Questa Roma ha un principio di scucchietta

AS ROMA

Il campionato della Roma poteva certamente essere diverso, peggiore. Le premesse in fondo c’erano tutte, si ripartiva – sulla carta – da una straordinaria campagna di indebolimento, un mercato concluso con un attivo da fare invidia perfino all’Udinese; durante il quale sono andati via i gioielli della rosa, i giovani di talento che secondo i più avrebbero dovuto costituire la base sulla quale edificare il futuro: Marquinhos, Lamela, Osvaldo. Poi è arrivato lui, il mister Rudi Garcia ed è stata la svolta, con le parole e coi fatti ha rimesso “la chiesa al centro del villaggio”. Un catenacciaro rock: schieramento a testuggine con, praticamente, due linee di centrocampo, la prima fatta da un trio di mediani e la seconda, quella più avanzata, formata da una mezzala, un’ala ed un trequartista. Tanto pragmatico ed abile nella comunicazione da ricordare, anche per carisma, Fabio Capello. Fino all’involuzione. Regressione totale, in campo e davanti ai microfoni. In questo senso un momento chiave può essere considerata la partita giocata a Roma contro l’Udinese, vittoria risicatissima e dichiarazioni da tizio qualunque della panchina: “Abbiamo trovato i tre punti e questo è quello che conta”. Quanto appare lontano in questi frangenti il sopracitato Capello, che nei momenti delicati della stagione sapeva toccare le corde giuste, ribaltare il tavolo, e dopo una sconfitta spiazzare con frasi del tipo: “Stasera ho capito che vinceremo lo scudetto”. Passi indietro dialettici ma anche tattico-morfologici, con la mascella possente di Don Fabio che sfuma verso la “scucchietta”- per dirla con Fiorello – di Luis Enrique, dove la seconda linea di centrocampo diventa un tridente pesante, con Destro nei panni di Osvaldo e Gervinho in quelli di Borini. Pesante il tridente offensivo e pesante diventa pure la manovra. E noia fu, anzi, volendo restare su Roma-Udinese c’è da sottolineare che l’undici guidato da Enrique ottenne un tre a uno molto più convincente dal punto di vista del gioco. Peggio ancora Rudi Garcia ha fatto nelle dichiarazioni che hanno preceduto Roma-Torino, dove scordando che nella gara d’andata anche i grantata non furono molto soddisfatti dell’arbitraggio ha lamentato il fatto “che la striscia vincente (le 10 vittorie consecutive d’inizio stagione) è stata fermata da errori arbitrali, come il fallo su Benatia nel gol del Torino o il rigore negato a Pjanic”. Frasi che avrebbe dovuto lasciare ai tifosi, non coerenti con il personaggio che avevamo conosciuto ad inizio stagione; che deturpano in maniera forse irreversibile la sua immagine di vincente, nonostante il campionato di altissimo livello. Possibile che dopo tanti mesi, comprendendo di non trovarsi in un paesino ma in una grande metropoli, abbia perso qualche certezza ed un po’ di senso dell’orientamento? Dov’è finito l’uomo che aveva rimesso la chiesa al centro del villaggio? Ritroverà la strada, oppure avrà bisogno di fermarsi a chiedere indicazioni? “Noio volevan, volevon, savuar, noio volevan savuar l’indiriss… Per andare dove dobbiamo andare, da che parte dobbiamo andare?”

Roberto Rossi