvate quest’anno nel Mediterraneo nell’operazione Mare nostrum, nel silenzio della comunità internazionale”. L’Europa “torni a fare l’Europa”.

LE CRITICHE DI DE BORTOLI E SCALFARI – “Sono affettuosi…”. Così Matteo Renzi risponde a Fabio Fazio che gli chiede di commentare le critiche ricevute da Ferruccio De Bortoli e da Scalfari.

IL VIAGGIO NEGLI USA – Importante durante il viaggio negli Usa “l’incontro con Bill e Hillary Clinton, riferimento della sinistra riformista, che vince, a livello mondiale. C’è tanta voglia di Italia nel mondo. Quello della fuga dei cervelli è un ragionamento stantio. Il capo finanziario di Apple è un dirigente romano. Il numero due di Amazon è un italiano. Tutta gente che adora il nostro Paese. Voglio recuperare questo entusiasmo”.

“Io non sono un massone, sono un boy scout. La verità è che io non omaggio certi poteri e questa è la reazione”. Così il premier Renzi in un lunga intervista a Repubblica alla vigilia della direzione del Pd. Se qualcuno pensa di volerlo sostituire si accomodi pure, ma “il Pd – il partito del 41% – non accetterà farsi da parte”. E sul lavoro, “reintegra può restare per casi di discriminazione”.

Le prime linee di Cgil, Cisl e Uil, con i leader dei tre sindacati, si vedrannolunedì mattina per valutare se ci sono i margini per una posizione unitaria sul Jobs act del governo Renzi e in particolare sullo scontro sull’articolo 18. L’incontro, a quanto trapela, è stato fissato in mattinata, alle 10.30, nella sede della Cisl.

Landini: l’articolo 18 è per i licenziamenti illegittimi – Dell’articolo 18 “non c’è bisogno per i licenziamenti discriminatori”, perchè comunque per tutelare i lavoratori su questo fronte ci sono già ,”il codice civile e la costituzione”. L’art 18, avverte il leader della Fiom Maurizio Landini, all’intervista di Maria Latella su Skytg24, “nasce per impedire i licenziamenti illegittimi”: è questa la sua vera sfera d’azione mentre è “una bugia che in Italia non si può licenziare”. E “sostituire questo diritto in cambio di una mancia, per pochi soldi, vuol dire mercificare tutto”.

Bersani: Renzi stia sereno,escluso rischio scissione – “Stia tranquillo, Renzi, stia sereno”: così l’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani ha commentato, a margine del voto per le primarie del centrosinistra, le parole di Renzi alla vigilia della direzione del partito in Emilia-Romagna. Bersani ha escluso un rischio scissione nel partito: “non esiste proprio”, ha detto. A giudizio di Bersani – alla vigilia di una direzione del Pd agitata anche dalle pariole di Pippo Civati che ha paventato un rischio scissione in caso di abolizione dell’articolo 18 – “bisogna rispettare le opinioni, non si può dire prendere o lasciare, chi ha responsabilità di dirigere deve cercare una sintesi, a casa tua cerchi una sintesi … Prendere o lasciare sull’articolo 18? Non esiste. C’è il Parlamento – ha aggiunto l’ex segretario del Pd – c’è un gruppo di emendamenti che sono stati presentati al Senato, tutti secondo me assolutamente ragionevoli”.A questo punto ciascuno si prenda le sue responsabilità, io continui a pensare che il Pd vada preservato e che anche il Governo vada preservato, ma che bisogna fare ogni sforzo su un tema così delicato per trovare la miglior sintesi, percorriamo una strada molto stretta e difficile”.

Blog Grillo, +7% morti mentre Renzi pensa ad art.18 – “In questi giorni il bollettino delle morti sul lavoro è diventato un bollettino di guerra. E’ uno dei pochi successi di Renzie, un bel +7,1% di morti rispetto all’analogo periodo del 2013. 489 morti ad oggi e lui pensa all’abolizione dell’articolo 18…”. Così il blog di Grillo commenta i dati sugli incidenti sul lavoro.

D’Alema: vecchia guardia? Renzi parla solo con parte avversa – Come scriveva Gramsci, ”può capitare che i giovani di una parte si facciano istruire dagli anziani della parte avversa. Mi pare che qualcosa di simile stia accadendo nel nostro Paese. L’unica vecchia guardia con cui Renzi interloquisce è quella rappresentata dal centrodestra di Berlusconi e Verdini. Al Pd vengono poi imposte, con il metodo del centralismo democratico, le scelte maturate in quegli incontri privati”. Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, l’ex premier Massimo D’Alema, secondo cui ”sul lavoro si può trovare una mediazione”. ”Renzi è in evidente difficoltà nei rapporti con Bruxelles. E sull’articolo 18 è in atto un’operazione politico-ideologica che non corrisponde a nessuna urgenza. Non esiste un’emergenza legata alla rigidità del mercato del lavoro”, afferma D’Alema. ”C’è persino il sospetto che si cerchi uno scontro con il sindacato e una rottura con una parte del Pd per lanciare un messaggio politico all’Europa e risultare così affidabile a quelle forze conservatrici che restano saldamente dominanti. Spero che Renzi si renda conto che una frattura del maggior partito di governo – avverte – non sarebbe un messaggio rassicurante. Se vuole, è possibile trovare un accordo ragionevole sugli interventi sul mercato del lavoro”. D’Alema sottolinea il ”dominio impressionante” di Angela Merkel in Ue. ”I popolari hanno una decina di eurodeputati in più, ma in Commissione hanno fatto l’en plein. La Merkel ha ottenuto le presidenze della Commissione, del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo”, osserva. ”La Merkel si è mossa da leader europea, i socialisti invece hanno ragionato in un’ottica di prestigio nei singoli Paesi. Lo ha fatto anche Renzi, che ora, per venire fuori dall’impasse e ottenere concessioni dall’Europa, ha deciso di puntare su una questione che è chiaramente ininfluente rispetto agli ostacoli alla ripresa economica, e cioè l’articolo 18”.

ANSA