Processo tra i 5Stelle ma Grillo contrattacca «Paese di pensionati»

BEPPE GRILLO 3

Colpito e affondato. Grillo non fa nulla per nascondere la delusione e non si prende troppo sul serio. Si prescrive il Maalox, mima un colpo di harakiri lasciando la villa di Sant’Ilario, cita Fabrizio De Andrè, scherza su Casaleggio «in analisi per capire perché si è messo il cappellino», ammette che «non è una sconfitta, siamo andati oltre la sconfitta».
DIGIUNO DIGITALE

Si prenderà una «pausa digitale», se ne andrà in vacanza con la moglie con non vedeva da quasi due mesi. Rischia di finire in depressione ma non lascerà come si era impegnato a fare se non avesse vinto. «Abbiamo il tempo dalla nostra, forse è ancora presto, forse questa è un’Italia formata ancora da generazione di pensionati che non hanno voglia di cambiare, di pensare un po’ ai loro nipoti e ai loro figli, preferiscono stare così», scrive sul blog registrato nello studio del socio cofondatore, e ripete in un video. «Siamo lì, siamo il primo movimento in Italia, il secondo partito, abbiamo preso il 21/22% dei voti, abbiam perso l’Iva senza aver preso voti in nero, siamo lì senza aver promesso niente a nessuno, né dentiere, né 80 euro, quindi io sarei anche ottimista, non scoraggiatevi». 
Circa il futuro «andiamo avanti, siamo la prima forza di opposizione e la faremo sempre di più». In realtà rimettere insieme i cocci non sarà facile. Già ieri, a parte gli sfottò, circolavano venti di guerra interna. Il sogno del sorpasso annunciato con la certezza di un teorema cartesiano e poi sfumato spinge a scrutare con più attenzione l’animo degli italiani. Di Battista affida a Facebook le sue riflessioni sui «momenti duri» che «vanno vissuti tutti, fino in fondo» e si dice certo «che il M5S andrà al governo». La sconfitta è un vestito da indossare almeno per un giorno ma non tutti hanno lo stesso fair play del leader. 
GAFFE DI COZZOLINO

Il deputato toscano Emanuele Cozzolino se la prende con gli italiani che sarebbero «coglioni» prima di chiarire che si trattava solo di cancellare la frase e scusarsi. Il campano Sibilia conia l’hastag #ricominciamoda20. La Lombardi, una che non molla mai, da pasionaria doc annuncia «che la rivoluzione è lenta ma inarrestabile e implacabile» e giura ai sui amici di Facebook che «riconquisteremo il nostro paese centimetro per centimetro per restituirlo ai nostri figli». 
Diciassette europarlamentari non è un bottino da buttar via. Anzi. Al netto della bolla speculativa che ha contagiato il Movimento, la pattuglia grillina avrà tutti i riflettori addosso. «Inutile a questo punto restituire le diarie, adesso i soldi potete tenerveli», suggeriscono i militanti delusi ai parlamentari 5Stelle. Di queste battute, per così dire amare, sul web ne girano tante. Sono le diverse sfumature di un’unica sconfitta. Fico, presidente della commissione di Vigilanza Rai, tenta di consolare i delusi e assicura «non vi abbiamo mai tradito».
VENDETTA DEGLI EX

La Camera ieri era un deserto. Pochi grillini e tutti col muso lungo. Al contrario di fuoriusciti e dissidenti tutti più o meno gongolanti. La débacle potrebbe avere effetti devastanti, generare scontento, provocare altre defezioni. L’ex capogruppo in Senato Nicola Morra, grillino di ferro, si mostra aggressivo, definisce Renzi «un discepolo di Andreotti», se la prende con «l’insolenza a cui molti sono abituati» e con «l’ignoranza anestesizzante causata da un sistema formativo e comunicativo finalizzato a distruggere l’intelligenza critica delle teste pensanti». Un modo per dire che in fondo se il M5S ha perso la colpa è degli italiani e dei giornali. Concetto non nuovo, che non spinge verso una riflessione interna, con eventuale autocritica bensì punta il dito contro chi non ha votato Grillo. Ed è anche il giorno della vendetta. Il mite Luis Orellana, definito dal leader genovese uno «Scilipoti» si prende la sua rivincita ricordando a Di Battista che in certi «processi nordcoreani», non c’è molta cultura. E Lorenzo Battista dà un consiglio ai due leader: «Se il subcomandante Marcos lascia la guida dell’Ezin, caro Beppe, anche tu e Casaleggio potreste lasciare il M5S al M5S».

Il Messaggero