«PRONTO AL DIALOGO CON I TIFOSI»

Claudio Lotito
ROMA Qui la mano: «Io sono un uomo di pace, aperto al dialogo», giura Lotito. Allora la Curva lo interroga. Pronte dieci domande – in striscioni – il prossimo 23 marzo, nel big match contro il Milan (da domani in vendita i biglietti). Così proseguirà “Libera la Lazio”, capitolo terzo. Una forma di protesta che “gemellerà” quella nerazzurra a Moratti. Tutti di nuovo all’Olimpico, Lotito si prepara: «È una bugia che erano in tanti a Lazio-Sassuolo, perché 9 mila abbonamenti li ho regalati io. Il danno di non venire allo stadio domenica invece non è stato fatto al sottoscritto, ma all’agenzia delle entrate, visto che nella transazione fatta col Fisco c’è come garanzia l’incasso al botteghino». Si sente nel giusto, il presidente: «Di errori ne ho commessi, sono colpevole di troppo amore per la Lazio – ribadisce – e ho ascoltato molti consigli dei tifosi, come portare l’aquila a Roma». Ora è cucita al petto: «Quando dico lascio la Lazio a mio figlio, non lancio un guanto sfida, ma solo una garanzia che la Lazio avrà un futuro. Se venisse un magnate, così com’è concepita l’iscrizione al campionato, non potrebbero esserci aumenti di capitale. Io sono pronto ad acquistare giocatori di livello, abbiamo già preso un attaccante (Djordjevic ndr), ma ci rinforzeremo in ogni reparto». Il ritornello continua con il senso d’accerchiamento: «C’è una regia occulta dietro il dissenso, magari alcune mie iniziative – dalla radio, alla rivista e ai negozi – hanno dato fastidio». Il sogno di Lotito rimane intatto: «Voglio costruire la casa di tutti i laziali». Non è più l’Olimpico. 
SEMPRE IN TRASFERTA
Non è una Lazio in patria: otto punti in casa su cinque partite, dieci fuori su altrettante gare di campionato. E Reja invoca il disagio del pubblico, il frastuono del dissenso. Non c’è la spinta, la squadra si ferma, l’arbitro fischietta, la piccola Atalanta schiaccia il gigante biancoceleste a un passetto dall’Europa. Così non va e non potrà andare. Eppure la contestazione continua, assume contorni deleteri se questo è il rapporto causa-effetto. Persino la Bbc, oltremanica, ieri dava risalto allo spettacolo desolante dell’Olimpico. Appena 6.248 spettatori è il dato definitivo e registrato il giorno dopo il triste show: 2.200 paganti e altre 4.000 presenze, fra abbonati, bimbi delle scuole calcio e persino steward. 
L’EUROPA S’ALLONTANA
In trasferta a Roma. L’atmosfera surreale è una forza di gravità al ribasso. Così la Lazio perde punti verso l’Europa League: «Non lasciarla mai più sola, la rosa è quella che è, ma senza di noi equivale a zero», è un pensiero che si alza fra radio e forum. E subito quello antagonista: «Guai a trovare ancora l’alibi che la Lazio non ha vinto perché i tifosi l’hanno abbandonata. Non c’era bisogno del pubblico per trionfare sulla corazzata Atalanta». Dito persino contro Reja, che fallisce l’aggancio a se stesso, a 21 punti in 10 gare, come nel 2011/12. Resta fermo a 18 con una media di 1,8 punti a match. Forse insufficiente per la qualificazione europea. Perché il risultato finale sarebbe di 54-55 punti. Al Parma, sesto, basterebbe farne 12: un passetto a partita.