«Qui Samantha, sono fuori dal Pianeta»

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Giusto per chi fosse arrivato all’ultimo momento da Marte e – sorpreso – non la trovasse, l’astronauta Samantha Cristoforetti ha lasciato un gentile messaggio nel risponditore automatico della posta elettronica: «Mi dispiace, sarò fuori dal Pianeta per un po’». A parte che quel dispiacere è proprio di cortesia, l’assenza della 37enne trentina durerà sei mesi, giorno più giorno meno, compreso quello del suo compleanno, il 26 aprile: è la missione “lunga” Futura-42 della prima astronauta italiana, portata in orbita e nella Storia ieri sera dalla Soyuz alle 22.01 dal cosmodromo di Bajkonur, in Kazakistan.
Nove minuti schiacciata nella capsula di sopravvivenza dell’attualmente unico spazio-taxi per arrivare a 400 chilometri d’altezza e iniziare a tallonare per sei ore, sul filo dei 28mila chilometro orari, la Stazione spaziale internazionale fino alla manovra di attracco, affidata al comandante russo, il veterano Anton Shkaplerov.

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IL SOGNO
È il sogno che si avvera per la bambina cresciuta a Malé, scalando le Dolomiti del Brenta e restando a bocca aperta, nelle notti senza nuvole, sotto la volta stellata che le rapiva il cuore. E il cervello, perché per diventare astronauta @astrosamantha (così seguitela su Twitter) ha dovuto superare studi e selezioni durissimi: prima ingegnere aerospaziale a Monaco di Baviera, poi pilota dell’aeronautica militare (è capitano) top gun, infine candidata astronauta dall’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Agenzia spaziale europea. Nel 2009 hanno vinto in sei, su 8.500 fenomeni: nel gruppetto anche Luca Parmitano, che l’ha preceduta sull’Iss.
«Paura? Come si fa ad avere paura di una cosa che si è tanto desiderata e per cui si tanto lavorato?», ha sempre ripetuto la Cristoforetti rimbalzando tra i centri di addestramento negli Stati Uniti, in Russia, in Germania e in Giappone: dovreste sentirla quando parla di traiettorie orbitali passando da una frase all’altra dall’inglese-yankee al russo al tedesco. Già che c’era (non si sa mai, avete visto il film Gravity?) ha imparato anche il cinese.
Nonostante il carattere d’acciaio, la notte della vigilia ha confessato di aver dormito poco nella stanzetta della casa-quarantena in cui gli astronauti attendono, al riparo da raffreddori e influenze, l’ora X. Da lì ha spedito l’ultimo tweet prima di salire sul bus per la rampa di lancio:«Ci sentiamo dallo spazio! Grazie a tutti del supporto e dell’entusiasmo, È tempo di andare a Cosmodromo». Un po’ scontata la scelta dell’ultima canzone per “caricarsi”: It’s the final countdown, mentre è comprensibile che la sua ultima doccia (l’avanzatissima stazione spaziale in questo caso è purtroppo peggio di un camper) sia durata parecchio.
IL BLOG
Il contatto con noi terrestri sarà continuo (Parmitano docet) grazie al blog avamposto42.esa.int: «Vado nello spazio con tutta me stessa, con tutto quello che sono e di cui ho fatto esperienza, e porto certamente con me ogni persona che ho incontrato e che mi hanno insegnato qualcosa, dai miei genitori, ai miei amici ai miei docenti e istruttori».
La divulgazione delle attività della stazione è diventata un aspetto centrale delle missioni degli astronauti, impegnati da un’agenda fittissima di attività che coprono tutto lo scibile: stati, enti pubblici, università e aziende private spendono un occhio per effettuare esperimenti possibili solo con la microgravità che attende la Cristoforetti ed è indispensabile farlo sapere prima di tutto ai contribuenti.

Il Messaggero