Rai, un decreto sul canone e tagli del 10% pure ai vip

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Riforma del canone in chiave anti-evasione e tagli lineari ai compensi dei collaboratori, vip inclusi. Sono le ultime novità da viale Mazzini nel giorno in cui si torna a parlare di legge Gasparri e nel Pd c’è chi la rivaluta.
I tempi in cui la sinistra manifestava sotto le finestre di viale Mazzini sembrano lontani anni luce. Per aver usato l’aggettivo «discussa» riferito alla legge in questione, Lilli Gruber si beccò una ramanzina del vice direttore del Tg1 Maccari. Liti furibonde, scontri. Dieci anni dopo, in un clima decisamente più rilassato, un convegno è tornato sul luogo del delitto: ha ricordato l’anniversario della legge. Era il 2004, duopolio imperante. La Gasparri era il campo di battaglia. Sotto le finestre di viale Mazzini ora regna una strana quiete. La sfida col Biscione non è più in cima alle priorità. Ora le priorità sono i conti in rosso.
LA SCURE

A tutti i collaboratori che hanno la partita Iva, un macrocosmo che orbita intorno alla Rai fatto di collaboratori, conduttori, autori, programmisti, è stato ridotto il compenso. Un taglio tra il 5% e il 10%. La scure si è abbattuta su tutti, nessuno escluso. A partire dai conduttori vip, da Massimo Giletti ad Antonella Clerici a Tiberio Timperi. La notizia l’ha data in anteprima ma senza entrare nei dettagli lo stesso direttore generale Gubitosi martedì scorso, in seduta serale, a San Macuto ai membri della Vigilanza. Gli unici che non pagheranno dazio sono i nuovi collaboratori, quelli alla «prima utilizzazione», come quelli chiamati a far parte della squadra della nuova Ballarò. E nei viali di Saxa Rubra e dintorni è tutto un mugugno, un recriminare. C’è chi si è rivolto al sindacato interno per sollevare il «caso».
NUOVA GOVERNANCE
Ma dicevamo del convegno – Fare Futuro, organizzato nella Sala Zuccari del Senato – affollatissimo di telecamere. Il dg Rai Luigi Gubitosi più interessato al presente che al passato: «Sarebbe auspicabile e opportuno che la governance della Rai fosse più vicina ad aziende come Eni, Enel, Finmeccanica e Poste che ad enti pubblici come le Asl o le biblioteche comunali». Vero che ad aprile 2015 lascerà libera la poltrona? «Ho detto solo che mi scadrà il contratto», ha chiarito Gubitosi, negando poco dopo che anche la Tarantola sia in «uscita». Fedele Confalonieri si è portato dietri i titoli dei giornali dell’epoca e li ha letti uno per uno: «Mediaset senza limiti»; «L’anti-trust fermi la Gasparri»; La Costituzione aggirata col trucco del digitale». Tante stroncature di una legge che invece per il presidente del Biscione «ha introdotto regole nuove e ha saputo vedere lontano», preparando il passaggio dall’analogico al digitale .
E se Gasparri, ex ministro alle Comunicazioni, ha difeso la sua creatura, non era affatto scontato che una voce amica arrivasse dal Pd. L’apprezzamento tardivo ma non per questo meno gradito di Salvatore Margiotta, vice presidente della Vigilanza: «Il merito della legge è stato quello di rivedere complessivamente il sistema radiotelevisivo – ha detto Margiotta – nel più ampio capitolo del sistema delle telecomunicazioni. Per Margiotta la legge ha molti meriti, ma va aggiornata». Opinione non condivisa dal suo collega di partito e di Vigilanza, Michele Anzaldi. («E’ stato un provvedimento pessimo: ha tutelato Mediaset senza sfiorare il conflitto di interessi»).
IL PIANO INDUSTRIALE

Il governo e il premier Renzi hanno la Rai in cima ai pensieri. Il nuovo piano industriale prevede risparmi e accorpamenti. Secondo qualcuno la riforma del servizio pubblico sarebbe parte integrante del patto del Nazareno siglato tra Berlusconi e Renzi. «Non ci sono patti della crostata, anche perché sarebbero tutti inutili nel contesto che cambia continuamente, sarebbero un’icona di dietrologia», taglia corto Antonello Giacomelli, sottosegretario del ministro per lo sviluppo economico. I suoi collaboratori già tempo stanno lavorando alla riforme del canone Rai. Giacommelli conferma: «É vero, ci stiamo lavorando, sappiamo che il canone è la tassa che gli italiani odiano di più. Ci stiamo ispirando ai modelli in uso negli altri paesi europei». Il governo pensa a un decreto da varare entro la fine dell’anno. Pagheremo di meno? «Dico solo che il nuovo canone sarà più allargato e più equo».

Il Messaggero