Prof e studenti riempiono le piazze ma Renzi apre: dialogo sulla riforma

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Il mondo della scuola ha invaso le piazze italiane. Uno sciopero riuscito secondo i sindacati che parlano di circa l’80% di adesione a livello nazionale, con picchi locali del 90%. Accanto ai docenti e al personale Ata hanno sfilato anche gli studenti che hanno fatto una sorta di prova generale per il boicottaggio del test Invalsi del 12 maggio.
A Roma sono scesi in piazza  in 25mila a Roma, 20mila a Milano, 15mila a Bari, 5mila a Cagliari, 10mila a Palermo e 5mila a Catania. Insieme ai confederali Cgil, Cisl, Uil hanno sfilato anche Gilda e Snals, mentre i Cobas sciopereranno anche domani e il 12 maggio. I cortei hanno avuto come parola d’ordine la richiesta di ritiro complessivo della Buona scuola, nonostante le aperture di dialogo giunte nelle ultime ore.
LA MAREA
Una marea umana quella scesa nelle piazze italiane che però non ha impressionato il governo. Matteo Renzi, ha ricordato che «Il tema scuola è un tema chiave. Poi nel merito continueremo a discutere nei prossimi giorni: sulle assunzioni di determinate categorie piuttosto che di altre e sull’organizzazione del sistema scolastico. Siamo pronti ad ascoltare e condividere. Ma per la prima volta questo governo stanzia tre miliardi di euro nella scuola. Sono pochi? E quelli di prima quanti erano?».
Gli fa eco il ministro Stefania Giannini, che ha dichiarato di rispettare «lo sciopero, come è doveroso che sia, ma chiedo rispetto per il governo che fa il suo lavoro, propone un progetto educativo molto innovativo, e rispetto per il Parlamento che è il portatore delle istanze di cambiamento del provvedimento stesso».
PUNTO FERMOE sul punto più controverso, quello del ruolo del dirigente scolastico chiarisce che la riforma ha «una costruzione fatta su un punto di forte novità: dare al preside la responsabilità funzionale che detiene e che deve avere in maniera formale e in maniera anche riconoscibile e valutabile, quindi si tratta di un leader educativo e non di altre definizioni fantasiose». Anche il sottosegretario Faraone, dai microfoni di Radio Anch’io ha ribadito che «il preside-sindaco non si tocca».
Il Governo fa quadrato intorno alla riforma che in questi giorni è in discussioni in commissione Cultura alla Camera e che verrà approvata il 19 maggio, mentre dal fronte sindacale Susanna Camusso ha definito la riforma «un pasticcio a favore dei ricchi e che divide i precari». La leader della Cgil si è trovata sul palco davanti ad una contestazione di alcuni iscritti che l’hanno rimproverata di «non aver mai chiesto nel suo intervento il ritiro della riforma». La contestazione si è conclusa con i docenti che hanno strappato la tessera della Cgil davanti alla Segreteria attonita.
Il sindacato autonomo Gilda è stato molto netto, chiedendo il blocco della riforma e preannunciando i tanto temuti blocchi degli scrutini che metterebbe a rischio gli esami di maturità. Anche gli studenti hanno reso pacificamente movimentata la giornata, iniziando con un flash mob al Pincio prima del corteo e Danilo Lampis, portavoce dell’Unione degli studenti, che ha rafforzato le file di molti cortei in giro per l’Italia, manda un segnale chiaro: «Noi chiediamo il ritiro del ddl, poiché basato su principi di competizione, svendita della scuola pubblica e disuguaglianza».
LE PRIORITÀE poi avanti con le altre priorità: «Un nuovo diritto allo studio col fine di raggiungere la piena gratuità dell’istruzione; un’alternanza scuola-lavoro finanziata e qualificata; finanziamenti per il rilancio della scuola pubblica; una riforma della valutazione in chiave democratica; investimenti sostanziosi sull’edilizia scolastica; un ripensamento radicale dell’autonomia scolastica; una riforma dei cicli scolastici, dei programmi e della didattica. Se il Governo non ci ascolterà continueremo a mobilitarci: boicotteremo i test Invalsi il 12 maggio e lotteremo congiuntamente agli insegnanti per bloccare gli scrutini».
Insomma, lo sciopero non sembra che l’inizio di una calda estate, la più lunga per la scuola.

Il Messaggero