Putin, offerta di pace «Stop al referendum e negoziati con Kiev»

VLADIMIR PUTIN 3

MOSCA La Russia inizia ad arrendersi all’evidenza. Con una mossa a sorpresa, il presidente Putin appoggia adesso lo svolgimento delle elezioni ucraine del 25 maggio – «che vanno nella giusta direzione» – ed ha invitato i separatisti a posticipare il loro referendum, previsto per domenica 11 maggio, definito dagli americani come «una farsa». 
Gli attivisti della repubblica popolare di Donetsk hanno subito risposto, affermando di prendere in considerazione la proposta del Cremlino, nonostante abbiano già stampato 3 milioni di schede. Finora non era affatto chiaro come questo voto potesse essere organizzato e quale valore legale potesse avere. Servono liste elettorali aggiornate ed una macchina burocratica non da poco. I filo-russi controllano a stento qualche palazzo pubblico a Donetsk e minime aree nel nord del Donbass. 
EFFETTO BOOMERANG
Il referendum rischiava di trasformarsi in un vero boomerang per loro, anche perché, stando ai sondaggi, soltanto una minima parte della popolazione dell’Est appoggia l’indipendenza da Kiev. «Al massimo metteranno qualche urna in piazza Lenin – ci aveva detto quasi sprezzante una nostra fonte di Donetsk -. Poi urleranno che il 97% degli aventi diritto ha votato di sì». 
Incontrando il presidente di turno dell’Osce, lo svizzero Didier Burkhalter, Vladimir Putin ha evidenziato che è necessario aprire un «dialogo diretto tra il governo centrale e gli abitanti dell’Ucraina sud-orientale». L’obiettivo è di «garantire a tutti i legittimi diritti». Mosca, ha assicurato il capo del Cremlino, ha già «ritirato le sue truppe (dal confine occidentale, ndr) ed esse si trovano nei luoghi dove svolgono i loro addestramenti regolari ai poligoni». 
Il presidente svizzero ha portato in Russia una specie di “road map” per uscire dal vicolo cieco in cui le parti si trovano adesso. Quattro sono i punti cardine: il cessate il fuoco, de-escalation, apertura di negoziati e svolgimento delle presidenziali. 
Un primo segnale distensivo è stato lo scambio di prigionieri, avvenuto ieri nei pressi di Slavjansk, il caposaldo della protesta armata. Tre ufficiali ucraini dell’unità speciale “Alpha”, rapiti a Gorlovka qualche giorno fa, sono stati consegnati alle truppe governative. In cambio sono stati rilasciati tre esponenti della repubblica popolare di Donetsk, tra cui il governatore autoelettosi Pavel Gubarev.
IL RE DEL CIOCCOLATO 
A Mariupol sul mare di Azov le forze fedeli a Kiev hanno, intanto, rioccupato il Municipio, mentre a Slavjansk si sono registrate delle sparatorie in periferia. Ad Odessa l’ex capo della polizia cittadina è fuggito, probabilmente nella vicina filo-russa Transnistria. 
Sul fronte finanziario l’Ucraina ha ricevuto dall’Fmi la prima tranche di 3,19 miliardi di dollari sui 17 appena accordati. Gli Usa sarebbero pronti a prestarne entro maggio altri 5,9. Tutto dipenderà dallo svolgimento delle presidenziali del 25, in cui il “re del cioccolato” Petro Poroshenko rimane il netto favorito.

IL MESSAGGERO