Quella lettera della prefettura per scegliere la coop di Buzzi

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La lettera per aprire un varco alle coop di Salvatore Buzzi a Castelnuovo di Porto parte dalla Prefettura di Roma subito dopo l’incontro tra Giuseppe Pecoraro e il braccio destro di Massimo Carminati: il 18 marzo 2014. Nei giorni precedenti, il Ros aveva intercettato il progetto di Mafia capitale per trovare una sponda a Palazzo Valentini: l’appuntamento con Gianni Letta e il successivo incontro con Pecoraro. E il documento che sembra apparentemente smentire le parole pronunciate dal Prefetto dopo gli arresti, nel corso dell’audizione all’Antimafia. Pecoraro aveva ammesso di avere ricevuto Buzzi, sostenendo però di non avere dato alcun seguito alle sue richieste. La sollecitazione di Palazzo Valentini alle amministrazioni, invece, è identica al progetto che gli indagati ipotizzavano al telefono dopo la bocciatura del Tar per la gestione del Cara: ospitare i richiedenti asilo nei 100 appartamenti della coop Eriches 29. Affare che poi non è andato in porto.
LA LETTERA
Nel tardo pomeriggio del 18 marzo Buzzi viene ricevuto da Pecoraro. Subito dopo parte la lettera, firmata dal dirigente Roberto Leone: «Alla luce delle manifestazioni di disponibilità ricevute – si legge nel documento indirizzato al sindaco di Castelnuovo di Porto e al Questore – si chiede alle signorie loro, per i profili di rispettiva competenza, se sussistano motivi ostativi alla stipula di una convenzione con il soggetto indicato “Eriches 29 consorzio cooperative sociali”. La sede proposta per l’accoglienza si trova in Borgo del Grillo. Si allega la documentazione relativa alla manifestazione di disponibilità ricevuta e si resta in attesa di cortesi urgenti notizie, rappresentando che, in mancanza di elementi ostativi, si procederà alla stipula della convenzione».
Negli atti dell’inchiesta della Dda, i carabinieri documentano quanto avvenuto nei giorni precedenti: «Il 15 marzo 2014 Buzzi comunica alla dottoressa Paola Varvarazzo (della prefettura di Roma ndr) che avevano perso al Tar (aggiudicazione del Cara di Castelnuovo di Porto) e la gara era stata aggiudicata alla coop Auxilium». Il giorno dopo Buzzi parla con Carminati, gli racconta del Tar e aggiunge: «Domani c’ho un appuntamento con Gianni Letta, quindi quanno mi ricapita?». È Luca Odevaine, componente del tavolo per i rifugiati, a suggerire a Buzzi gli argomenti da affrontare con Letta: «Gli si potrebbe chiedere, perché Pecoraro c’ha ferma un sacco de roba, c’ha fermo Castelnuovo di porto 100 appartamenti…Allora si può chiedere a Pecoraro che sbloccasse la situazione e Letta interverrà perché il filo c’è, se glielo dice lui si sblocca in un secondo». Il 18 Buzzi viene fotografato in via del Nazareno 8, dove ci sono gli uffici di Letta. «Domani alle sei – dice nell’intercettazione successiva a Mario Schina, collaboratore di Odevaine – vado dal prefetto». Alle 17,40 del 18 marzo il Ros lo segue fino a Palazzo Valentini. E il 19 marzo Buzzi comunica a Odevaine: «Col prefetto è andata molto bene. Gli abbiamo parlato di questo Cara di Castelnuovo di Porto…no del Cara, gli abbiamo parlato di questo immobile che c’è». E Odevaine: «Degli appartamenti». Buzzi risponde: «E lui mi ha detto: basta che il sindaco me dice di sì, io non c’ho il minimo problema, anzi la cosa è interessante, lasciatemi tutto». E Odevaine: «Gli hai detto che anche la Scotto Lavina era stata già informata?». «Sì, non c’è stato nemmeno bisogno – replica Buzzi – perché lui ha sposato subito il problema».
IN ANTIMAFIA
L’11 dicembre Pecoraro aveva spiegato in Antimafia: «È vero, ho ricevuto Buzzi, ma non sapevo nemmeno chi fosse. È venuto da me dopo che Letta mi aveva telefonato. L’ho ricevuto e ho detto no alla sua proposta che consisteva nella disponibilità di 100 appartamenti per gli immigrati di Castelnuovo di Porto. Gli ho spiegato che lì ho già il Cara, che gli immigrati in una città così piccola sarebbero stati troppi».
LA REPLICA
Adesso il prefetto spiega: «È una lettera che abbiamo scritto a tutti i sindaci della provincia, là dove ci fosse l’offerta di posti, per una sorta di par condicio e per evitare polemiche. Personalmente ero contrario, perché a Castelnuovo c’era già il Cara e il sindaco aveva chiesto sostegni straordinari in materia di ordine pubblico. La cosa è finita lì». Il prefetto ricorda anche che, dopo gli arresti, ha chiesto al ministro Alfano lo scioglimento del Consiglio comunale di Castelnuovo di Porto.

Il Messaggero