Rai Way, altolà dell’Antitrust «Fusione con forti criticità»

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Potrebbe scattare l’altolà dell’Antitrust sul blitz Rai Way targato Mediaset. Un stop che rischia di pesare come un macigno sull’Opas da 1,2 miliardi lanciata da Ei Towers che finora ha già incassato lo stop del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e la frenata del cda Rai. A fissare paletti precisi è il contenuto della lettera inviata ieri dall’Antitrust al quartier generale Mediaset. Formalmente la missiva indirizzata ad Ei Towers è una richiesta di ulteriori informazioni cui dare seguito entro cinque giorni. Già, perché le informazioni fornite con la comunicazione preventiva della concentrazione sono definite «gravemente incomplete» e comunque non idonee a consentire una compiuta valutazione. Almeno quattro i punti da chiarire: le minacce a valle sulla concorrenza dell’intero mercato radiotelevisivo, il destino delle frequenze Rai in pancia a Rai Way, ma anche il nodo della proprietà del 51% delle torri pubbliche.
LE RICHIESTE

Mancherebbero, infatti, le indicazioni necessarie sulle «Condizioni generali dei mercati interessati», in particolare sui mercati a valle rispetto a quelli delle infrastrutture. Ma, in ogni caso, i dettagli messi finora sul tavolo sono già sufficienti a fare emergere un alto grado di preoccupazione, fa notare l’Authority guidata da Giovanni Pitruzzella nella stessa lettera. Insomma, ce n’è abbastanza per una valutazione negativa sull’operazione, e quindi per lo stop all’affondo Mediaset.
Quali sono le forti criticità su cui l’Authority ha già puntato il dito? Non si tratta soltanto dei dubbi pesanti su una fusione che coinvolge le uniche due tower companies che dispongono delle infrastrutture per le trasmissioni tv e radiofoniche nazionali. Non è soltanto questo, seppure cruciale, il problema. Le preoccupazioni di Pitruzzella e dei suoi riguardano soprattutto gli effetti verticali della fusione nei mercati a valle del settore televisivo. Cioè? Visto che Ei Towers fa parte di un gruppo fortemente integrato verticalmente, e quindi che produce contenuti, in rischio di ostacolo della concorrenza c’è eccome se si guarda al mercato del broadcasting digitale, ai mercati della raccolta pubblicitaria e al mercato della pay-tv. Il faro dell’Antitrust è dunque puntato proprio su tutta la filiera radiottelevisiva che potrebbe essere toccata dalla concentrazione. Mercati sui quali, per il momento, l’Authority si è limitata a chiedere informazioni integrative ad Ei Towes.
Per il resto, l’Antitrust chiede le informazioni necessarie a definire con più dettaglio la divisione del mercato delle infrastrutture, con particolare riferimento al numero di siti primari e strategici in cui sono presenti Ei Towers, Rai Way e gli altri concorrenti, con tanto di copertura teorica che raggiungerebbe la nuova entità.
La questione, evidentemente, è la stessa già sollevata due giorni fa dal sottosegretario alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, che faceva riferimento alla specificità della situazione italiana in cui non esistono operatori «puri» che trasportano soltanto contenuti di altri. Sia nel caso Rai che nel caso Mediaset c’è invece uno stretto collegamento rete-contenuti. E i due gruppi insieme, dicono gli esperti, posseggono la metà dei multiplex (frequenze) nazionali, hanno più del 70% dell’audience complessiva e raccolgono quasi tutta la pubblicità sulla piattaforma digitale terrestre.
Ma oltre alle integrazioni sulla titolarità dei diritti d’uso del Multiplex Rai 1-5, vale a dire le frequenze delle reti pubbliche, sulla proprietà di Ray Way c’è un altro punto cruciale che solleva l’Autorità. Come può essere fattibile l’operazione, si chiede Piazza Verdi, se il Dpcm del 2014 prevede il mantenimento in capo alla Rai del 51% di Rai Way? La parola passa a Mediaset che però sul punto ha già risposto precisando che un Dpcm non è una legge.

Il Messaggero