Redditometro, la promessa di Orlandi: «Il fisco non si accanirà sugli onesti»

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ROMA I contribuenti onesti possono stare tranquilli: l’Agenzia delle Entrate non ha nessuna intenzione di accanirsi sugli italiani «per bene». Il direttore dell’Agenzia, Rossella Orlandi, è tornata a rassicurare i contribuenti in buona fede spiegando che sia il redditometro che gli studi di settore non sono strumenti «automatici». Sul redditometro – ha detto nel corso di Telefisco 2015 – «non c’è un uso spropositato, di massa. Quando ci sono forti incongruenze si va in contraddittorio su elementi concreti». E nel caso degli studi di settore per l’imprenditore «non è obbligatorio adeguarsi» se ci sono ragioni certe e documentabili per non farlo. Nel Paese esiste una situazione di «evasione diffusa» soprattutto sul pagamento dell’Iva ma Orlandi si è detta ottimista sulla possibilità di recuperare le risorse previste dalla legge di stabilità dalla lotta all’evasione. L’approccio sarà concreto evitando i controlli sui formalismi e concentrandosi sul contrasto alle frodi. Oggi «sarà pronto – ha detto – il modello definitivo per il rientro di capitali e a breve avremo la circolare esplicativa. Ci sono segnali per una grande adesione» a questa misura. Un altro tassello che, secondo Orlandi, semplificherà la vita ai cittadini sarà l’arrivo della dichiarazione precompilata. «È una rivoluzione – ha spiegato – il contribuente una volta controllata la dichiarazione sarà «liberato da qualsiasi obbligo». Non dovrà fare file nè presentare alcun documento. «Tutti sono preoccupati ma dobbiamo essere sereni» ha detto rispondendo alle preoccupazioni dei professionisti sulle sanzioni previste in caso di errori. «Il professionista deve controllare poche cose», ha aggiunto, «risponderà solo in caso di incongruenza su quanto presentato.
LE PARTITE IVA
Orlandi infine ha ricordato che la nuova norma sul regime dei minimi (15% di pagamento a forfait per i titolari di partita Iva con un massimo di reddito a seconda dell’attività tra 15.000 e 40.000 euro) consente dal 2015 a «700 mila soggetti», come «artigiani e piccoli commercianti», di entrare in questo regime da cui prima erano esclusi. Insomma, la difesa di una norma che nelle settimane scorse lo stesso premier Matteo Renzi aveva in qualche modo disconosciuto sottolineando la necessità di modificarla dopo le proteste del mondo dei professionisti. Questi ultimi hanno fatto osservare come il precedente regime, abrogato dalla nuova norma, fosse per molti di loro più conveniente. Con le vecchie regole, infatti, per i giuvani professionisti, con meno di 35 anni di età, era possibile pagare una tassa forfettaria di solo il 5 per cento per i redditi fino a 30 mila euro. Il governo ha già manifestato l’intenzione di voler modificare la norma nei decreti attuativi della delega fiscale che saranno esaminati dal consiglio dei ministri del prossimo 20 febbraio. In Parlamento, tuttavia, dove è in discussione il decreto milleproroghe, diversi partiti, da Scelta Civica al Nuovo Centro Destra, hanno presentato emendamenti per riportare in vita il vecchio regime dei minimi. Emendamenti sui quali ci sarebbe la convergenza in Commissione anche di ampi pezzi del Partito Democratico. C’è insomma la possibilità che il Parlamento modifichi le norme prima dell’intervento del governo.

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