Quei quattromila jihadisti europei

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Prima di decidere di partire per la guerra santa e far perdere le proprie tracce, Anas al Italy, ”l’Italiano”, è stato un rapper che col nome di Mc Khalifh è finito persino in un’intervista su Mtv. Da Vobarno, in provincia di Brescia, aveva creato un blog, Sharia4Italy, dal quale manteneva i contatti con i vertici del movimento islamico paneuropeo Sharia4, con base in Belgio. E due mesi dopo essere stato arrestato, e immediatamente rilasciato, per addestramento con finalità di terrorismo, Anas al Italy ha fatto perdere le sue tracce. E’ lui uno dei 53 ”italiani” partiti per la jihad, di cui quattordici, secondo la nostra intelligence, sarebbero morti in battaglia. E’ sulla quarantina di superstiti che si concentrano servizi e antiterrorismo per prevenire fatti analoghi a quelli di Parigi. Un esercito che, in Europa, conta quasi 4000 combattenti: 930 soltanto dalla Francia, come ha dichiarato recentemente il ministro dell’interno Bernard Cazneuve, 2000 dalla Gran Bretagna. Il paese col maggior rapporto tra ”soldati” e abitanti è la Svezia, da dove sono partiti 250-300 paramilitari.
I COMBATTENTI ”ITALIANI”
Quelli partiti dal nostro Paese provengono quasi tutti dal Nord, in particolare da Lombardia ed Emilia. «Si tratta per lo più di stranieri che risiedono o hanno risieduto nel nostro Paese – ha spiegato Claudio Galzerano, direttore divisione all’Ucigos e presidente del Terrorism working group del consiglio europeo fino alla fine 2014 – o combattenti che, partendo da altri paesi europei, hanno utilizzato il nostro territorio come hub per raggiungere o ritornare dal conflitto siriano». E’ il caso di Abdelkader Tliba, arrestato un anno fa nel porto di Ancona mentre rientrava dalla Siria e appartenente ad una cellula radicale islamica francese.
L’INTERVENTO DI ALFANO
Su di loro e sui «lupi solitari», che si addestrano sul web e potrebbero essere pronti ad agire anche da soli. Come aveva spiegato il sottosegretario con delega all’intelligence Marco Minniti già nelle passate audizioni al Copasir (la prossima sarà martedì) il primo obiettivo, e il più difficile, è quello di monitorarli costantemente e sapere quando dovessero presentarsi alla frontiere dell’Unione. Ieri Jean Claude Junker ha parlato genericamente del «rivedere Schengen», ma è su questo punto che si concentrerà anche una parte dell’intervento del ministro Angelino Alfano questa mattina alla Camera. Oltre alla rapida approvazione del pacchetto anti terrorismo nel prossimo consiglio dei ministri, il responsabile del Viminale parlerà della possibilità che l’Italia e il resto dell’Ue concordino controlli spot alle frontiere anche interne, la condivisione delle liste dei passeggeri (Pfr) così come previsto da una direttiva europea che dovrebbe essere approvata da Strasburgo, l’aggiornamento costante della lista dei ”foreign fighters” al livello europeo e la costituzione di un Casa (coordinamento tra polizia e servizi segreti) a Bruxelles.
VERTICE A PARIGI CON GLI USA
Di tutto questo si discuternno domenica i ministri degli interni in un vertcie al quale parteciperà, significativamente, l’Attorney General americano, Eric Holder. I servizi di intelligence Usa stanno collaborando alle indagini francesi e il loro ruolo sarebbe stato decisivo nell’individuare i due sospettati della strage a Charlie Hebdo.

Il Messaggero