Rai Way, spunta l’ipotesi di una public company con Mediaset e Telecom

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ROMA Tra veti politici e regole di mercato di opposta interpretazione, le banche d’affari cercano di dipanare il garbuglio creato con il lancio dell’opas Ei Towers su Rai Way. Questo matrimonio non s’ha da fare, ha subito ammonito Matteo Renzi. Per tutta risposta, il Biscione di Cologno fa sapere che non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro, perchè ci sono tutte le condizioni affinchè vincano non le ragioni della politica ma quelle del mercato. Insomma, è difficile oggi immaginare l’epilogo di una storia che potrebbe, senza una soluzione mediata, finire a colpi di carte bollate, magari con l’intervento dei tribunali. Per trovare una soluzione al garbuglio, c’è chi pensa si possa allargare il gioco dalle infrastrutture tv agli assetti delle tlc, in un meccanismo che potrebbe coinvolgere anche partner internazionali come Vivendi, tra poche settimane azionista importante di Telecom Italia. E in campo a studiare le varie ipotesi già si muovono Banca Imi, Unicredit e Mediobanca.
Nella girandola di incontri, contatti e colloqui, negli ultimi giorni Pasquale Cannatelli, ad di Fininvest cui fa capo Mediaset, avrebbe incontrato tre banchieri di prima fila, mentre la prossima settimana l’ad di Mediaset, Giuliano Adreani, e quello di Telecom, Marco Patuano, dovrebbero fare lo stesso. La banca d’affari di Intesa Sanpaolo, azionista di Telco-Telecom, fattasi avanti per il finanziamento dell’opas Ei Towers, che ha invece preferito JpMorgan, potrebbe ora entrare a far parte di un polo costitutito da Rai Way, Inwit ed Ei Towers. Inwit è la newco alla quale il 14 gennaio, davanti al notaio milanese Carlotta Dorina Stella Marchetti, Telecom ha tenuto a battesimo la controllata cui sono state affidate in dote le antenne di trasmissione dei segnali tlc.
STERILIZZARE
Sarebbe il modo per sterilizzare, senza mortificarla, l’offerta lanciata dal gruppo Mediaset, in modo da tramutare quella che oggi appare uno scontro tra politica e industria in una scelta industriale di largo respiro. Telecom ha dato vita a Inwit con l’obiettivo di quotare in Borsa il 49% entro giugno, accompagnata da Banca Imi e Deutsche Bank che ne garantiranno il collocamento. La quotazione in Piazza Affari potrebbe però non essere l’unica strada percorribile perché potrebbe essere affiancata da quello che in gergo finanziario si chiama un dual track, cioè un percorso alternativo alla quotazione come l’accordo con un partner. E questa strada potrebbe prevedere il conferimento di Inwit in Rai Way a fronte del quale la Rai resterebbe azionista di maggioranza lasciando a Telecom una minoranza qualificata. Subito dopo tornerebbe in scena Ei Towers, per completare l’aggregazione. Ma come far accettare l’idea del condominio al gruppo Mediaset che ha lanciato l’opas per comandare e al governo che si fa forte di un Dpcm per ribadire il controllo al 51% di Rai Way? L’abilità dei banchieri che presto si faranno vivi anche a Palazzo Chigi sta nel dimostrare i maggiori vantaggi per tutti che si avrebbero dall’integrazione tra antenne tv e torri tlc. Se tutto dovesse quadrare, l’obiettivo dei banchieri è dare vita a una public company con tre azionisti al 20-22%. Inoltre, una capacità di profitto a due cifre potrebbe risultare assai convincente anche di fronte a veti politici che, oggi, per nulla al mondo cadrebbero trattandosi di una proposta targata Berlusconi. Il piano SuperAntenna, pensano i banchieri, potrebbe persino dare vita a un nuovo e più proficuo per tutti Patto del Nazareno con declinazione finanziaria.
LA GARA
Per questo Unicredit, che ha affiancato Ei Towers nella gara per le torri Wind vinta dall’iberica Abertis, e Mediobanca, anch’essa in uscita da Telco-Telecom, hanno cominciato a porre le varie tessere nel mosaico ideale. Una di esse andrà a posto tra poche settimane, quando l’8,3% di Telecom verrà girato da Telefonica a Vivendi nell’ambito della maxi-integrazione brasiliana tra Vivo e Gvt. Di Vivendi è presidente Vincent Bollorè, azionista con l’8% di Mediobanca di cui Unicredit è il primo socio con l’8,6%, mentre suo sodale (che verrà cooptato nel cda di Vivendi) è Tarak Ben Ammar, consigliere Telecom in quota a Mediobanca ma anche conoscenza antica e collaudata di Berlusconi. In parallelo alla traiettoria su Telecom, Vivendi tra costruendo lo sbarco in Mediaset Premium, della quale Telefonica è azionista con l’11%. In una Telecom alla ricerca di un assetto azionario definitivo, un nocciolo duro formato anche da Vivendi e Mediaset servirebbe a stabilizzare gli equilibri ma anche a dare un’accelerazione alle sfide delle tlc e della banda larga.

IL MESSAGGERO