Quella bellezza che l’Italia non è capace di difendere

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ROMA La Grande Bellezza può essere trattata con grande leggerezza? Un approccio alla Rome&You, privo di gravitas e di consapevolezza profonda dell’identità dell’Urbe e della nazione di cui è Capitale, può essere applicato al patrimonio artistico di questa città che è universale? La devastazione di Piazza di Spagna pone interrogativi così e impone il tema della difesa orgogliosa della nostra storia, cioè del nostro futuro. L’esercito dell’Isis non è ancora arrivato e probabilmente non arriverà mai, ma gli hooligan possono uccidere il Barocco – e un po’ già lo hanno fatto – per non dire di altre orde di tifosi, o di cortei particolarmente arrabbiati, o di black bloc, o di No Tav, o di vandali d’ogni ordine, grado e provenienza capaci di scatenare la guerra nei salotti fragili e preziosi di questa città e ora può essere la Barcaccia e un domani l’Arco di Costantino. Come strumento di difesa e di tutela andrebbe rispolverata e urgentemente applicata per esempio, sia pure non alla lettera ma nello spirito, la delibera della municipalità di Roma del 1162. Di cui parla Salvatore Settis, ex direttore della Scuola Normale di Pisa e uno dei massimi studiosi del nostro paesaggio: «Riguarda la Colonna di Traiano. C’è scritto che ”per salvaguardare l’onore pubblico della città di Roma, la Colonna non dovrà mai essere danneggiata o demolita ma restare così com’è per tutta l’eternità, intatta e inalterata fino alla fine del mondo. Se qualcuno attenterà alla sua integrità, sarà condannato a morte e i suoi beni saranno confiscati dal fisco». La pena capitale naturalmente sarebbe troppo per gli indiavolati del Feyenoord e per i loro eventuali emuli. Ma il problema del pugno di ferro, come parte del tutto, va introdotto con forza.
SCARICABARILE
Francesco Rutelli, che è stato ministro dei Beni Culturali dopo aver fatto anche il sindaco di Roma, è una delle persone più titolate a spiegare la questione che attiene sia alla sicurezza sia all’identità della Capitale e di altre città d’arte e di stratificazione storica. Premette: «Questa due giorni è stata gestita male. La prevenzione non ha funzionato. La parola magica è collaborazione: è un brutto segno quando c’è un rimpallo di responsabilità tra le varie autorità cittadine. Altra parola magica è lunga lena». Cioè? «Significa – incalza Rutelli – che dopo le ordinanze occorre un controllo permanente sull’attuazione delle medesime. E ancora: nuove regole e nuove pene. Se un gruppo di ubriachi danneggiano la panchina del giardinetto di quartiere, è grave e debbono pagare per questo. Ma è più grave se distruggi un dito della fontana del Borromini a Piazza Navona e magari te lo porti a casa. Occorre introdurre nella legislazione un’aggravante per danneggiamenti al patrimonio storico-artistico». Proprio quella che non c’è. Ma adesso il governo, anche grazie alle insistenze del comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, sta facendo marciare in Parlamento una legge che va in questa direzione e che a suo tempo proprio Rutelli prima da ministro e poi da senatore propose. Stavolta, dovrebbe andare a buon fine la cosa. Ed è già qualcosa. Anche se un tipo come Vittorio Sgarbi, con la morte nel cuore e sul filo del paradosso, dice che non c’è niente da fare. Assicura Sgarbi: «Non si può difendere Roma».
ANTONELLO E DONATELLO
Proprio no? «Ci salverebbe – incalza Sgarbi – soltanto l’avere consapevolezza della nostra storia. Ma non ce l’abbiamo noi e non ce l’hanno quelli che vengono da fuori. Siamo in un momento di fine della civiltà, e questo è un cancro incurabile. Le misure di sicurezza servono fino a un certo punto. I teppisti olandesi non avevano la percezione che la Barcaccia fosse un’opera d’arte, pensavano fosse soltanto un cassonetto pieno d’acqua e ci hanno buttato dentro la loro spazzatura. Ma anche un italiano non ubriaco pensa più o meno questo, o magari crede che sia stata costruita 30 anni fa, durante la Prima Repubblica». Sgarbi è un fiume in piena, sembra la Fontana dei quatro fiumi di Piazza Navona: «Quando io parlo di Tiziano, mi chiedono: ma chi, Tiziano Ferro. E Antonello è Venditti, non Antonello da Messina. Il Carpaccio è un pezzo di carne. Donatello un parrucchiere». Messa così, ci sarebbe da arrendersi, o da soffrire in attesa di altre devastazioni e di ulteriori supplizi. Ma invece, no. Occorre combattere e scrollarsi di dosso quella timidezza che è mancanza di orgoglio nei confronti della nostra identità. E aveva ragione Friedrich Hegel a dire, nei «Principi della filosofia e del diritto» (1821), che «i monumenti sono abitati dall’anima della memoria e dell’onore di una nazione». Quindi? «L’Italia – spiega Claudio Strinati, ex soprintendente e uno dei maggiori storici dell’arte – dovrebbe farsi consapevole della propria specificità artistica che appartiene all’umanità ed è parte stessa dell’umanità. Ogni monumento va protetto come se fosse una persona e sottoposto allo stesso tipo di legislazione che vale per i cittadini. Per una persona viene aggredita, l’aggressore viene bloccato e punito. Deve valere la stessa cosa, e non è ancora così, per i monumenti e per tutte le creazioni artistiche. La Barcaccia è una persona, e nessuno ci si può avvicinare con una mazza: sennò va in carcere o comunque va punito».
LA MOBILITAZIONE
Anche John Ruskin, dicendo che «il paesaggio è il volto amato della patria», faceva in qualche maniera il parallelo tra persona fisica e creazione artistica o tessuto geografico-culturale. Il senatore Walter Tocci, che è stato uno dei protagonisti dell’amministrazione romana ed è scrittore e saggista, parte da ragionamenti così, per dire che «la migliore tutela del nostro patrimonio è quella che viene dai cittadini. Il senso della cura e del riconoscimento, da parte della popolazione, verso i monumenti lo rende meno vulnerabili. Meno sono soli e più sono sicuri».
Mobilitazione, dunque, più sicurezza. E’ la ricetta giusta? «Quando i cittadini vedono un simbolo ferito – incalza Rutelli – capiscono l’importanza della difesa della nostra cultura, proprio come sta accadendo in queste ore per la Barcaccia. Il discorso comunque va esteso. Chi danneggia il decoro e la convivenza civile, per esempio quelli che rubano il rame nelle strade ferrate paralizzando un Paese, deve pagare sanzioni durissime e deve imparare attraverso i lavori socialmente utili a capire quanto è importante il valore della bellezza e quello della vivibilità».

IL MESSAGGERO