Quando la pancia sveglia la politica

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Il cartello affisso qualche giorno fa in un negozio in zona Tuscolano, a Roma, e ovviamente rilanciato sulle pagine dei quotidiani piu’ importanti, ha suscitato reazioni sdegnate. “Vietato l’ingresso agli zingari” si leggeva su un foglio precariamente attaccato, con lo scotch, alla vetrina. Una scritta “violenta”, dura, diretta. Un messaggio in grado di lasciare senza fiato come un diretto nello stomaco. Un’affermazione gravissima, capace di richiamare alla mente gli orrori che, grazie ai racconti dei nonni o alla delicatezza poetica di Benigni ne “La vita è bella”, anche per le nuove generazioni sono impossibili da dimenticare. Infatti l’episodio è stato condannato senza mezzi termini e senza mezze misure.

La politica, però, è chiamata a riflettere senza ipocrisie, senza pregiudizi e preconcetti. Per questo, analizzando un fatto così grave, dovrebbe usare anche una chiave di lettura diversa. Perchè in quella scritta, chi amministra la città non può non leggere anche una richiesta d’aiuto. Rivolta alle istituzioni da chi, da quei comportamenti di “minima illegalità” che costituiscono gli scenari (sempre meno periferici) della città. E che, spesso, la politica e le forze di polizia non prendono in considerazione perchè genericamente “non gravi”. “Non gravi”, forse è vero. Ma sicuramente costanti. Quotidiani. Che alimentano e fanno sedimentare quel razzismo di pancia più pericoloso di mille comizi. Perché, è vero, recuperare il metallo nei cassonetti non è grave. Ma forse, per un commerciante chi ogni giorno trova sporco il marciapiede davanti all’ingresso del negozio dove lavora, è un disagio. Perché, è vero, pulire i vetri delle auto non è grave. Ma forse, per una donna che torna sola in auto dal lavoro, il disagio diventa un fastidio. Crescente. Poi, a volte, può capitare che a questi disagi, a questi fastidi, si aggiunga la casa svaligiata. Allora il fastidio diventa un problema. Grande. E la reazione di pancia può prendere il posto della ragione. E le differenze possono diventare ostacoli insuperabili, anche per chi, magari, un cartello del genere non l’avrebbe mai neanche immaginato.

E’ notizia recente che, dal 31 Marzo, nelle sale cinematografiche torna una copia restaurata del capolavoro di Rossellini “Roma città aperta”. Un film del 1945. La morte di Anna Magnani sotto i colpi sparati dai nazisti sotto gli occhi del figlio è una delle sequenze più forti e strazianti del cinema italiano. Sembra quasi che il caso abbia dato a chi amministra la città l’occasione per guardare di nuovo indietro e riflettere su quello che è stato, ma allo stesso tempo uno sprone per cambiare marcia, per stare davvero al fianco di quei romani che, come sempre, sopportano, forse sbraitano, ma non si arrendono. Per evitare che ci sia ancora qualcuno spinto ad esporre una scritta di quel tipo.

Lorenzo Dell’Aquila