Province: Senato, si alla fiducia Renzi “scardiniamo il sistema”

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Si’ dell’aula del Senato alla fiducia posta dal governo sul maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl Delrio di riforma delle Province. I voti favorevoli sono stati 160, i contrari 133. Il provvedimento dovra’ tornare alla Camera per il via libera definitivo dal momento che il maxiemendamento approvato contiene le modifiche inserite in commissione. Ieri era stata sfiorata la sorpresa, per soli quattro voti. Oggi il governo decide di tirare diritto sulla revisione delle province, e pone la fiducia per assicurare al provvedimento un passaggio senza scossoni al Senato.

La decisione di forzare la mano con la fiducia viene presa in un consiglio dei ministri convocato di prima mattina. A comunicarla a Palazzo Madama il ministro delle riforme, Elena Boschi, poche ore dopo. Nel frattempo Matteo Renzi e’ partito per la Calabria, a visitare una scuola. Qui incontra un gruppo di cittadini e, per usare una frase a lui cara, ci mette la faccia. Su Province, manager e Senato il Governo “intende andare fino in fondo. E’ un modo per fare la pace con gli italiani”, spiega.

E poi ne approfitta per spiegare che sulla spending review lui e’ perfettamente d’accordo con Napolitano, quando il Capo dello Stato dice che i tagli indiscriminati non sono accettabili. Anzi, “e’ arrivato il momento di dare un messaggio chiaro, forte e netto. Tremila posti in meno ai politici e’ la premessa per tornare a dare speranza e fiducia ai cittadini”. Insomma, e’ una sorta di ultima spiaggia. Se non va, minaccia, mi ritiro dalla vita pubblica.

Analogo impegno sulla legge, in esame alla Camera, per stroncare la piaga del voto di scambio, strumento prediletto dai mafiosi. Renzi prevede tempi rapidi. A Montecitorio intanto il provvedimento slitta alla prossima settimana, per permettere un piu’ celere dibattito grazie ai tempi contingentati.
Gli ostacoli parlamentari non sono superati, comunque, nemmeno per le nuove province. Il renziano Andrea Marcucci attacca Per l’Italia: “Tutti dicono di volere le riforme, quando si arriva al dunque i conservatori fanno le barricate”.

Non e’ un segnale di pace, e dalla Camera Lorenzo Dellai, leader di spicco di PI, sbotta: “Questa storia che ogni opinione non conforme a quella del Governo viene bollata come rigurgito della palude contro il cambiamento incomincia a diventare insopportabile”. Lo steso Dellai che gia’ quando si tratto’ di votare l’Italicum, prima tra tutte le riforme, fu molto critico.

AGI