Quote Ue, il contro-piano dell’Italia «250 milioni e via 25 mila profughi»

IMMIGRAZIONE: SBARCHI SENZA SOSTA A LAMPEDUSA, TRE IN ARRIVO

Le parole del ministro Angelino Alfano sono chiarissime: «Prima l’Europa dimostri di essere aperta e solidale perché sin qui abbiamo fatto tutto da soli». E’ il segno che la trattativa è aperta e che per l’Italia la bozza del ”piano Juncker”, al quale la Gran Bretagna ha già detto no, è lontana dal costituire una soluzione in materia di immigrazione. A fronte del documento, che prevede un commissariamento delle nostre procedure sull’immigrazione e nessuna certezza in merito alle ”quote obbligatorie di accoglienza”, l’Italia chiede certezze. A partire dalla cosiddetta ”relocation” dei richiedenti asilo: almeno 25.000 dei ”nostri” ridistribuiti sul territorio europeo. Poi i fondi. Lo scorso anno abbiamo destinato oltre 630 milioni di euro all’accoglienza, nel 2015 la cifra rischia di superare gli 800milioni. Gli stanziamenti proposti da Bruxelles non bastano. «Abbiamo colto il segnale della presenza delle navi europee con l’operazione Triton, ma ora prima di chiedere altre cose, l’Europa sia solidale sia dal punto di vista economico che da quello dell’accoglienza», dice Alfano.
LA CONTROPROPOSTALa proposta europea, che segnala alcuni ”hotspot” e prevede una sorta di commissariamento della nostra immigrazione non dà garanzie altrettanto chiare. E se il ministro si limita a dire: «L’Italia è un Paese sovrano», c’è già un’ipotesi alternativa al piano Juncker. A fronte dei 60milioni di euro previsti per supportare l’accoglienza, in tutti gli stati membri, l’Italia chiede 250 milioni per se stessa. E anche per le cosiddette quote di accoglienza si parte dalle cifre. Il piano prevede una distribuzione dei richiedenti asilo in base al pil, alla densità e al numero di rifugiati già presenti nei paesi Ue, criteri che, di per sé, destinerebbero ai nostri centri un numero minimo di migranti. Ma alla teoria, il Viminale oppone richieste concrete, punta alla ”relocation”: lo spostamento di almeno 25mila rifugiati presenti sul nostro territorio, negli altri paesi. La trattativa sarà lunga e riguarderà anche i tempi. Il rischio è che i controlli arrivino prima del sostegno.
LA COMMISSIONENulla è deciso, e non è detto che l’Agenda per l’Immigrazione, iillustrata domani a Bruxelles, sarà approvata nella sua stesura da tutti e 28 i membri dell’Unione. Anzi. La Gran Bretagna ha già ribadito per e-mail ai partner la contrarietà al concetto stesso di una “redistribuzione obbligatoria per quote” dei richiedenti asilo. Germania, Francia e naturalmente Italia sostengono il “piano Juncker”, ma resta, oltre a quella del Regno Unito, l’opposizione di alcuni Paesi del Nord e dell’Est Europa. L’aspetto forse meno problematico riguarda la nuova missione Triton, con più navi e più mezzi, che nella proposta della Commissione dovrebbero essere schierate già entro la fine di maggio. In questo caso, anche con la collaborazione della Gran Bretagna, che avrebbe messo a disposizione una portaelicotteri, un impegno che va al di là dello schieramento europeo e che prevede una sorta di “rinforzo” nazionale alla missione Ue. Lo scetticismo è evidente nelle parole del portavoce della Commissione, Natasha Bertaud. «Juncker, il presidente, ha chiarito già in passato le sue intenzioni riguardo a Frontex che va rafforzata per la ricerca e il salvataggio di migranti, a un sistema di emergenza per condividere gli oneri sui richiedenti asilo arrivati nella Ue, e di persone in cerca di protezione all’esterno dei confini comunitari». Si fa molta confusione, nei media, tra i boat people che comprendono per lo più migranti economici, e i profughi dislocati nei paesi confinanti con la Siria che sono invece chiaramente in fuga dalla guerra. La disponibilità di alcuni Paesi riguarda questi ultimi, non gli altri. «Il testo – aggiunge la Bertaud – sarà discusso ma non è detto che sarà finalizzato nella forma attuale». Il termine di fine maggio vale anche per la “redistribuzione” dei richiedenti asilo fra gli Stati membri. L’obiettivo, si legge nella bozza che sarà resa ufficiale domani, è quello di «assicurare una partecipazione equa, equilibrata di tutti gli Stati a questo sforzo comune». Quanto alla revisione degli accordi di Dublino, le regole saranno riviste soltanto nel 2016. Ma il tema è cruciale per l’Italia, perché Dublino prevede che si possa chiedere l’asilo solo nel Paese di primo approdo. Le regole di Triton indicano che il primo approdo sia quello del Paese dove le navi “sbarcano” i profughi. Ma che dire delle unità britanniche non inquadrate in Triton? Nebbia fitta a Bruxelles.

Il Messaggero