«Rai, via la Gasparri anche per decreto»

Rai: sede di roma

Il primo annuncio Matteo Renzi lo dà a una manifestazione dem sulla scuola: «La Rai, elemento costitutivo dell’identità culturale ed educativa del Paese non può essere disciplinata da una legge che si chiama Gasparri. A marzo la cambieremo». Parole, quelle del premier, che, appena battute dalle agenzie, agitano Forza Italia partito culla della legge che prende il nome dell’allora ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri. Agitazione che diventa rivolta, con sconfinamenti nell’invettiva personale, quando Renzi, a ”In mezz’ora“, precisa il concetto: «Il nostro obiettivo è di rendere la governance della Rai più efficiente e di non far eleggere il nuovo Cda Rai con la legge Gasparri. Se in Parlamento ci sono i tempi, faremo un ddl, se invece ci sono le condizioni di urgenza e necessità faremo un decreto legge come prescrive la Costituzione». Premesso che viale Mazzini non può più essere un luogo di spartizione tra i partiti, il presidente del Consiglio dice di pensare che la Rai «debba essere il grande motore dell’identità educativa e culturale del Paese e, in quanto tale, non può essere normata da una legge che si chiama Gasparri. Lo dico – sottolinea – perché ho un’idea dell’identità educativa e culturale diametralmente opposta a quella di Gasparri».
SCATENATO
Le dichiarazioni del premier devono aver guastano la digestione a Gasparri, che si scatena su Twitter: «Matteo Renzi è un vero imbecille. E’ di un’abissale ignoranza, privo di basi culturali, solo chiacchiere, distintivo e insider trading. Pensa di trattare la Rai come le aziende di famiglia del padre o come la sinistra ha fatto col Monte dei Paschi». Toni esagitati – che fanno scattare l’annuncio di querela da parte del padre del premier – e da cui si allontanano, pur lasciando invariata la sostanza, i commenti degli altri esponenti di FI, saliti sulle barricate assieme ai membri di M5S in commissione Vigilanza. «La legge Gasparri ha innovato e migliorato la Tv in Italia – scrive su Twitter Renato Brunetta – Renzi spudorato, solito battutista, dimostra ignoranza e pochezza di contenuti». Il pomeriggio di domenica vede la rete affollarsi di reazioni forziste: «Caro Renzi – sostiene Giovanni Toti – la legge Gasparri ha modernizzato il sistema radiotelevisivo. La sinistra non è mai stata capace di nulla di simile». Contro Renzi anche il M5S: «Se, a suo dire, il servizio pubblico non può essere disciplinato da una legge che si chiama Gasparri, è anche vero – recita una nota dei grillini in Vigilanza Rai – che non può essere disciplinato da un decreto che si chiama Renzi». Contrari alla riforma della Rai attraverso una procedura d’urgenza sono tutti gli esponenti dell’opposizione intervenuti sul tema, che a tal proposito invocano la «vigilanza delle massime cariche dello Stato». D’altra parte – alla luce della scrupolosa attenzione al dettato costituzionale che caratterizza il curriculum del capo dello Stato – non sarebbe impensabile qualche dubbio di Mattarella a firmare un decreto legge sulla materia. In quest’ottica si può leggere l’iniziativa del segretario della Vigilanza, Michele Anzaldi, che invita i presidenti di Camera e Senato «ad aprire una corsia preferenziale per rendere possibile una riforma tramite ddl e non con un decreto». Infatti, secondo l’esponente dem, «i tempi per intervenire in via parlamentare, per quanto molto ristretti, ci sono».

Il Messaggero