Regno Unito, le urne spingono Cameron per gli exit poll male i laburisti

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Conservatori in netto vantaggio sui laburisti, LibDem spazzati via, Scottish National Party trionfante, Ukip più tenace del previsto, Verdi quasi irrilevanti e il Dup, Democratic Unionist Party, il partito nordirlandese, che inizia a vendere cara la pelle. È questo il quadro che emerge dai primi exit polls delle elezioni britanniche diffusi dalla Bbbc alle dieci in punto di sera, alla chiusura dei seggi dell’elezione più complicata, oscura, tortuosa e imprevedibile della storia recente del Regno Unito. Un risultato più netto del previsto e subito contestato da tutti, innanzi tutto dai laburisti, che si sono visti assegnare una previsione di 239 seggi, contro i 316 dei Tories, i 58 dell’Snp pigliatutto (in Scozia ci sono solo 59 seggi), i 10 dei LibDem e i 2 di Ukip.
CAMBIO DI STRATEGIA
Se fosse confermato, il risultato dei LibDem costringerebbe il partito a cambiare strategia rispetto al passato, essendo uscito così malconcio dai 5 anni di governo. E quindi anche se i 10 seggi ipotizzati per loro, sommati ai 316 attribuiti ai Tories, permetterebbero di arrivare alla maggioranza di 326 voti (in realtà bastano 323 voti, togliendo quelli di Sinn Fein e quelli dello speaker), la situazione è ancora fluida e bisognerà aspettare la giornata di oggi per avere certezze. Se le prime proiezioni fossero confermate, Cameron potrebbe non dover lasciare Downing Street, ma all’orizzonte del Regno Unito si profila un evento potenzialmente molto destabilizzante, ossia il referendum sull’Unione europea, unica ragione per la quale la comunità finanziaria londinese ha dato con riserva il suo appoggio a David Cameron, auspicando una prosecuzione della coalizione con gli europeisti LibDem di Nick Clegg. Si parla della possibilità che questo referendum venga anticipato per limitare il periodo di incertezza.
L’INCERTEZZA
Il Regno Unito non è mai apparso tanto diviso in tribù, geografiche e politiche, e dell’incertezza delle ultime settimane ha risentito anche la sterlina, che ha registrato una volatilità ai massimi degli ultimi 5 anni nei confronti del dollaro, superiore a quella del referendum scozzese o della crisi della zona euro. Così come i listini britannici hanno chiuso in terreno negativo per via dell’apprensione legata ai risultati, che sembrano aver premiato una ripresa economica comunque superiore a quella degli altri paesi europei e un’austerità che ha portato dei risultati in termini di competitività, anche se in molti, e questo è stato il principale motivo di supporto dei laburisti di Miliband, non hanno ancora sentito i frutti della ripresa. Ma con una stampa largamente schierata a favore della coalizione Tories-LibDem, dal Financial Times, all’Economist fino all’insospettabile “The Independent”, solitamente a sinistra, o dei Tories, come il Times, il Telegraph e la maggior parte dei tabloids, Miliband ha avuto dalla sua solo il Guardian e poco altro, facendo dire all’advisor politico David Axelrod, che aveva già portato Barack Obama alla vittoria negli Stati Uniti, che i tabloids britannici sono più faziosi di Fox News.
IL PRECEDENTE DEL 1992
Secondo i commentatori politici, il risultato più significativo riguarda i LibDems, che sembrano essere stati spazzati via dalla cartina politica per essere stati giudicati irrilevanti durante il precedente quinquennio. Ma già nel 1992 un’elezione che nella notte sembrava “too close to call”, con un risultato troppo vicino per essere stabilito, si è poi rivelata essere una netta vittoria dei conservatori.

Il Messaggero