Referendum, Cei: i cattolici discutano su trivelle. Grillo, Pd invita all’astensione dal voto

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Nel Consiglio Episcopale Permanente i vescovi italiani hanno discusso anche “sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle, ossia se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni”. Lo afferma il comunicato del Consiglio Episcopale Permanente, rilevando che “l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’Enciclica Laudato Si’ di papa Francesco”.

“Non c’è un sì o un no da parte dei vescovi al referendum”, ha spiegato mons. Galantino, sottolineando però che “il tema è interessante e che occorre porvi molta attenzione”. “Gli slogan non funzionano – ha aggiunto il numero due della Cei -. Bisogna piuttosto coinvolgere la gente a interessarsi alla questione”. “Il punto, quindi – ha aggiunto -, non è dichiararsi pro o contro alle trivelle, ma l’invito a creare spazi di incontro, di confronto”.

Il problema va affrontato alla luce non solo di quello che dice il Papa ma anche di quello che è stato lungamente discusso dalla Chiesa. Quindi parlarne, non fermarsi al sì o al no, perché manca un sufficiente coinvolgimento delle persone”. “E non si tratta – ha concluso – del solo problema delle trivelle, domani ci sarà quello del nucleare, poi altri ancora. Manca piuttosto l’approccio culturale, il ragionare sulle cose”.

“Non era semplice farsi sorpassare a sinistra dai vescovi”, afferma il deputato di Possibile Pippo Civati: “Stavolta dobbiamo prendere atto che sul referendum il Pd ha una posizione più arretrata di quella della Cei. Per i vescovi infatti è necessario informare i cittadini, discutere ‘se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni indipendentemente dal si o dal no’. Per il Pd invece bisogna oscurare o astenersi”.

Altre voci si levano dal coro. Beppe Grillo su Twitter scrive: “Pd trivella democrazia e invita all’astensione dal voto” che lancia l’hashtag #pdtrivellademocrazia.

Referendum, Cei: i cattolici discutano su trivelle. Grillo, Pd invita all’astensione dal voto
Flash mob a Roma per il Sì al referendum sulle trivellazioni nel mediterraneo del 17 aprile (agf)

“Il 17 aprile votiamo sì”, precisa ancora Grillo sul proprio blog. “Il Partito democratico – sottolinea – ha ufficialmente scelto di fare campagna per l’astensione. I rappresentanti piddini inviteranno i cittadini a restare a casa: per non esercitare il diritto-dovere sancito dalla Costituzione. È uno scandalo. Sconsigliare la partecipazione è un gesto vigliacco. Il Partito degli Ignavi – prosegue Grillo – ha deliberatamente scelto di non risparmiare 360 milioni di euro, imponendo di non accorpare il referendum con le amministrative. Giusto per fare due calcoli, quei soldi avrebbero ripagato circa la metà delle perdite dei cittadini truffati dal salva-banche”.

La rivendicazione alla scelta dell’astensione della segreteria dem, non trova d’accordo neanche Gianni Cuperlo: “Risolvere le questioni politiche appellandosi ai numeri”, spiega Cuperlo, “non è una prova di autorevolezza o forza, perché un partito deve discutere”. E, avverte l’ex presidente dell’assemblea Pd, “i congressi sono fondamentali, ma non c’è scritto da nessuna parte che occorra concepire il risultato del congresso come cristallizzato nel tempo. Gli organi dirigenti servono anche a costruire ragioni e percorsi che devono condurre a prendere delle buone decisioni”. “Penso – aggiunge – che sia un diritto e un dovere andare a votare e sarebbe stato più logico e saggio entrare nel merito del quesito, ma se siamo arrivati al referendum ci sono ragioni e responsabilità che riguardano anche il governo”. Di qui l’auspicio: “Spero che nella Direzione di lunedì ci sia il senso di questo e che si possa ragionare”.

Al Giornale Radio Rai, Roberto Speranza, esponente della minoranza del Pd invita il Pd a “cambiare posizione sulla vicenda trivelle, è inaccettabile immaginare un grande partito, il più grande del Paese, che invita i cittadini all’astensione. Sarebbe un errore madornale” dice, in vista della riunione della direzione di lunedì. “E’ un referendum inutile, costoso che non si poteva abbinare alle amministrative” gli risponde dagli stessi microfoni il capogruppo alla Camera Ettore Rosato. “Questo non è un referendum contro le trivellazioni – aggiunge Rosato – questo è un referendum che vorrebbe chiudere alcune piattaforme che estraggono il gas. Migliaia di lavoratori ci operano e ci sono grandi investimenti”.

Romano Prodi scende in campo per il ‘No’: “Se dovessi votare voterei certamente per mantenere gli investimenti fatti, su questo non ho alcun dubbio anche perché è un suicidio nazionale quello che stiamo facendo. Quindi se voto al referendum voto no”, dice ad Affaritaliani. “E’ un tema importantissimo – aggiunge l’ex premier -. Ci ho riflettuto bene e devo dire che mi sono sempre schierato sull’assoluta necessità di avere, ovviamente nella massima sicurezza, una produzione nazionale, come hanno tutti i Paesi. E’ assolutamente necessario anche attrarre gli investimenti esteri, come accade in tutte le nazioni del mondo, certamente, come detto, garantendo la massima sicurezza. E comunque – spiega il Professore – se non lo facciamo noi nello stesso mare lo fanno altri. Poi, sul caso specifico della consultazione referendaria, rifletterò bene quando torno in Italia”.

Contro l’astensione anche il deputato Pd e presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, interpellato a Montecitorio: “Se rimaniamo sull’astensione finirà che il Paese avrà alcune regioni per il sì e alcune per il no. E il Pd che fa? Il federalismo delle trivelle. Non ha senso. Ha più senso dire sì o no. Contiamoci in direzione, andranno alcuni in maggioranza e altri in minoranza e ci mettiamo la faccia sia nelle regioni che vogliono le trivelle sia in quelle che non le vogliono”.

“Nei referendum i partiti devono dare un orientamento ma poi lasciare sempre la libertàdi voto” afferma il senatore Vannino Chiti, convinto che “la paura della partecipazione”sia “un arroccamento autodistruttivo”. Convinzioni che si ritrovano anche nelle parole del senatore Federico Fornaro, che critica la “burocratica dichiarazione” dei due vice-segretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani che ieri hanno annunciato l’astensione del Pd e che dovrà essere ratificata lunedì dalla Direzione. Sulla stessa lunghezza d’onda Dario Ginefra, che annuncia il suo voto a favore malgrado avrebbe preferito un accordo fra Regioni e governo per evitare la consultazione: “Reputo un errore invitare all’astensione i propri iscritti e simpatizzanti”.

Tagli corto Matteo Orfini, presidente del Pd, “c’è la direzione convocata lunedì che è sovrana – dice – e deciderà” l’atteggiamento che il Pd dovrà tenere nei confronti del referendum, un referendum però “sbagliato”, che si fa contro una legge “votata dal Pd quando era capogruppo Roberto Speranza”. Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, si dice pronto ad autodenunciarsi agli organi di garanzia del Pd: “Mi auguro che non avvenga un ordine di astensione o sarò costretto a non rispettarlo”: “Io – spiega arrivando al forum di Confcommercio a Cernobbio – andrò a votare e voterò sì”.

Questa mattina, a Roma, in piazza del Pantheon, un flash mob organizzato dal Comitato nazionale “Vota SI’ per fermare le trivelle”. Si chiama “Un mare nero” e partecipano cittadini e attivisti a un mese esatto dal referendum in cui si chiederà di votare sì “per evitare che le multinazionali del petrolio e del gas possano sfruttare le concessioni di cui già dispongono ‘sine die’, quindi senza alcun vincolo temporale e fino all’esaurimento dei giacimenti”.

La Repubblica