Rai, il nuovo piano tg verso il rinvio

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«Cosa mi ha più colpito? Se lo dico mi giura che non scriverà il mio nome? Non voglio sembrare quello che spara sull’ambulanza. Mi hanno colpito la vetustà degli studi; la polvere di certe stanze, la vecchia moquette; gli ambienti rimasti com’erano vent’anni fa; i giornalisti poco motivati; le testate che non si parlano e le cassette vintage e ormai fuori commercio utilizzate nelle sale di montaggio. Se penso al paragone con Sky mi vengono i brividi…».
Da qualche minuto ha ripreso a piovere. La visita al quartier generale Rai è durata più di 4 ore, dalle 10.30 del mattino alle 14. La delegazione di parlamentari della commissione di Vigilanza lascia Saxa Rubra sotto gli ombrelli portandosi dietro un’immagine cupa come le nuvole che si avvicinano e non promettono nulla di buono.
DIRETTA FACEBOOK

Una giornata in un certo senso storica, quella di ieri. La montagna che va da Maometto. Con il presidente della Commissione, il 5 Stelle Roberto Fico che addirittura decide di fare la diretta Facebook. «Non era mai successo nella storia della commissione di vigilanza Rai che si andasse ad ascoltare in sede», scrive con enfasi sul suo profilo. Che aggiorna in tempo reale: «Sono a Saxa Rubra con la delegazione della commissione un confronto con i comitati di redazione sul piano di riforma delle testate giornalistiche».
In precedenza si era andati in senso inverso, i comitati di redazione ricevuti a San Macuto. Non che questo debba sminuire l’evento di ieri, la visita voluto anche dall’Usigrai, il sindacato dei giornalisti. Si trattava di capire cosa si pensa del piano-Gubitosi. Toccare con mano, verificare. Dal Tg1 (ma non dal direttore Mario Orfeo) e dal Tg3 (soprattutto dal direttore Bianca Berlinguer) è arrivata l’ennesima bocciatura. Neutrali Tg2 e RaiParlamento, favorevole invece Monica Maggioni (Rainews24) e in genere i giornalisti della testata regionale. Contrarissimi a RadioRai, dove i Gr hanno scioperato qualche giorno fa per contestare il taglio delle edizioni.
Le audizioni continueranno. Nei prossimi giorni verranno sentiti i direttori di Rete e, in videoconferenza, nei locali della commssione Difesa anche i dirigenti della Bbc. Entro dicembre la Vigilanza dovrà arrivare ad una risoluzione comune per dettare all’azienda di viale Mazzini gli indirizzi. Andare avanti, oppure, come pare, fermarsi, giacché difficilmente il piano industriale di accorpamento delle testate avrà la benedizione della politica. In teoria, ma solo in teoria, già nei primi mesi del 2015 è previsto il dimezzamento dei Tg sul modello della Bbc o della spagnola Tve o anche della tedesca Ard-Ztf. Il parere della commissione parlamentare non è vincolante. Sarà comunque decisivo, però, fanno capire in viale Mazzini. «È stato un confronto importante, non potevamo pensare di fare il punto sull’offerta informativa della Rai senza ascoltare i giornalisti che la producono ogni giorno. É chiaro – conclude Margiotta – che nei Cdr ci sono resistenze al piano ma è altrettanto vero che ci sono molti giornalisti che fanno le stesse cose». E Pino Pisicchio, capogruppo del Misto, prendendola più alla larga: «Quando si dice che la politica deve stare lontana dalla Rai sono d’accordo. Ma solo se vuol dire avere un ruolo nella promozione di un caporedattore o nella rimozione di un usciere, Diverso è se parliamo di un atto di indirizzo del servizio pubblico…». E la Rai? Per l’azienda che aspetta oggi l’esito della quotazione in borsa di Raiway, la riforma rimane fondamentale e necessaria.
I 5 MICROFONI DI BRISBANE

Sullo sfondo della visita c’era un’immagine forte: quei 5 microfoni con il logo Rai immortalati a Brisbane. Cinque troupe per seguire la trasferta australiana del premier Renzi e trasmettere servizi molto simili. Il simbolo di tutti gli sprechi. Un assist a Gubitosi che ad aprile concluderà il suo mandato. Chi ha autorizzato la trasferta multipla? La caccia al colpevole è cominciata.

Il Messaggero