Refendum trivelle, si vota: urne aperte con l’incognita quorum

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SEGGI APERTI dalle 7 per il referendum sulla durata delle concessioni per i giacimenti di petrolio e gas, il cosiddetto ‘referendum trivellazioni’. Si vota fino alle 23 con l’incognita quorum: se non va alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto la consultazione non è valida. E il fronte dei contrari – più che invitare a votare No – punta proprio sull’astensione per far fallire il referendum.

Tutto si gioca quindi su un numero: 25.393.171. Sono gli elettori che dovranno andare a votare perché il referendum sia valido. Un obiettivo che è raggiunto sempre più raramente: siamo lontani da quell’87% del referendum del divorzio del 1974. Dal 1997 (con l’eccezione del 2011, per il voto sull’acqua pubblica) il quorum non è stato più raggiunto.

Il primo dato sull’affluenza è atteso per le 12 e darà una prima indicazione su quanti italiani hanno deciso di andare a votare. Dato che sarà difficile confrontare con le precedenti consultazioni, visto che per la prima volta dagli anni ’90 si torna a votare solo la domenica. Come indicazione però vale la pena di prendere gli ultimi due referendum, nel giugno 2011 (quorum raggiunto) e nel giugno 2009 (quorum non raggiunto). Si votava domenica fino alle 22 e lunedì fino alle 15. Nel 2011, alle 12 di domenica, aveva votato l’11,6% degli aventi diritto: il quorum fu raggiunto di poco, con il 54% dell’affluenza. Nel 2009, alla stessa ora, l’affluenza era del 4%.

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Su cosa e come si vota. Gli elettori sono chiamati in sostanza a dire se vogliono che “quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Si tratta di un referendum abrogativo: in caso di vittoria del Sì (ovvero Sì alla cancellazione di una parte della legge che le proroga “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”) le concessioni per gli impianti di estrazione di gas e petrolio entro dodici miglia dalla costa non verranno rinnovate. In caso di vittoria del No o di non raggiungimento del quorum la norma rimarrà in vigore così com’è, ovvero l’attività di estrazione potrà continuare fino all’esaurimento del giacimento.

Per votare, l’elettore deve semplicemente barrare la casella con il Sì o quella con il No.

Se il quorum dovesse essere raggiunto di poco (molti dei contrari in questo caso si sarebbero astenuti), è assai probabile che vincano abbondamente i Sì.

Le posizioni sull’astensione. Il governo punta al non raggiungimento del quorum invitando gli elettori ad astenersi ma le posizioni sia nel consiglio dei ministri che nella maggioranza sono molto variegate. A scompigliare le carte al premier – per cui è “inutile” andare a votare – ci si è messo il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, con la sua esortazione, senza tanti giri di parole, a partecipare al voto: “Al referendum si deve votare, nel modo in cui ogni cittadino crede di votare, ma si deve partecipare al voto”.

Alfieri della partecipazione i presidenti di Camera e Senato. Per Laura Boldrini “dobbiamo incrementare la partecipazione e non scoraggiarla, tanto più in un tempo in cui c’è molto disamore. Poi uno vota quello che vuole ma il diritto-dovere di votare è una grande opportunità che non va persa”. Della stessa opinione Pietro Grasso secondo il quale il referendum “è uno strumento popolare, democratico, costituzionale. Quindi io certamente io parteciperò alla votazione”.

Sulla stessa linea, nonostante non ci sia ancora una conferma ufficiale, anche il presidente della repubblica Sergio Mattarella in linea con la tradizione seguita dai suoi predecessori al colle: sempre presenti alle urne per qualsiasi consultazione. Regola aurea sempre rispettata anche da Giorgio Napolitano nei suoi quasi due settennati al quirinale che però, stavolta, ha espresso forti riserve sulla consistenza del ricorso al referendum considerato “pretestuoso” perché “non si possono dare significati simbolici a un referendum”. Insomma, ha spiegato, “se la costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto sia causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria”.

Il premier Matteo Renzi e la maggioranza dei dem sono scesi in campo a favore dell’astensione. Una posizione condivisa da gran parte dei ministri. Andrà, invece, a votare e voterà no il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti. In prima fila nella campagna per il Sì al referendum M5s, Lega Nord e Sinistra Italiana. Caso diverso per la Sinistra dem e Forza Italia a favore della partecipazione al referendum ma con posizioni divise al loro interno tra favorevoli e contrari. Ap registra due posizioni come ha spiegato il capogruppo alla camera aurizio Lupi: astensione o votare no.

I numeri: quanti alle urne. Il corpo elettorale si divide in due parti, quello in Italia e quello all’estero. Sul territorio nazionale sono chiamati al voto 46.887.562 elettori, di cui 22.543.594 maschi e 24.343.968 femmine. A questi vanno aggiunti i 3.898.778 elettori residenti all’estero, di cui 2.029.303 maschi e 1.869.475 femmine.

La Repubblica