Province: entro settembre scompariranno 2.159 poltrone

Senato

ROMA L’Aula del Senato ieri ha votato l’urgenza per il disegno di legge costituzionale (presentato dal governo Letta) che dovrebbe cancellare la parola «province» dalla Costituzione. In questo modo non dovrebbe avere alcun problema di costituzionalità la riforma delle Province appena approvata dal Senato. Riforma che deve essere approvata definitivamente dalla Camera che inizierà ad esaminarlo il 2 a aprile. Intanto emergono le prime cifre degli effetti delle legge Delrio che elimina i politici provinciali mano a mano che scade il loro mandato. Infatti un buon numero di Province continuerà a rimanere in vita nel 2015 e nel 2016. È quanto accadrà a Caserta, Imperia, L’Aquila e Viterbo e, fra due anni, a Campobasso, Lucca, Macerata, Mantova, Pavia, Ravenna, Reggio Calabria, Treviso e Vercelli.
Nel frattempo però 2.159 poltrone delle Province salteranno entro settembre di quest’anno e circa 750 nei prossimi due anni. Conto a cui vanno aggiunti i 57 commissari che saranno sostituiti da amministratori comunali.

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Si risparmieranno i 111 milioni destinati ai politici. Non è vero che si risparmieranno i 300 milioni delle elezioni provinciali, se non in minima parte, perché queste sarebbero state accorpate a quelle eurpee.
Dopo la ”cura Delrio” le nuove Province diventeranno enti di secondo livello che conteranno – tutti a titolo gratuito – un presidente, vale a dire il sindaco del Comune capoluogo (che resterà in carica 4 anni, anche in caso di cessazione della sua carica, quando avvenga per fine mandato), il consiglio provinciale (la cui durata prevista è di 2 anni), costituito da 10 a 16 membri (16 nel territorio con una popolazione superiore a 700 mila abitanti, 12 per una popolazione compresa tra 300 mila e 700 mila abitanti e 10 per quelle fino a 300 mila) e l’assemblea dei sindaci. Sul fronte delle funzioni, i nuovi enti continueranno ad occuparsi di edilizia scolastica, cura del territorio e pianificazione dei servizi di trasporto.
Sui risparmi qualche dubbio lo ha evidenziato anche la Corte dei Conti, che a novembre 2013 ha sottolineato che «è ragionevole ipotizzare che il trasferimento di personale e funzioni ad altri enti territoriali abbia un costo in termini economici». Oggi, intanto, nella direzione del Pd si dovrebbe affrontare il tema della riforma delle Regioni con il loro possibile accorpamento.

IL MESSAGGERO