Rai, lo sciopero divide i dipendenti

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I giornalisti che varcano il cancello di via Teulada si beccano qualche fischio, non si va oltre qualche sfottò: telecamere spente, va in onda solo la protesta. La scena si ripete identica in quasi tutte le sedi regionali dove ieri mattina è stata indetta dai sindacati di categoria la «giornata di mobilitazione» contro il taglio di 150 milioni previsto dal decreto Irpef. 
Lavoratori divisi. Da una parte le sigle sindacali Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal. Dall’altra la Cisl e l’Usigrai, il sindacato interno dei giornalisti Rai. «Il prelievo di 150 mln di euro mette a rischio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale», si legge sui volantini distribuiti per strada. Salta Agorà, saltano tutte le trasmissioni in diretta. Alta, secondo al Cgil, la percentuale delle adesioni: in nessuna unità produttiva meno del 65% con punte fino al 90% e con una media nazionale di oltre il 75%». «E’ stato un successo», – esulta il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, «i lavoratori Rai si preoccupano dell’azienda più del suo azionista». La spending review in salsa Rai «è una scelta sbagliata», ripete da Macerata la Camusso. Per la leader Cgil ci sono altri fantasmi in vista, «la progressiva privatizzazione di un’azienda pubblica è un’idea sbagliata».
INSULTI WEB

Divisi dentro. Divisi fuori. Sui social network volano anche gli insulti, accuse alla «casta dei mezzibusti», «servi della politica». Atmosfera pesante, ferita difficile da ricucire. Per la presidente della Rai Anna Maria Tarantola il rischio più grande però è un altro: già a partire da settembre il «rosso» toccherà gli abissi di bilancio, quota 162 milioni di euro. Se si scende sotto un terzo del capitale netto si va dritti in tribunale con i registri in mano. Unica via d’uscita la cessione di una quota di minoranza di RaiWay, la società che ha la proprietà delle torri che trasmettono il segnale. 
A Saxa Rubra e dintorni si respira intanto un’atmosfera pesante. Lo strappo che si è consumato sarà difficile da ricomporre. Il vice ministro alle Comunicazioni Giacomelli, a margine di un’assemblea della Confindustria commenta lo sciopero, «la reazione di un mondo in qualche modo protetto», «che non si rende conto di quello che vuol dire per tanta parte del Paese».
BLACK OUT MUNDIAL

Si schiera con chi ha scioperato Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza contrario alla cessione di RaiWay, «una vendita scellerata». Ieri era prevista a San Macuto una nuova audizione del Cda in commissione Vigilanza. E ancora una volta si è parlato di sprechi. Luisa Todini, che in autunno si dimetterà da consigliere per dedicarsi a tempo pieno a Poste spa, ha messo il dito nella piaga. «L’edizione della mezzanotte dei tg regionali – ha rivelato – costa 12 milioni di euro l’anno, tutti soldi che si potrebbero risparmiare se il tg breve delle 22 (dove c’è una persona che rimanda al tg della mezzanotte) rimandasse al canale nazionale all news». Le polemiche insomma non mancano, c’è materiale su cui «lavorare». 
Non fa sconti neanche Michele Anzaldi, Pd. Il segretario della commissione Vigilanza chiede come mai sia saltata su Rai Sport l’annunciata conferenza stampa di Andrea Pirlo, episodio «grave», perché a poche ore dall’inizio del Mondiale». C’era già stato un precedente: «Non c’è due senza tre».

Il Messaggero