Quartiere

Mandrione

Uno spicchio di quartiere che era come un paese, ci si conosceva tutti, noi ragazzini conoscevamo a memoria le targhe e i modelli delle auto di tutti, giocavamo per strada, sempre sporchi di terra e con le ginocchia perennemente sbucciate, il tram della Stefer ci passava davanti casa così come le linee Atac “T”, i pullman che arrivavano dai Castelli portavano tanti operai nei cantieri di zona, non siamo in un’estrema periferia, ma all’Arco di Travertino, dove tra dignitose palazzine e borghetto con i baraccati, ho passato la mia fantastica infanzia (e il resto della vita…), costellata di gioco, di divertimento, di botte per strada, di partite a calcio contro gli amici Casamonica e Spada che abitavano al Mandrione proprio lì davanti casa.

Un marciapiede, una decina di negozi dove trovavi però tutto l’essenziale, la Parrocchio di San Gaspare ancora in un garage, la bocciofila , un edicola e poi l’incrocio Arco di Travertino/Tor Pignattara che rappresenteva le nostre colonne d’Ercole, il punto da non superare e lì in quei 500 metri era tutta la nostra vita, i nostri primi baci, i nostri scambi di figurine i nostri giochi, le nostre corse in biciclette. Eravamo figli di tutti, ogni mamma era mamma anche degli altri e se c’era da dare un rimprovero o una “pizza” non c’erano figli miei o tuoi, tutti controllavano tutti, gli anziani erano rispettati e guai a mancargli di rispetto, altrimenti volavano altre pizze; il massimo del divertimento era avere 50 lire per un ghiacciolo o 20 per un bicchiere di spuma e quando ti andava bene 100 lire per una partita a flipper ma solo se i grandi non ci dovevano giocare, altrimenti “tela piccolè!”, il sabato il rituale della schedina, tutti gli adulti a discutere fuori dal bar su quale potesse essere la partita da doppia o la sorpresa (puntualmente sbagliata), Franco, il barbiere con il suo cavalluccio in metallo e cuscino di pelle verde bottiglia, Primo detto “er Polpo” che ci raccontava le storie del tempo di guerra e ci portava a vedere le fungaie e i tunnel sotterranei che a suo dire arrivavano fino a San Paolo.

Il sabato il rito era il Sant’Anna il campo a via Demetriade dove giocava la squadra del quartiere: l’Almas che ha anche militato in C2 e che era il nostro Olimpico, parlavamo quasi più delle nostre vittorie contro Rondinella, Frattese e Sangiovannese e del derby con il Bancoroma che di quelle della Roma e della Lazio o di altre squadre di serie A.

Ora quando giro in questo luogo, non riconosco quasi più niente e dire che sono passati trent’anni non un secolo, l’aria che si respirava non c’è più, i bambini per strada nemmeno, a volte resto imbambolato sovrapensiero a fissare un negozio e a ricordare com’era allora, fino a quando non mi sento dare uno scappellotto in testa, mi giro e riconosco sotto teste ormai calve e visi cambiati che cominciano a portare i segni dall’età qualche amico d’infanzia, ti abbracci, forse ti commuovi, ma non te lo dici perchè vuoi fare il duro,e dentro di me sento di nuovo quell’odore, quei suoni…quella vita.

Fabrizio Zanelli