Renzi a caccia dei fondi Ue missione di Delrio ad Atene

Matteo Renzi 1

Il vento della campagna elettorale comincia a spirare forte anche dentro la maggioranza. Matteo Renzi è infatti convinto che il braccio di ferro avviato dal Ncd sul decreto lavoro sia ispirato più che dalla sostanza del provvedimento, dall’esigenza che ha il partito di Angelino Alfano di trovare argomenti in grado di dare ancor più visibilità al partito che alle elezioni europee di fine maggio punta a superare il fatidico 4 per cento. 
MEDIAZIONI PER LA DELEGA

D’altra parte – è il ragionamento del premier che oggi rientra a Roma dopo due giornate trascorse in famiglia – quel decreto è importante per la delega che affida e non tanto per la quantità delle proroghe che il governo aveva fissato in maniera ambiziosa a otto sapendo che una trattativa si sarebbe aperta. Ora che il testo è stato limitato e corretto in più punti, Renzi e il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, non intendono trattare oltre e oggi pomeriggio la Camera metterà in calendario il voto di fiducia. La fretta del presidente del Consiglio – che intende blindare il testo che uscirà da Montecitorio anche a Palazzo Madama – rischia però di essere rallentata dall’ostruzionismo del M5S che potrebbe far slittare il voto finale nel fine settimana. Poco male per Renzi che intende avviare in settimana anche due importanti capitoli del suo cronoprogramma. Ovvero, la riforma della pubblica amministrazione e quella della giustizia. Su quest’ultimo tema si inizierà con confronti informali prima del varo di una riforma che il guardasigilli Andrea Orlando intende presentare nel mese di giugno. Un antipasto, seppure solo indirettamente collegato, ci sarà in settimana con la desecretazione dei materiali su alcune importanti stragi (Piazza Fontana, Italicus e stazione di Bologna). Gli attacchi dell’opposizione sulle coperture al taglio dell’Irpef non preoccupano Renzi che, raccontano, si è divertito nel constatare che il M5S e il capogruppo di FI alla Camera abbiano ripreso, per attaccare il taglio dell’Irpef, un articolo vecchio di due mesi dell’Economist. Proprio per dare ulteriore conferma che «stavolta si fa sul serio», è ormai pronto il piatto forte. Ovvero la riforma della Pubblica Amministrazione che il ministro Madia potrebbe presentare già al prossimo consiglio dei ministri e che di fatto contiene molti dei presupposti che renderanno strutturali alcuni tagli e conseguenti coperture. Qui la sforbiciata sarà pesante e servirà anche a calmierare mediaticamente il ”colpo” ricevuto dalle banche. Tra prepensionamenti, mobilità e tagli degli stipendi dei dirigenti pubblici, ci sarà materia per far innervosire altre categorie e, come accade da qualche settimana, per aumentare le percentuali di gradimento del premier e quelle del suo partito. Il clima è molto positivo per il governo e il duplice bagno di fallo (venerdì a Roma e domenica a Firenze) hanno galvanizzato l’ex sindaco di Firenze che continua a professare con i suoi ministri e collaboratori la linea dell’ «avanti come un treno» senza defatiganti mediazioni o frettolose retromarce. Nel programma ”sforbici-Italia” vanno infatti trovate le risorse, così come vanno trovate in un uso più corretto dei fondi europei. 
ROADMAP IN EUROPA

Proprio su quest’argomento giovedì il sottosegretario Delrio sarà ad Atene per scongiurare la perdita di 5 miliardi del piano 2007-2013 che potrebbero essere recuperati nel nuovo accordo di partenariato 2014-2020 che da solo vale 60 miliardi di euro. L’obiettivo di Renzi non sono soltanto le elezioni europee, quanto l’avvio, ad inizio giugno, del semestre di presidenza italiana dell’Unione. A quell’appuntamento intende arrivare con tutte le riforme in cantiere. Compresa, ovviamente, quella istituzionale.

Il Messaggero