Putin sfida l’Occidente: la Crimea sceglie la Russia

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SEBASTOPOLI Vladimir Putin sfida il mondo e “conquista” la Crimea, dove un’orda di oltre un milione di filorussi ha detto “sì” all’annessione alla Russia con percentuali di oltre il 93%. “Siamo tornati a casa”, gridano in centinaia in piazza Nahimov a Sebastopoli dove, in un tripudio di bandiere russe e sulle note dell’inno di Mosca, la festa è scattata mentre ancora si contavano le schede. Ma d’altra parte non si aspettavano sorprese: il “sì” è a valanga come l’affluenza, alta anche nei villaggi tatari, nonostante il boicottaggio annunciato da alcune organizzazioni della minoranza etnica. A seggi ancora aperti, Putin ha dato la sua benedizione: Mosca accetterà l’esito della consultazione e in parole povere si tratta di un “benvenuti” in Russia.
Il presidente ha conversato con Angela Merkel, con la quale è in piedi una trattativa per dare luce verde a una missione «su vasta scala» degli osservatori Osce, bloccati alla frontiera settentrionale della Crimea. La cancelliera tedesca ha condannato la presenza delle truppe russe nell’area di Kherson, ultima città ucraina prima del cancello di ingresso in Crimea. Così come il segretario di Stato Usa John Kerry, al telefono con l’omologo russo Sergei Lavrov, ha detto basta alle «continue provocazioni» militari russe nell’est ucraino e in alcune zone contigue alla Crimea.
Kiev, che ieri ha perso un pezzo di patria, ha annunciato per bocca del ministro della Difesa Igor Teniukh una «tregua» in Crimea con Mosca fino al 21 marzo, giorno del primo esame della Duma russa della legge per l’annessione di terre straniere e della firma della parte politica dell’accordo di associazione tra l’Ucraina e la Ue. Fino ad allora, non saranno bloccate le unità militari ucraine nella Penisola e «nessuna misura sarà presa contro le nostre infrastrutture e i nostri siti militari» da parte degli oltre 22mila soldati russi presenti. In serata è arriva la notizia, non confermata, di soldati e mezzi blindati ucraini diretti verso i confini con la Russia. Sullo sfondo, le bordate che partono da Washington, Bruxelles e da tutte la cancellerie europee contro le mosse «pericolose e destabilizzanti» del Cremlino. E l’ira della Casa Bianca che esorta la comunità internazionale a intraprendere «passi concreti per imporre dei costi» all’orso russo. L’accusa a Putin è di aver scelto una strada che lo porterà all’isolamento. Ma a Sebastopoli, sede della Flotta russa sul Mar Nero, è chiaro che il presidente Putin non è certamente solo.